Per una controstoria dello scetticismo

Scetticismo

Secondo un’opinione molto diffusa, la credulità sarebbe plebea per essenza, mentre lo scetticismo sarebbe il contrassegno più chiaro di uno spirito raffinato e profondo: «è l’aristocrazia dell’intelligenza», dicevano i fratelli Goncourt.

Può darsi che sia così. Storicamente, però, lo scetticismo filosofico è sempre stato usato per combattere delle battaglie di retroguardia. Il ricorso alla testimonianza dei sensi è tollerabile finché corrobora gli antichi dogmi della tradizione. Ma non appena delle controprove vengano portate alla luce, ecco che si rispolvera il solito vecchio organetto di argomentazioni scettiche. Allora si scopre che i sensi ci ingannano.

In età moderna, ad esempio, lo scetticismo venne usato per difendere la fede cristiana dall’avanzare della nuova scienza sperimentale. Galileo aveva dimostrato che la fisica e la cosmologia aristotelica erano false. Ciò aveva assestato un colpo durissimo all’autorità della Chiesa, che subito corse ai ripari. Si capì che non era sufficiente perseguitare gli eretici e mettere all’Indice i loro libri: bisognava anche impedire che alle nuove generazioni venisse in capo l’idea di seguire le loro orme.

Non stupisce allora scoprire come in Francia, intorno alla figura del potente cardinale Richelieu, venisse a formarsi un circolo di lìbertins érudits di chiara fede pirroniana. Fra questi, spiccano i nomi di Marandé, segretario del cardinale, e di La Mothe Le Vayer, precettore del futuro Luigi XIV. Quest’ultimo pensava che il valore dello scetticismo stesse nell’eliminare la possibilità e, con ciò stesso, anche l’interesse per la scienza. La ricerca scientifica era vista come una forma di empietà che doveva essere abbandonata per lasciare posto alla fede.

Del resto, già Montaigne qualche tempo prima aveva detto che non bisogna meravigliarsi se i nostri mezzi terreni non possono attingere al soprannaturale. E aggiungeva:

noi, per parte nostra, possiamo metterci solo l’obbedienza e la sottomissione.

Fu in questo clima di scetticismo diffuso che sorse la filosofia di Cartesio. Egli fu il più scaltro e lungimirante dei suoi contemporanei, perché capì che la rivoluzione in corso non si poteva fermare. Galileo aveva vinto, ma si poteva comunque usare lo scetticismo per costringerlo a incorporare la vecchia metafisica nelle premesse del discorso scientifico. Che cosa ci insegna dopotutto Cartesio? Che per sconfiggere lo scettico è necessario postulare l’esistenza di un Dio che garantisca l’affidabilità dei sensi. Ciò significa: mandate pure in soffitta Aristotele! Mettete a soqquadro la natura con le vostre indagini e i vostri esperimenti! Ma sappiate che se un giorno foste tentati di revocare in dubbio l’esistenza di Dio, dovreste dubitare anche dei vostri sensi. In questo modo lo scetticismo tornerebbe fuori dal Tartaro in cui l’abbiamo cacciato e l’intero edificio della scienza crollerebbe come un castello di carte.

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