Non la causa, ma l’effetto

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Tra la fine del XIII e l’inizio del XII secolo a.C. una serie di ondate migratorie, dovute forse a un prolungato periodo di siccità (che la dendrocronologia documenta), sconvolge radicalmente il quadro geopolitico che si era venuto a formare nella tarda Età del Bronzo. I Popoli del Mare, una confederazione di predoni di origini sconosciute, invadono la Grecia, l’Anatolia, la Siria, la terra di Canaan e le isole di Creta e Cipro, lasciandosi ovunque alle spalle una scia impressionante di morte e devastazione.

L’unico paese in grado di contenere l’assalto di questi predoni è l’Egitto di Ramses III, che riesce a fermarli sulle soglie del delta orientale, durante l’ottavo anno del suo regno:

Coloro che vennero insieme dal mare, trovarono un grande fuoco di sbarramento alle bocche del Nilo e un muro di lance che li risospinse sulla riva. Così furono trascinati sulla spiaggia, circondati, ridotti alla prostrazione, uccisi e fatti a pezzi dalla testa ai piedi. Le loro navi furono inabissate e i loro beni gettati nel mare. Feci in modo che i popoli di queste terre non menzionassero neppure il nome dell’Egitto, poiché quando pronunciano il mio nome nella loro terra, essi vengono inceneriti all’istante.

Ma l’Egitto era allora una potenza che nessuno poteva seriamente pensare di soggiogare. Le altre nazioni, invece, vennero travolte dalla forza d’urto dell’invasore. «Nessun paese era in grado di resistere alle loro armi», ricorda ancora Ramses, «tutti furono eliminati in un colpo solo.» Nemmeno i Micenei riuscirono a fermare i Popoli del Mare. L’intero apparato statale venne distrutto e – cosa più importante – la casta sacerdotale venne spazzata via, totalmente e definitivamente. Da quel momento la Grecia non ebbe più un centro di irradiazione del mito. Fu in questo deserto materiale e spirituale che lo strano e inquieto fiore della filosofia spiegò la sua corolla al cielo. La filosofia non fu dunque la causa dell’eclissarsi del mito, ma il suo effetto.

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