Cenerentola arrivò in taxi

I see Hegel.jpg

Un errore tipico dei filosofi, e specialmente di quelli di scuola hegeliana, consiste nell’interpretare la filosofia del passato a partire da ciò che la filosofia è diventata oggi o, peggio ancora, da ciò che si pensa che la filosofia dovrebbe diventare. Si parte da una definizione di filosofia che cerca di fissarne l’idea o l’essenza, e poi si ripercorre la storia alla ricerca degli anticipatori di quell’idea. In questo modo si dà l’impressione che la storia della filosofia sia animata da una finalità interiore, come se fosse la realizzazione di un disegno divino fissato fin dall’inizio dei tempi.

La famosa similitudine hegeliana del seme è un esempio molto chiaro di questo modo di ragionare. «Il seme è in sé la pianta», scrive Hegel: ciò significa che nel seme è in qualche modo già presente la pianta. Non come forma concreta e pienamente realizzata, ma come un in sé, e cioè come un fine a cui il divenire del seme è orientato. Se questo fine non fosse già presente fin dall’inizio, il seme non sarebbe spinto ad uscire da sé, ma resterebbe per sempre un seme.

Ora, se la spiegazione finalistica del mutamento può avere un senso – ma molto approssimativo! – nel caso dello sviluppo del seme, non ha alcun senso ricercare spiegazioni finalistiche negli accadimenti storici. Né ha senso spiegare la storia della filosofia in termini finalistici. Pensare, come fa Hegel, che l’acqua di Talete sia un’espressione in forma embrionale dell’Idea assoluta è puro infantilismo teoretico.

Eppure questo infantilismo sembra essere una malattia che non è ancora stata debellata del tutto. Per tacere dei casi più rispettabili, porterò solo l’esempio che, fra tutti, mi sembra il più spudorato:

sono innegabili, nel platonismo, spunti e affermazioni che possono essere intesi come presentimenti del cristianesimo… vogliamo citare un solo passo della Repubblica, assolutamente sconcertante: il giusto sarà flagellato, torturato, legato; gli si bruceranno gli occhi e, da ultimo, dopo aver sofferto ogni male, sarà crocifisso. E se di fronte a tale testo, l’Acri scrive: “qui per oscuro modo è vaticinato l’Uomo-Dio”, ognuno può giudicare che ciò non è detto senza fondamento di verosimiglianza… chi crede sa che lo Spirito spira dove vuole. E perché non può dunque aver spirato sul greco e pagano Platone?

Fuori l’autore! grideranno i miei affezionati lettori, ai quali voglio lasciare un ulteriore indizio per le loro erudite indagini. In nota, il Nostro supera se stesso, e scrive:

Il testo greco, per essere esatti, ha il termine ανσχιηδυλευζήσται, che significa “sarà impalato”. Tuttavia, la traduzione di Acri (e di altri studiosi) con “sarà crocifisso” è plausibile. Infatti, all’epoca di Platone i Greci non conoscevano la “crocifissione”, ma appunto l’“impalamento”, che è precisamente quel tipo di pena da cui è derivata la crocifissione.

Il che è come dire: la traduzione della frase “Cinderella came by carriage” con “Cenerentola arrivò in taxi” è plausibile. Infatti, all’epoca di Cenerentola non conoscevano il “taxi”, ma appunto la “carrozza”, che è precisamente quel tipo di mezzo di trasporto da cui è derivato il taxi.

Quindi Cenerentola arrivò in carrozza, ma avrebbe hegelianamente voluto arrivare in taxi.

Annunci

Un pensiero su “Cenerentola arrivò in taxi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...