Il sogno del pastore errante

Non è forse assurdo pensare che vi sia stata una notte terribile, in un lontano passato, quando anche la volta del cielo mostrava costellazioni diverse, in cui un qualche pastore errante fu per la prima volta in grado di alzare lo sguardo sul mondo e di provare orrore per la sua condizione e per quella dei propri consimili. Ma l’orrore di questa visione non poteva essere sopportato a lungo. Così il pastore, stremato, cadde a terra e iniziò a sognare. Nacque allora il mito, e fu così che la verità venne sepolta per sempre. Grazie al mito, il mondo venne riscaldato alla fiamma del cuore e cessò di apparire come un mostro di potenza cieca e indifferente ai bisogni dell’uomo. Si iniziò a pensare che dietro alla trama dei fenomeni si agitassero potenze simili a noi, con le stesse passioni e desideri. Il mondo divenne qualcosa con cui si potevano finalmente stabilire degli accordi, dei patti, qualcosa che soggiaceva alla logica del do ut des, e che al limite si poteva anche tentare di corrompere con dei doni o placare con dei sacrifici. Così, strappando il mondo alla sua indifferenza e reinterpretandolo alla luce di categorie interamente umane come il volere, il decretare, il decidere e l’agire in conformità a un fine, il mito ci ha salvato dall’orrore del vivere.

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