La canzone antica del marinaio

La filosofia non esprime un’istanza di emancipazione dal mito, non è quel glorioso risveglio alla luce del sole, ma è il tentativo di realizzare, con i mezzi di un sapere desacralizzato, gli stessi scopi del mito, in un tempo in cui la religione ha allentato la sua presa sulle coscienze degli uomini. La filosofia è la canzone nostalgica del marinaio che agogna il ritorno in patria. Come il mito, anch’essa nasce dal bisogno di approntare un’immagine rassicurante, consolatoria del mondo, di privare la vita dei suoi orrori. Ma la natura non rispecchia i desideri dell’uomo. In quell’immensa metastasi spazio-temporale che noi chiamiamo universo, l’uomo non è che un accidente del caso disegnato sulle dune del tempo. È quindi inevitabile che la filosofia finisca per illudere l’uomo, e che lo faccia per mezzo di quella stessa ragione che avrebbe dovuto destarlo alla conoscenza. In questo senso, la filosofia ha in larga parte fallito la sua missione storica. Non perché la ragione fosse, in qualche modo, limitata nelle sue facoltà, come vorrebbero i kantiani, ma perché, quando si è trattato di scegliere tra la felicità e le punte acerbe del vero, gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.

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