Come le ombre dell’Ade

Ai tempi di Omero non si moriva mai veramente del tutto. Anche le ombre dell’Ade riprendevano un poco di vita se veniva dato loro del sangue. Così il pensiero arcaico è sempre pronto a rivivere in qualunque momento non appena trovi il modo di allearsi con l’impulso teoretico. Quando ciò accade, la filosofia assume la sua forma canonica, cioè quella di un’illusione sub specie logica. Questa illusione è tanto più difficile da vedere, in quanto è rivestita da un esoscheletro razionale che, col passare del tempo, si fa sempre più spesso e coriaceo. Sembrerà allora che il fine della ragione sia stato realizzato. Solo poche piccole particolarità nella configurazione delle varie dottrine ci serviranno da segnale per metterci sulle tracce del potente bisogno che esse soddisfano. Facciamo un esempio: «Si dovrebbe avere un’intelligenza ben pigra», osserva Aristotele, «per non domandarsi come mai una piccola zolla di terra, se la si lascia andare dopo averla sollevata, cade e non vuole rimanere dove la si è posta… mentre se si sollevasse e si lasciasse andare la terra intera, questa non si muoverebbe.» Come noto, Talete aveva creduto di risolvere il problema affermando che, se la terra non cade, è perché galleggia sull’acqua, come farebbe un pezzo di legno. Una soluzione che lascia alquanto a desiderare, perché la terra è più pesante dell’acqua, e perché anche l’acqua tende naturalmente a cadere, se non poggia su qualche supporto. Anassimandro tentò una soluzione completamente diversa, ragionando in questo modo: la terra non cade perché si trova al centro dell’universo, «equidistante da tutti gli estremi». Il carattere apparentemente razionale di questa argomentazione ha indotto Karl Popper a dichiarare che, quella di Anassimandro, è «una delle più audaci, rivoluzionarie e portentose idee di tutta la storia del pensiero umano.» È significativo che Popper non si sia accorto della stranezza della tesi di Anassimandro: perché il semplice fatto di raggiungere il punto di equidistanza dagli estremi di una sfera dovrebbe arrestare la caduta di un corpo? e, più in generale, dove sta il nesso tra il moto di un corpo e la sua posizione relativa all’interno di un sistema fisico? Da un punto di vista logico, l’argomento di Anassimandro è un puro non sequitur. Ma qui è la morale, e non la logica, a stabilire la posizione degli elementi. La terra deve stare al centro perché, se cadesse, invaderebbe un territorio nemico e l’ordinamento morale del mondo sarebbe distrutto. Come nel mito. Solo che qui, a differenza che nel mito, l’istanza morale viene in un certo senso rinforzata da un argomento di natura vagamente geometrica. Popper non si accorge di questa istanza morale; vede solo il suo rinforzo razionale.

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