Il mondo non è volontà di potenza

Esiste una sorta di dissonanza di base tra le forme viventi e il mondo. Dove tutto tende al disfacimento e al disordine, la vita è uno straordinario dispiegamento di ordine che si perpetua nel tempo e che, grazie alla selezione naturale, produce strutture via via più ordinate e complesse. Fin dal suo primo sorgere, la vita si trova quindi di fronte un mondo ostile, pericoloso, che tende verso la distruzione di tutte le forme e dal quale deve difendersi. Il primo e più importante compito che tutti i viventi sono chiamati ad assolvere è pertanto quello di sopravvivere. Occhi, ali, artigli, mani, corazze, cervelli sono i mezzi che ci consentono di combattere questa guerra quotidiana contro l’ambiente; una guerra totale, che viene combattuta anche contro gli altri animali: per il possesso delle risorse ambientali, per la riproduzione sessuale, e infine perché ogni specie predatrice è a sua volta predata da qualche altra specie. Tale è la vita, che per sopravvivere non si può far altro che uccidere altra vita. Ma perché accade tutto questo? Nietzsche tentò di rispondere a questa domanda, ma commise due errori fatali. Il primo fu quello di pensare che le forme viventi fossero un’oggettivazione della volontà di potenza. Non è così. La vita non è affatto volontà di potenza, perché innanzitutto non è volontà: non è un impulso, né una forza. È vero che, di fatto, la vita è questo eterno lottare contro le correnti disgregatrici del tempo, ma ciò non accade in virtù di un qualche volere o impulso primordiale. Non c’è nessuna forza vitale, nessun istinto che spinga, ad esempio, un filamento di DNA a replicarsi. Il DNA non vuole replicarsi più di quanto il fuoco voglia salire verso l’alto: esso si replica a causa delle sue proprietà geometriche. La volontà di vita che riscontriamo negli organismi più evoluti (l’istinto di sopravvivenza, l’istinto sessuale) non è che il riflesso pulsionale di questo fatto materiale originario. Parafrasando Marx si potrebbe dire che non è la volontà di potenza a determinare la vita, ma la vita a determinare la volontà di potenza. Nietzsche capovolge letteralmente l’ordine delle cose. Il secondo errore è questo: se può avere un senso attribuire il carattere della volontà agli organismi viventi più evoluti, interpretare il mondo nella sua totalità come un’espressione della volontà di potenza è, a mio avviso, un errore madornale, perché in questo modo viene abolita completamente la distinzione tra la vita e l’ordine generale delle cose. Il mondo diventa in questo modo physis, e cioè natura nel senso classico di forza vitale, e l’ombra lunga della morte viene rimossa per sempre. La morte viene imbrigliata nelle maglie della natura, diventa un momento di passaggio doloroso ma necessario per la conservazione del tutto. Il singolo ne rimane schiacciato, è vero, ma almeno può consolarsi all’idea che la grande madre vivrà in eterno, poiché il tempo non può nulla contro di lei.

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Un pensiero su “Il mondo non è volontà di potenza

  1. A mio avviso, in questo scritto si tralascia completamente il fatto che la volontà di potenza, come già la volontà di vita schopenhauriana, è un noumeno (la cosa in sé kantiana), è ciò che trascende la totalità del mondo, dando luogo ai vari fenomeni che sotto questa luce sono null’altro che rappresentazione. Dal punto di vista individuale, la volontà di potenza si presenta a noi come inconscio, così come elaborato da Freud.

    Cristiano Benati.

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