Dalle alte torri del logos

La giustificazione razionale rende il sapere della filosofia comparativamente stabile rispetto al mito. La metafora sottesa a questo argomento sembra essere questa: la cittadella del logos, con le sue alte torri merlate, difende il pensiero dagli assalti del dubbio e della critica, allo stesso modo in cui le mura di cinta delle antiche città medievali difendevano i centri abitati dagli assedi delle forze nemiche. Ma questa difesa ha un prezzo, perché, nel momento in cui si lascia guidare dal logos, il pensiero si espone anche al rischio della confutazione: chi argomenta deve infatti discendere nell’arena dialettica e impegnarsi a respingere gli attacchi degli avversari, ribattendo alle obiezioni che via via si presentano – e non sempre questo riesce. Non solo, ma il filosofo deve anche rispettare le sentenze del tribunale dei fatti; un tribunale senza appello, capace da solo di far crollare come castelli di sabbia anche i sistemi più blasonati: non furono forse i fatti resi per la prima volta osservabili dal cannocchiale di Galilei a spiantare la millenaria concezione aristotelico-tolemaica dell’universo? Fare filosofia significa mettere in conto la possibilità di vedere un giorno confutate le proprie teorie. Ma questo è precisamente il contrario di un sapere stabile. Il filosofare destabilizza il pensiero, proprio perché lo fa dipendere da fattori oggettivi e non controllabili come la logica e l’esperienza.

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