Le cattive pratiche in filosofia (parte seconda). Il caso Hegel

C’è un bellissimo aforisma di Nietzsche che recita: “Chi sa di essere profondo, si sforza di esser chiaro. Chi vuole apparire profondo alla folla, si sforza di esser oscuro. Infatti la folla ritiene profondo tutto quel di cui non riesce a vedere il fondo.” Ciò è vero per molti filosofi, ma soprattutto per Hegel, uno dei pensatori più banali e sopravvalutati della filosofia occidentale. Prendete questo esempio:

Il calore è il ristabilirsi della materia nella sua assenza di forma, nella sua fluidità, il trionfo della sua omogeneità astratta sulle determinatezze specifiche; la sua continuità astratta, essente soltanto in sé, in quanto negazione della negazione è qui posta come attività. Formalmente, ossia in relazione alla determinazione spaziale in generale, il calore appare perciò come dilatatorio, come superante la limitazione che è lo specificare dell’occupazione indifferente dello spazio. (Filosofia della natura, §. 303)

Potreste pensare — e alcuni lo hanno effettivamente pensato — che passi del genere non vogliano dire assolutamente nulla, che siano farneticazioni prive di senso. Ma non è così. Se lo leggete attentamente, vi renderete conto che, in effetti, Hegel sta dicendo qualcosa. Qualcosa di spaventosamente banale. Sta dicendo che il calore scioglie i corpi solidi.

Proviamo a tradurre il testo in un italiano potabile:

Hegel: “Il calore è il ristabilirsi della materia nella sua assenza di forma, nella sua fluidità, il trionfo della sua omogeneità astratta sulle determinatezze specifiche; la sua continuità astratta, essente soltanto in sé, in quanto negazione della negazione è qui posta come attività.”

Traduzione: Il calore fa sì che un corpo solido si sciolga perdendo la sua forma originaria. Sciogliendo i corpi, il calore celebra il trionfo dell’informe, perché priva le cose da ogni contorno definito. Questo sciogliere le cose è l’attività propria del calore.

Hegel: “Formalmente, ossia in relazione alla determinazione spaziale in generale, il calore appare perciò come dilatatorio, come superante la limitazione che è lo specificare dell’occupazione indifferente dello spazio.”

Traduzione: Pertanto il calore dilata le cose e, sciogliendole, fa sì che occupino lo spazio in modo indeterminato (come l’acqua che prende la forma del recipiente che la contiene).

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11 pensieri su “Le cattive pratiche in filosofia (parte seconda). Il caso Hegel

  1. la traduzione è banale, non quello che dice hegel, che interpreta il calore come lo svelamento della vera natura della materia: non statica e dura, ma fluida e dinamica, per cui nel calore essa mostra il suo “in sè”.

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  2. Il signor Dario Berti non riporta il testo originale di Hegel, che potrebbe benissimo suonare chiaro ed elegante al lettore madrelingua, ma una sua traduzione; poi, senza supporre che la traduzione riportata possa essere malriuscita, si lamenta che alla prima lettura appaia una farneticazione; ma così rivela soltanto quanto possa essere superficiale la SUA prima lettura; infine offre una parafrasi da cui è svanito tutto ciò che di profondo il testo di Hegel aveva da offrire, e così rivela dove sia l’origine del problema. In ogni caso tacciare di banalità l’autore della Fenomenologia dello spirito e della Scienza della logica in base a quattro righe non digerite non è un grande esempio di serietà.

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  3. Ciao Paolo,
    è certamente possibile che tu abbia ragione. In effetti tradurre Hegel non è un impresa facile, ed è facile travisare il senso di quello che lui vuole dire. Per questa ragione ti invito a spiegarmi dove esattamente la traduzione sarebbe fallace, e in che senso tradirebbe il testo hegeliano. Quanto alla mia interpretazione, che ti posso dire: a me sembra di capire così. Però mi fido di quello che dici.

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  4. Caro Dario,
    non ho remore ad affermare che le traduzioni italiane dei maggiori testi dell’idealismo (Dottrina della scienza, Fenomenologia, Scienza della logica) sono drammaticamente insufficienti: un vespaio di errori che si conservano da un secolo e facilitano il compito di chi vuole screditarne il contenuto. Ho scritto non che la traduzione presentasse errori veri e propri (non avevo sotto gli occhi il testo originale), ma che poteva essere malriuscita perché mi suonava molto goffa. In effetti però un errore c’è, all’ultimo rigo: non “lo specificare DELL’occupazione” ma “lo specificare L’occupazione” (in tedesco l’infinito è seguito da un genitivo che può essere soggettivo o oggettivo, in italiano il genitivo oggettivo tedesco può essere espresso NON da un complemento di specificazione ma soltanto dal complemento diretto). Improvviso una diversa traduzione del § 303 dell’Enciclopedia: “Il calore è la materia che si ripristina nella sua informità, la sua fluidità, il trionfo sulle determinatezze specifiche della sua omogeneità astratta; l’astratta continuità soltanto in sé della materia, essendo negazione della negazione, è qui posta come attività. Quindi, dal punto di vista formale, cioè in riferimento alla determinazione spaziale in generale, il calore si manifesta come dilatarsi, come sopprimere quella limitazione che è lo specificare l’occupazione indifferente dello spazio.” Hegel vuole dire: il corpo è materia formata, cioè materia negata; in effetti, però, non giungiamo dalla materia al corpo, semmai, per astrazione, dal corpo alla materia; la continuità della materia negata dal corpo è quindi solo astratta, solo un in sé (cioè un nostro pensiero); ne consegue che la continuità della materia è effettiva solo come negazione del corpo; ma poiché il corpo è negazione della materia astratta, l’effettività della materia è negazione della negazione della materia astratta, dunque attività, ossia calore. Rispetto allo spazio, poiché è negazione del corpo e il corpo è un’occupazione quantitativa (indifferente) dello spazio, il calore ha una manifestazione quantitativa, è un dilatarsi.
    Quello che mancava nella tua parafrasi era la percezione della centralità della materia e la spiegazione del calore come passaggio dalla materia come essere in sé astratto all’effettività (essere-posto) di questa astrazione come attività, come negazione della negazione. Ora tu potrai anche scrivere che tutta questa mia risposta sia farneticante; per parte mia posso solo assicurarti che è dettata soltanto dal rispetto per una filosofia alla cui decifrazione ho lavorato per molti anni.

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  5. Ciao Paolo,
    dalla tua risposta ho capito che c’è qualcosa che avrei dovuto capire dal passo di Hegel. Qualcosa di profondo che mi è sfuggito. Io non ho capito cosa sia questa cosa. Tu dici che nella mia parafrasi manca “la spiegazione del calore come passaggio dalla materia come essere in sé astratto all’effettività (essere-posto) di questa astrazione come attività, come negazione della negazione.” Cosa vuol dire questo? Potresti spiegarmelo in modo più semplice? Perché, vedi, il problema di Hegel è proprio quello di usare in modo idiosincratico termini come “negazione”, “effettività”, senza mai preoccuparsi di spiegarne il senso.

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  6. Caro Dario,
    non è il migliore dei metodi di lettura quello di cominciare da § 303, superando gli altri 302 con un balzo: con questo approccio qualunque testo risulterebbe poco chiaro. Non sono d’accordo sulla tua valutazione per cui Hegel usi in modo idiosincratico termini come “negazione” ed “effettività”: nella Fenomenologia e nella Scienza della logica è ampiamente spiegata la negazione: se vuoi, posso indicarti i passi; “effettività”, poi, è un termine che ho usato per rendere il senso di “essere-posto”: la mia incapacità di renderlo in corsivo come nell’originale poteva spingere a trascurarne l’importanza. Provo comunque a chiarire il § con qualche prestito da Aristotele. Il corpo è sinolo di materia e forma (materia l’illimitato, dunque il positivo, forma il limite, dunque il negativo); nel sinolo la materia è solo astrazione (un in sé, che ha esistenza indipendente solo nel nostro pensiero); in quanto la materia è come negazione della negazione (in quanto cioè nega la forma del corpo), essa non è più un astratto in sé, ma è posta, è attività; questa materia che è non come astrazione ma come attività è il calore. – Con questa mia interpretazione non voglio affermare che Hegel sia nel giusto; prima di farlo dovrei studiare a fondo questa parte; voglio solo dire che non è stupido. Peraltro, quanto alla giustezza del §, il metodo hegeliano non è analitico o sintetico, non trasmette l’evidenza dagli assiomi ai teoremi; lo sviluppo dell’evidenza iniziale (proprio come faceva Zenone) è la sua confutazione, cioè il mostrarne i difetti, la sua negazione; IN QUANTO non lascia il vuoto, ma determina un nuovo contenuto, la negazione è una nuova determinazione. Quindi non solo è possibile che il § di cui stiamo parlando sia difettoso, è proprio necessario; dai §§ successivi occorre aspettarsi la dimostrazione di questi difetti e il loro significato positivo, cioè la nuova determinazione.

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  7. Ciao Paolo,
    provo a rispondere al tuo ultimo commento.
    1. E’ certamente vero che citare un passo fuori contesto può essere molto pericoloso, perché si rischia di manipolare e distorcere il senso di ciò che viene detto. Ad esempio, io potrei sostenere che, nella Bibbia, c’è scritto che Dio non esiste e riportare questo passo come prova:

    Dio non esiste. (Salmi 9:25)

    Se però inserisco la frase nel suo contesto originario, il senso cambia completamente:

    L’empio insolente disprezza il Signore:
    “Dio non se ne cura: Dio non esiste”;
    questo è il suo pensiero.

    Questo però non significa che ogni citazione sia un tradimento del testo, altrimenti sarebbe impossibile citare qualunque cosa. Il problema, semmai, è di capire se il testo della citazione cambia di senso per il fatto di essere estrapolato dal suo contesto. Se no, allora la citazione è perfettamente legittima.
    A questo punto non mi resta che invitarti a dimostrare che il passo di Hegel risulta distorto per il fatto di essere stato estrapolato. L’onere della prova non è mio, ma tuo. Inoltre, mi pare che tu stesso non abbia problemi a commentare il passo in questione senza tirare in ballo la struttura complessiva dell’opera.

    2. Veniamo ora al tuo commento, che prendo per buono, dal momento che sei più competente di cose hegeliane di quanto lo sia io. La tua parafrasi del testo adesso è chiara e comprensibile, ma non cambia di una virgola la mia opinione sul passo. In pratica, quello che Hegel sta dicendo è che:

    (1) Il corpo è sinolo di materia e forma
    (2) La componente materiale del sinolo è attività
    (3) L’attività del corpo è il calore

    Ora a me sembra che questa non sia altro che un’accozzaglia di affermazioni banali, non giustificate e per giunta false. Non solo rispetto a ciò che sappiamo oggi sulla natura della materia e del calore, ma anche rispetto a ciò che si sapeva al tempo di Hegel. Non so come altro potrei convincerti ti questa cosa, per cui non insisterò oltre su questa cosa.

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  8. Dario,
    non ti ho mai accusato di aver distorto o manipolato il passo di Hegel, perché il problema era non che tu gli facessi dire qualcosa di diverso da quello che afferma, ma la tua pretesa che il passo fosse privo di contenuto intelligente come tutta la filosofia di Hegel; in altri termini: non hai fatto dire a Hegel più di quello che Hegel ha detto, gli hai fatto dire molto meno, in modo da potergli rimproverare di non dire nulla. Questo non si chiama distorcere, ma banalizzare, e su questo vertevano la mia accusa e la mia difesa. – Al contrario, hai distorto la mia spiegazione; per fartelo capire correggo i punti della tua sintesi:
    1. il corpo è sinolo di materia e forma
    2. la componente materiale del sinolo è astrazione
    3. in quanto è POSTA, questa astrazione è attività che fluidifica il corpo, cioè calore.
    Ora, se sono affermazioni banali, perché fai tanta fatica ad afferrarne il senso? Poi, perché ti lamenti che siano ingiustificate senza aver letto i §§ precedenti che, in base al metodo hegeliano, tale giustificazione devono contenere, cioè devono spiegare il passaggio dall’astrazione della materia al suo essere-posta? Sulla falsità delle TUE tesi 2. e 3. sono d’accordo.
    Rispetto a questa discussione sono come un musicista che sente diffamare l'”Arte della fuga” di Bach perché il suo tema SAREBBE banale. In ogni caso, se privarti della straordinaria profondità della filosofia hegeliana è per te un punto d’onore, non posso farci nulla e la discussione finisce qui.

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  9. Ciao Paolo,
    nel mio post non affermo che tutta la filosofia di Hegel è insensata, perché non lo penso. Dico invece queste due cose:
    1) che Hegel è sopravvalutato;
    2) che dietro l’oscurità del suo stile si nascondono spesso delle affermazioni banali.

    Quanto al primo punto mi rendo conto che potrei essere facilmente frainteso. Non volevo dire che la filosofia di Hegel non ha avuto un enorme impatto sulla storia delle idee. Ciò sarebbe assurdo. Che piaccia o meno, Hegel ha avuto un enorme seguito di allievi e di esegeti. E non c’è praticamente nessuno nella seconda metà dell’Ottocento che non abbia, in qualche modo, fatto i conti con lui (penso a filosofi del calibro di Shopenhauer, Marx, Kierkegaard, ecc.). Persino Russell, la cui filosofia è molto lontana da quella hegeliana, ha subito in gioventù il fascino di questa filosofia. Il problema è che, ancora oggi, a due secoli di distanza, c’è ancora un sacco di gente in Italia che legge Hegel come se fosse la Bibbia, come se tutte le critiche che gli sono state rivolte non esistessero, come se nel frattempo la filosofia e la scienza non avessero portato alcun contributo. In questo senso Hegel è sopravvalutato. Ovviamente il mio è un giudizio di valore, il quale dipende da ciò che io penso che debba essere la filosofia, ecc. Mi rendo conto che è molto difficile trovarsi d’accordo sui giudizi di valore. Tu hai un’opinione diversa. Sei liberissimo di averla e la rispetto. Ma penso che difficilmente riusciremo a metterci d’accordo su questo punto. Forse la cosa migliore è che ciascuno rispetti l’opinione dell’altro.

    Il secondo punto è quello che più mi stava a cuore nel post. Mettiamo da parte il problema se Hegel sia sopravvalutato o meno. A prescindere da questo, ho sempre provato una profonda irritazione nel leggere la prosa di Hegel, perché mi è sempre apparso chiaro che lui non volesse far nulla per scrivere in modo intelligibile. Ora qui bisogna che faccia una precisazione. Se leggessi un articolo di fisica delle stringhe non ci capirei un accidente. Ma il problema, in questo caso, non è dell’autore del pezzo, il quale non può essere accusato di oscurità. Sono io che manco delle basi teoriche necessarie per comprendere quello che scrive. Una volta acquisite quelle basi, l’articolo mi sembra chiaro. Si potrebbe pensare che la stessa cosa accada nel caso di Hegel, e in un senso molto superficiale è così. In effetti, ci vuole molto tempo e molto studio per dare un senso a quello che dice. Bisogna acquisire il suo vocabolario e capire che cosa intende quando usa termini come “sostanza”, “mediazione”, “concetto” e così via. Ma una volta che hai fatto questo lavoro di decifrazione ti rendi conto che le cose che dice Hegel potevano essere dette in modo altrettanto preciso usando un linguaggio più semplice. Qui c’è una differenza essenziale rispetto all’ipotetico articolo di fisica delle stringhe. In quel caso, infatti, la complicazione dipende da ragioni di contenuto, concettuali, nel caso di Hegel, invece, la complicazione è semplicemente un espediente per dare apparente profondità a pensieri che possono essere formulati in modo più semplice.

    Nel mio post ho cercato di mostrare concretamente quello che dico prendendo a esempio un pensiero che mi sembrava particolarmente adatto allo scopo. E, di nuovo, la tua correzione alla mia parafrasi non mi dice nulla di nuovo. Ecco la tua versione:

    1. il corpo è sinolo di materia e forma
    2. la componente materiale del sinolo è astrazione
    3. in quanto è POSTA, questa astrazione è attività che fluidifica il corpo, cioè calore.

    (1) è una tesi aristotelica. Prendiamola per buona.
    (2) vuol dire, se ho capito bene: la materia esiste solo in quanto possiede una forma determinata (ad es. il legno non esiste in quanto tale, ma in quanto ha questa o quella forma particolare). Anche questa è una tesi aristotelica.
    (3) mi è completamente inintelligibile: se la materia, in quanto è separata dalla forma, non esiste (perché esiste solo in una forma), allora in che senso può essere “posta”? E cosa vuol dire “posta”? Che senso ha l’uso del verbo “porre” in un contesto del genere? Posta da chi o da cosa? E poi, ammesso anche che l’astrazione della materia (cioè qualcosa che, di per sé, non esiste) possa essere posta, in che senso “fluidifica il corpo”. Fluidificare significa far passare un corpo dallo stato solido a quello liquido. Di quale corpo stiamo parlando? Di tutti i corpi? Del ghiaccio che si scioglie? E anche ammettendo che la materia fluidifichi il corpo, cosa c’entra il calore?
    Ti sembra che le mie siano domande stupide? Ti sembra che stia trattando con sufficienza Hegel? A me non sembra. Anzi, lo sto prendendo molto sul serio, ed è proprio per questo che non lo capisco.

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  10. Dario,
    non riusciamo ancora a intenderci. Tu hai scritto nel post che Hegel è “uno dei pensatori più banali e sopravvalutati della filosofia occidentale”; “banale” non l’ho introdotto io, ma è un tuo termine e su quello ti ho risposto. Non sono affatto d’accordo su queste tue frasi: “Non volevo dire che la filosofia di Hegel non ha avuto un enorme impatto sulla storia delle idee. Ciò sarebbe assurdo.” Sono più di vent’anni che studio Hegel e sono convinto che la sua filosofia, cioè la filosofia autentica di Hegel, non abbia avuto NESSUN impatto sulla storia delle idee: la “Fenomenologia dello spirito” è radicalmente incompresa, la “Scienza della logica” è semplicemente IGNORATA. Per provare quello che dico ti informo che le edizioni critiche TEDESCHE della “Scienza della logica” non hanno ancora corretto i più banali refusi delle edizioni originali, che in Italia ancora ci si serve di traduzioni che contengono in media due errori a pagina e scelte terminologiche del tutto insensate. Schopenhauer (come del resto Popper) non ha letto una riga di Hegel, le obiezioni di Kierkegaard sono risibili e testimoniano una profonda incomprensione (equivalente a quella di un Trendelenburg o di un Gentile), Marx si è impegnato nello studio serio di Hegel solo prima della scrittura del Capitale, cioè quando non si occupava più di filosofia da un pezzo; le sue obiezioni giovanili sono risibili. Lo stesso Adorno sulla negazione della negazione prende un abbaglio enorme. Il problema non è che Hegel dica in maniera difficile cose facili, è il contrario: dice in maniera facile cose difficili; queste cose difficili sono le contraddizioni (il momento dialettico) e le soluzioni delle contraddizioni (il momento speculativo). Le contraddizioni NON possono essere espresse in modo semplice: sono un’esperienza traumatica per il pensiero, che questo vorrebbe risparmiarsi, ma non può, da quando Kant ha scritto una dialettica trascendentale, ha cioè scoperto che la ragione è in contraddizione con se stessa e che ciò produce un’apparenza necessaria; e la più importante di queste apparenze necessarie è l’antinomia della ragione. Hegel ha preso sul serio Kant e ha esposto per ogni concetto la sua bella antinomia: questa è una prima offesa al pensiero; poi, per ogni antinomia, ha scoperto il suo significato positivo, e questa è la sua seconda offesa al pensiero. L’irritazione che la prosa di Hegel ti provoca non nasce dunque da un modo di esprimersi artefatto, ma dal fatto che sei spinto in una regione in cui non vorresti andare: è una GIUSTA irritazione, che ho provato io stesso per anni. Ma il colpevole non è Hegel, è la verità che è complessa: né soltanto res né soltanto intellectus, ma la loro adaequatio.
    Le tue domande non sono affatto stupide, ma ho già dato loro risposta nei commenti precedenti.

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