L’infallibile sillogismo fusariano

Il primo ottobre del 2015, alle 16:01, dal suo profilo Facebook, il filosofo Diego Fusaro ha scritto questo breve, significativo, testo:

Il razzismo, fase suprema del positivismo. Che lo sappiano oppure no, tutti coloro i quali credono alle sciocchezze sulle razze sono, in ultimo, adepti del positivismo, ossia della peggiore filosofia esistente. Un idealista non può essere razzista. Pensare che intelligenza e spirito dipendano dalla pelle o dalla struttura fisica equivale a sostenere che ‘lo spirito è un osso’, come dice Hegel nella ‘Fenomenologia dello Spirito’. E con questo è chiuso il discorso sul razzismo. Ciò detto, si può ragionare serenamente sull’immigrazione e su come oggi essa sia un’arma dei dominanti nella lotta di classe: il capitale finge di voler integrare e accogliere, in realtà vede nei migranti ciò che il vampiro vede nel sangue. Vuole nuovi schiavi a basso costo, senza coscienza di classe, disposti a fare tutto per prezzi stracciati.

L’importanza di questa riflessione (829 caratteri di insuperata lucidità) sta nel fatto che Fusaro ci offre un criterio infallibile per l’identificazione dei positivisti. Avete un amico con delle idee filosofiche che sospettate appartenere alla setta positivista? Per capirlo basta fare questo semplice test: chiedetegli che cosa pensa degli immigrati. Se la risposta è che sono esseri inferiori che devono essere ridotti in schiavitù o roba del genere, allora potete star certi che il vostro amico legge Comte. Oppure che è un positivista a sua insaputa.

Questo test è talmente affidabile che vi consente di identificare anche i positivisti più insospettabili. Io l’ho applicato su Fichte e mi ha dato risultato positivo. In un breve scritto del 1793 intitolato Contributi per rettificare i giudizi del pubblico sulla rivoluzione francese, Fichte riflette sulla possibilità di conferire i diritti civili agli ebrei, e scrive:

Per quanto riguarda il conferimento agli ebrei dei diritti civili, non vedo altro rimedio se non che bisognerebbe tagliar loro la testa e in una notte sostituirla con un’altra che non contenesse una sola idea ebraica.

Ma lo sapete chi è il più grande positivista a sua insaputa? Niente meno che Georg Wilhelm Friedrich Hegel (ho scritto il nome per esteso per creare un po’ di suspense nel lettore). Ecco che cosa diceva a lezione:

Per tutto il tempo in cui ci è stato dato di osservare l’uomo africano, lo vediamo nell’età della selvatichezza e della barbarie, e ancora attualmente egli è restato tale. Il Negro rappresenta l’uomo naturale in tutta la sua barbarie e la sua assenza di disciplina. Per comprenderlo, dobbiamo abbandonare del tutto il nostro modo di vedere europeo. Non dobbiamo pensare né a un dio spirituale né a una legge morale; dobbiamo astrarre da ogni spirito di rispetto e moralità, da tutto ciò che si chiama sentimento, se vogliamo afferrare la sua natura… La loro condizione non è suscettibile di alcuno sviluppo, di alcuna educazione. Come li vediamo oggi, tali sono sempre stati… [l’Africa] propriamente non ha storia. (Lezioni sulla filosofia della storia)

A questo punto non ci resta che applicare l’infallibile sillogismo fusariano:

(1) Un idealista non può essere razzista

(2) ma gli idealisti sono razzisti, quindi

(3) gli idealisti non possono essere idealisti

Parafrasando Fusaro potremmo dire: e con questo è chiuso il discorso sull’idealismo.

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8 pensieri su “L’infallibile sillogismo fusariano

  1. Pingback: Fusaro e l’uso finzionale delle parole | Dario Berti

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