Come diventare venditori di fuffa filosofica in tre semplici mosse

Fuffa

Siete stufi di leggere la fuffa degli altri? Volete creare della fuffa tutta vostra? Niente paura, adesso vi spiego come potete diventare dei fuffariani professionisti in sole tre mosse.

Un fuffariano che si rispetti deve avere una teoria che soddisfi i seguenti tre requisiti:

  1. Deve riguardare la totalità delle cose
  2. Deve essere fortemente controintuitiva
  3. Deve essere inconfutabile

Esaminiamo questi punti separatamente:

Una teoria è, in generale, il tentativo di spiegare una certa classe di fenomeni. La teoria della selezione naturale, ad esempio, riguarda il modo in cui le specie viventi si evolvono, e vale solo per i viventi. Non potete usare Darwin per spiegare i mutamenti geologici. Un fuffariano deve invece fare in modo che la sua teoria sia valida per tutti i fenomeni, in ogni luogo e tempo. Ci sono molti modi in cui è possibile fabbricare una teoria del genere: il più semplice consiste nello scegliere un tratto o un aspetto che è comune a una particolare classe di oggetti e nel dire che tutti gli oggetti possiedono quel tratto. Ad esempio: tutto è linguaggio.

Questo ci porta al secondo punto. Dal momento che l’affermazione che tutto è linguaggio sembra essere banalmente falsa, perché pare evidente che ci sono delle cose che non sono linguaggio, abbiamo anche una tesi fortemente controintuitiva. È importante che il fuffariano abbia una tesi controintuitiva, perché solo così potrà catturare l’attenzione dei suoi interlocutori e perché, in effetti, le grandi teorie scientifiche (quelle serie) sono solitamente controintuitive. Ai tempi di Copernico era controintuitivo dire che la terra gira intorno al sole. Ai tempi di Einstein era controintuitivo dire che lo spazio e il tempo sono grandezze relative. Il fatto di dire cose controintuitive ti mette in una posizione di minoranza, ti distingue dalla massa, e ti consente di fare la parte del profeta visionario che annuncia una grande verità che solo le generazioni del futuro saranno disposte ad accettare.

Adesso che abbiamo una teoria del tutto fortemente controintuitiva dobbiamo renderla incontrovertibile. Ci sono due sensi in cui si può dire che una teoria è incontrovertibile: una teoria è incontrovertibile perché è vera e, proprio perché è tale, non può essere di fatto confutata (può essere però falsificata in linea di principio); oppure una teoria è incontrovertibile perché è formulata in modo tale che è impossibile confutarla (in questo caso, la teoria non può essere confutata di fatto, perché non può nemmeno essere confutata in linea di principio). È importante non fare confusione tra questi due sensi, perché al fuffariano interessa solo il secondo. Se io dico che la vita di ognuno è governata dal fato ho prodotto una teoria inconfutabile, nel senso che nessun fatto potrà mai dimostrare che è falsa. Questo però non significa che la teoria in questione sia vera. Il fuffariano deve quindi formulare la sua teoria in modo tale che non possa essere, in linea di principio, confutata.

La tesi che noi abbiamo preso come esempio è un buon candidato, perché non è molto facile capire come potrebbe essere confutata. Se io dico che tutto è linguaggio e tu mi rispondi che ci sono cose che non sono linguaggio, io potrei chiederti di dirmi quali sono queste cose. Tu allora potresti indicarmi un tavolo e dire: “Questo tavolo, per esempio.” Allora io potrei risponderti che, anche per nominare il tavolo lo devi nominare, e anche per descrivere le sue proprietà ti devi servire del linguaggio. Naturalmente questo non è un buon argomento, di per sé, perché dimostra solo che per parlare del tavolo devo usare il linguaggio, ma non dimostra che il tavolo è fatto di parole. Ma non ti preoccupare, perché la maggior parte della gente con cui ti troverai a discutere in un dipartimento di filosofia troverà questo argomento molto persuasivo. E se qualcuno dovesse incalzarti ulteriormente chiedendo delle spiegazioni, puoi sempre cavartela così: “Quando dico che tutto è linguaggio intendo dire semplicemente che noi possiamo fare esperienza del mondo solo attraverso il nostro linguaggio. Noi ci riferiamo alle cose per mezzo del linguaggio, e dobbiamo usare il linguaggio anche quando costruiamo le nostre teorie scientifiche.”

Questa mossa è molto importante, perché di fatto modifica la tua tesi iniziale facendola diventare banalmente vera, e quindi facile da accettare. È banalmente vero che per parlare del mondo dobbiamo, in qualche modo, parlare. Ma questo è ben diverso dal dire che, dunque tutto è parola, o linguaggio. Notate, allora, come si possa passare con grande facilità da un’affermazione che è fortemente controintuiva ma falsa (che però ha il vantaggio di catturare l’attenzione) a una affermazione banalmente vera. In generale potremmo formulare questo principio: la filosofia di un fuffariano è un pendolo che oscilla perennemente tra il banalmente vero e il banalmente falso.

PS: devo il termine “fuffariano” a una conversazione con Francesco Berto. Mi piacerebbe poter dire che le eventuali cazzate contenute in questo articolo sono attribuibili a lui, ma purtroppo non è così.

ESERCIZIO

Prova a costruire una teoria inconfutabile sulla seguente affermazione: “tutto si contraddice”.

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8 pensieri su “Come diventare venditori di fuffa filosofica in tre semplici mosse

  1. Ho avuto dei prof di filosofia pessimi che ho odiato profondamente. Ora a più di dieci anni di distanza riesco finalmente a leggere un blog sulla filosofia senza sentirmi un idiota e senza provare istinti omicidi. Grazie!

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  2. Dario, sinceri complimenti. Comunque siamo fortunati, non dobbiamo costruire una teoria del tutto, inconfutabile, basata sull’universalità dell’autocontraddizione: qualcuno ci ha già pensato! Mai sentito nominare Massimo Donà? Agli aspiranti fuffariani, personalmente, consiglierei inoltre una quarta mossa: parlare male, o almeno parlare con sufficienza, di scienza e tecnica. Così, per andare sul sicuro. Che ne dici? 😉

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  3. Dario, sinceri complimenti. Comunque siamo fortunati, non dobbiamo costruire una teoria del tutto, inconfutabile, basata sull’universalità dell’autocontraddizione: qualcuno ci ha già pensato! Mai sentito nominare Massimo Donà? Agli aspiranti fuffariani, personalmente, consiglierei inoltre una quarta mossa: parlare male, o almeno parlare con sufficienza, di scienza e tecnica. Così, per andare sul sicuro. Che ne dici? 😉

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  4. Pingback: Stronzate dal profondo  - L'Urlo

  5. E se dico :
    ” è l’economia (o comunque chi ha il potere economico tra le mani) che fa la politica e non la politica che fa l’economia (o che possa scegliere in modo indipendente la via economica sa seguire) ”
    Dico una fuffa o affermo una teoria che, pur essendo :
    1) totalizzante (non lasciando spazio alla politica di agire sull’economia),
    2) controintuitiva (contraria alla normale percezione di potere),
    3) incontrovertibile (solo per “partito preso” la si può confutare),
    è una sintesi “vera” nella sua crudezza, scientificamente “corretta” ma umanamente quasi inaccettabile !
    Penso che la difficoltà stia sempre nel cercare il “fine ultimo” che si propone chi sta parlando o scrivendo, di non fermarsi mai alla superficialità delle cose; se ognuno di noi agisse in questo modo, i “fuffari” avrebbero ben poco spazio !
    Vorrei inoltre ricordare che, “parlare di pancia” ha come effetto solo il rumoroso movimento di aria e olezzo (sia che esca da sopra o che sfiati da sotto), ma mai si riuscirà a dare un senso compiuto ad un discorso !

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