Vattimo e il problema delle supposte

suppository

Un realista è uno che pensa che la realtà esista indipendentemente dal nostro pensiero, dai nostri schemi concettuali e dalle nostre interpretazioni. Che poi la realtà, oltre a essere indipendente da noi, sia anche conoscibile per come essa è in se stessa e un altro discorso. In generale, un realista è disposto a concedere senza difficoltà le seguenti affermazioni:

  1. Che le percezioni non rispecchiano fedelmente la realtà.
  2. Che le teorie scientifiche sono tentativi falsificabili di comprendere la realtà.

Ciò che un realista nega è solo questo: che il mondo si risolva o sia identico al nostro pensiero, ai nostri schemi concettuali o alle nostre interpretazioni. Non è molto, ma tant’è.

Gianni Vattimo, invece, ha un’idea tutta sua del realismo. Un’idea che descrive in un articolo uscito per La Stampa il 22 novembre 2012. Secondo lui, il fatto di dire che la realtà esiste indipendentemente da noi equivale a dire che dobbiamo accettare la situazione politica così com’è:

troppo spesso il realista è chi non si fa illusioni, accetta le cose come sono e magari smette di lottare per l’evidente squilibrio delle forze nei confronti del mondo

Perché? E chi sarebbero questi realisti che accettano le cose così come sono? E cosa dobbiamo dire di Lenin? Lenin ha scritto Materialismo ed empiriocriticismo, che è una difesa molto agguerrita del realismo contro filosofi come MachAvenarius che la pensavano diversamente. Ma Lenin ha fatto anche la Rivoluzione russa. Non esattamente il tipo che se ne sta in poltrona a contemplare rassegnato le sorti del mondo. Quindi?

lenin

Ma andiamo avanti. Poco dopo Vattimo ci invita a considerare le unità di misura che, come tutti sanno, sono puramente convenzionali, e poi istituisce uno strano paragone con i treni e gli aerei:

Noi diciamo che quelle misure [il metro, il meridiano di Greenwich, ecc.] sono fondate solo perché funzionano, così come qualunque ermeneutico discepolo del cattivo Nietzsche [=Vattimo] prenderà normalmente treni aerei o ascensori senza dubitare delle scienze e tecnologie che li costruiscono. La domanda è: perché si insiste tanto a volermi far dire che se prendo aerei e treni devo credere che la scienza dice la verità, cioè rispecchia la «realtà» così com’è?

L’argomento di Vattimo è il seguente:

(1) Le unità di misura sono convenzioni adottate per scopi pratici (dobbiamo stabilire un meridiano di riferimento per poter dire che ore sono), quindi

(2) tutto ciò che ha delle applicazioni pratiche è una convenzione;

(3) ma anche la fisica ha delle applicazioni pratiche (perché possiamo usarla per costruire treni e aerei), quindi

(4) la fisica è una convenzione.

 

La forza di questo argomento è pari a quella di chi dicesse:

(1) Le supposte hanno scopi medici, quindi

(2) tutto ciò che ha uno scopo medico è una supposta;

(3) ma anche la fisioterapia ha scopi medici, quindi

(4) la fisioterapia è una supposta.

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2 pensieri su “Vattimo e il problema delle supposte

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