Ferraris e l’esperimento della ciabatta

Ferraris
Nel suo Manifesto del nuovo realismo, Maurizio Ferraris propone un esperimento mentale, che chiama “l’esperimento della ciabatta”, con il quale crede di dimostrare che la realtà non dipende dai nostri schemi concettuali. L’ipotesi che l’esperimento dovrebbe testare è la seguente: se il mondo non è che l’insieme dei nostri schemi concettuali, allora due soggetti dotati di diversi schemi concettuali devono necessariamente abitare mondi diversi e reciprocamente incomunicabili.

Se così stanno le cose, osserva Ferraris, non si spiega come mai se io chiedo a qualcuno di passarmi la ciabatta che è sul tappeto, questo lo fa senza problemi. Non è questa una prova del fatto che abitiamo lo stesso mondo?

Ciabatta

 

Si potrebbe obiettare che ciò accade perché due esseri umani non sono poi così diversi come si potrebbe pensare. Dopotutto fanno parte entrambi della specie homo sapiens sapiens e, come tali, condividono gli stessi schemi concettuali.
Se però chiedo a un cane opportunamente addestrato di portarmi la ciabatta, anche lui lo fa senza problemi, nonostante il fatto che il mio cervello sia molto diverso da quello di un cane. La ciabatta esiste, dunque, anche per lui.

Se si obiettasse che anche il cervello di un cane non è poi così dissimile dal nostro, dovremmo considerare il fatto che anche per un verme (con il quale non posso comunicare) la ciabatta esiste. Qualora, infatti, il verme si trovasse vicino alla ciabatta, dovrebbe decidere se girarci intorno o se passarci sopra.

La ciabatta, poi, esiste anche per l’edera, che pure non possiede né cervello né capacità cognitive. Scrive Ferraris:

L’edera o aggirerà la ciabatta, oppure ci salirà sopra, non troppo diversamente da come farebbe un uomo di fronte a un oggetto di taglia più grande.

Il punto è che l’edera fa tutto questo senza servirsi di schemi concettuali.

Infine, se scagliamo contro la nostra ciabatta un’altra ciabatta, anche quest’ultima si comporterà come se la nostra ciabatta esistesse. Insomma, la realtà possiede un carattere di inemendabilità, di resistenza rispetto a cui i nostri schemi concettuali non possono nulla.

Con questo argomento, Ferraris è riuscito nell’ardua impresa di produrre un argomento a difesa del realismo ancora peggiore di quello con cui Bruno Latour difendeva l’antirealismo (secondo Latour, Ramsete II non poteva essere morto di tubercolosi perché i bacilli responsabili di questo male furono scoperti solo nel 1882). A scanso di equivoci, vorrei che fosse chiaro che io sono uno strenuo difensore del realismo (più precisamente, sostengo una forma di materialismo biologico). Ma la sciatteria con cui Ferraris liquida l’antirealismo è sconcertante.

 

Vediamo, infatti, come un antirealista potrebbe replicare a questo esperimento. Supponiamo che l’antirealista sia un idealista. Questi potrebbe semplicemente replicare a Ferraris: “e chi te l’ha detto che la fuori ci sono altri individui, o cani, o vermi, o piante, o ciabatte?”

Fine della storia!
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2 pensieri su “Ferraris e l’esperimento della ciabatta

  1. Ciao Dario. So che non è carino andare sul personale, ma Ferraris mi sembra il filosofo più demotivato di sempre; “argomenti” come questo mi paiono la maschera per un triste consiglio al lettore: “Lascia perdere la filosofia, non fare il mio stesso errore”.

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    1. Non saprei, Alberto, non conosco personalmente Ferraris. Apprezzo alcune sue cose (anche nel Manifesto del nuovo realismo), ma ce ne sono altre che non mi piacciono per nulla. Tipo quando parla di Nietzsche.

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