Due cose sull’eterno ritorno

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La dottrina dell’eterno ritorno è innanzitutto un’ipotesi cosmologica, una teoria alla quale Nietzsche perviene non per un’intuizione mistica, ma in seguito a un lungo e travagliato percorso di riflessioni e di letture che inizia ben prima del 1881 (anno della cosiddetta “folgorazione”) e che ha come punto di partenza l’ampio dibattito che in quegli anni si andava facendo sui due principi della termodinamica, e in particolare sul tema della morte termica dell’universo.

L’argomento con il quale Nietzsche perviene alla formulazione della sua dottrina è il seguente:

(1) L’universo è costituito da un quantum finito di energia indistruttibile.

(2) Una quantità finita di energia, in un tempo infinito, non può che assumere un numero finito di stati.

(3) Se uno di questi stati fosse la morte termica, esso dovrebbe essere già stato raggiunto: dal momento che la morte termica è uno stato irreversibile, l’universo dovrebbe trovarsi tutt’ora in quello stato.

(4) Ma è evidente l’universo non si trova in quello stato.

(5) Il secondo principio della termodinamica deve quindi essere falso.

(6) L’universo deve pertanto aver già assunto infinite volte tutte le sue possibili configurazioni.

La dottrina dell’eterno ritorno non va dunque riferita alla nozione di “destino” o di “legge di natura”: essa infatti non implica né presuppone l’assoggettamento degli eventi a una legge inflessibile che ne determina l’accadere. Piuttosto, l’eterna ripetizione degli eventi è il risultato della casuale ricombinazione delle varie configurazioni di stato dell’energia. In questo senso, è scorretto interpretare l’eterno ritorno come la riproposizione della concezione greca del tempo ciclico o come una forma di determinismo.

Proprio perché è un’ipotesi cosmologica, la dottrina dell’eterno ritorno può essere valutata alla luce dei più recenti sviluppi della fisica contemporanea, in particolare della teoria della relatività e della cosiddetta teoria del Big Bang. Da questo confronto emerge che l’argomento con cui Nietzsche crede di liquidare il secondo principio della termodinamica si fonda sull’assunto che il tempo sia una grandezza infinita. Tale assunto non è affatto banale e deve confrontarsi con la teoria del Big Bang, per la quale l’universo ha avuto inizio 13,7 miliardi di anni fa, e con la teoria della relatività, per la quale l’inizio dell’universo coinciderebbe con l’inizio dello spazio-tempo (per cui non ha senso chiedersi cosa ci fosse prima della singolarità che ha dato inizio all’universo).

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8 pensieri su “Due cose sull’eterno ritorno

  1. Ciao Dario. L’argomento è intrigante.
    Anche assumendo un universo statico e eterno, non penso che dai i primi 4 punti consegua necessariamente che il secondo principio della termodinamica sia falso. Infatti, questo principio è vero solo in senso statistico. Non è impossibile che io muoia soffocato perché tutte le molecole di ossigeno della stanza hanno smesso di essere distribuite in modo omogeneo e si sono accumulate in un angolo. E’ solo estremamente improbabile.
    Penso che il punto 6 possa anche essere sostenuto attraverso il teorema di ricorrenza di Poincaré (1890), che sostiene che certi sistemi dinamici ritornano in uno stato arbitrariamente vicino a quello iniziale dopo un tempo sufficientemente lungo. Per la fisica di fine 800 in cui l’universo era considerato statico, il tempo infinito, e la relatività, la meccanica quantistica e la teoria del caos erano ancora da venire, ciò permetteva di concludere che l’universo doveva avere un comportamento (quasi) periodico.

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  2. Ma non c’era anche una nozione più individualista, orientata più alla singola vita umana che alla vita dell’universo? Premetto che Nietzsche lo leggo senza far caso alla critica (perché per me non ha senso leggerlo altrimenti) e che non sono filosofa, quindi magari parlo a vanvera, ma io leggevo l’eterno ritorno anche come ciclicità individuale.

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  3. Il mito dell’eterno ritorno dell’uguale ha, per Nietzsche, un valore prettamente spirituale. Nella sua tragica accettazione della vita, di matrice eraclitea, egli vuole che l’uomo sappia accettare la vita nella sua essenza terrena indipendentemente da qualunque scappatoia di tipo metafisico. La sua vuole essere una provocazione, non può essere presa alla lettera. Tra l’altro, il fatto che lui voglia far comprendere questa necessità di dire un forte “sì” alla vita, implica una visione moderna del mondo, una problematicità propria del tempo del filosofo. Per certi versi, nell’idea di Nietzsche dell’eterno ritorno dell’uguale, c’è l’impossibilità dello stesso, essendo quell’idea proprio una questione che viene posta – e può essere posta – in un “determinato” tempo, quello del filosofo stesso.

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