Lezioni su Nietzsche

Nietzsche-come-Warol-e1440803606994

Quella che segue è la trascrizione (che devo al paziente lavoro del Prof. Francesco Marinozzi) di una serie di lezioni su Nietzsche che ho tenuto l’anno scorso, nel mese di marzo, al Liceo Gadda-Rosselli di Gallarate. Il testo, incompleto e poco curato stilisticamente, riproduce in modo abbastanza fedele il dettato delle lezioni. Non ho avuto né il tempo né la voglia di correggere le eventuali imprecisioni.

La vita

La biografia di Nietzsche è particolarmente importante per comprenderne la filosofia, poiché il suo pensiero e le sue elaborazioni hanno uno stretto legame con le sue vicende personali.

Nel 1844 nasce a Röcken, nei pressi di Lipsia. Suo padre era un pastore protestante. Ciò è singolare, se pensiamo che, in seguito, Nietzsche scriverà un’opera intitolata L’Anticristo.

Perde suo padre, al quale era particolarmente legato, tra i quattro e i cinque anni, nel 1849. Tale perdita rappresenta sicuramente un trauma. Oggi, sappiamo che morì a causa di un tumore al cervello, a causa cioè di una massa maligna estranea, mentre, all’epoca, si pensava che la morte dipendesse da una grave malattia mentale. Il terrore per la pazzia, quindi, attraversa tutta la storia di Nietzsche, tant’è che, prima di morire, diventerà realmente pazzo e finirà in manicomio.

Arrivato al termine del percorso universitario, soffrirà di fortissime emicranie che lo costringeranno a letto per diversi giorni, a causa del dolore, delle nausee e dei vari svenimenti. Questa patologia lo costringerà ad abbandonare il lavoro e a convincerlo di avere la stessa malattia mentale del padre.

Dopo la morte del padre, si trasferisce a Naumburg con madre e sorella (Elizabeth). Studierà in un collegio a Pforta, struttura con una disciplina molto rigida, ma che garantiva una formazione straordinaria in ambito umanistico. Nietzsche impara, infatti, greco e latino, ricevendo una preparazione paragonabile ai laureati in discipline classiche.

Successivamente, si trasferisce a Lipsia, per studiare filologia. Egli infatti, prima ancora di essere filosofo, è un filologo classico. Il suo maestro, Ritschl, lo considera un enfant prodige, tant’è che si prodigherà, prima della sua laurea, per trovargli un posto da professore di filologia a Basilea. Diventa, perciò, professore a 20 anni.

Parallelamente, si appassiona anche alla filosofia, poiché scopre, casualmente, Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer e ne rimane folgorato.

Accanto alla filosofia, Nietzsche è anche appassionato di musica. Fu lui stesso pianista e compose opere musicali di modesto livello. In ogni caso, era amante di uno dei più grandi compositori viventi all’epoca, che era Richard Wagner. Inizialmente, non lo amava, ma, successivamente, suonando una trascrizione per pianoforte del Tristano e Isotta, ne rimane folgorato. Ha, poi, modo di conoscere personalmente il musicista e, negli anni di Basilea, ha modo di instaurare una grande amicizia con lui. Wagner, infatti, si era trasferito lì vicino con moglie, ex moglie di Von Bulow e figlia di Franz Liszt.

Nietzsche ha modo di frequentare casa Wagner e tra lui e il musicista si instaurerà una sorta di sodalizio artistico. Il nostro filosofo, quindi, elaborerà una Weltanschauung (visione del mondo) di tipo wagneriano.

Parallelamente, però, Nietzsche iniziò a soffrire di emicrania e di miopia, prendendo dei periodi di congedo dal lavoro. Dopo 10 anni di insegnamento, è costretto a dimettersi dall’incarico. Tale decisione ha conseguenze enormi, anche da un punto di vista filosofico. L’università accetta le dimissioni e decide di concedere a Nietzsche una piccola pensione.

Nel 1872, grazie al supporto di Wagner opera la sua prima grande opera, a cavallo fra filosofia e filologia: La nascita della tragedia. Dell’opera, per il momento, mi limiterò a dire unicamente che determinò l’emarginazione dalla comunità filologica del tempo, poiché affermava cose, a detta dei filologi, deliranti: l’affermazione che la classicità fosse caratterizzata principalmente non dalla razionalità, ma anche dall’istintività, che Nietzsche chiama “dionisiaco”.

In ogni caso, abbandonato l’insegnamento, si dedicherà principalmente alla filosofia. In questi anni, si consuma anche la rottura dell’amicizia con Wagner. Si tratta del periodo in cui il musicista mette in scena la tetralogia dell’Oro del Reno. L’opera è rappresentata in un teatro appositamente costruito, si tratta del teatro di Bayreuth, un teatro particolare, in cui l’orchestra è invisibile. In precedenza, l’orchestra era ben visibile. Altra innovazione era quella di lasciare del buio in sala. Alla rappresentazione partecipano tutte le più grandi personalità europee, Nietzsche incluso, anche se, in quel momento, soffriva di emicrania. Il filosofo rimane deluso e si sente snobbato da Wagner, preso dalle relazioni mondane, quindi, deciderà di allontanarsi, inviando, poi, un telegramma al musicista, il quale, a causa del suo ego smisurato, se ne avrà a male. Nietzsche, in realtà, era infastidito dal pubblico, poiché sentiva ripugnanti i modi dell’alta società tedesca.

Si rifugiò, quindi, nella selva bavarese, lavorando a Umano troppo umano. Si tratta di un’opera di pensieri, apparentemente slegati fra loro, ma connessi, invece, da un filo conduttore di non immediata intellezione. Quando l’opera esce, Wagner ne riceve una copia e, mentre apre le pagine, si accorge del fatto che si tratta di un testo addirittura antiwagneriano. In essa, infatti, viene attaccata la figura dell’artista-genio, il quale è solo un’immagine che egli proietta all’esterno. Wagner, che si percepiva genio, non accetta questa posizione.

Inoltre, nell’opera, viene attaccata la figura di Schopenhauer, filosofo di riferimento dell’artista.

D’altra parte, anche Nietzsche aveva motivi di risentimento, poiché Wagner si era convertito al cristianesimo e il suo Parsifal rappresentava una celebrazione dei valori cristiani.

Wagner inoltre si era avvicinato ad un intellettuale, Paul Rée, che aveva una relazione con una donna russa, Lou Andreas Salomé, particolarmente intelligente. Nietzsche aveva incontrato, in precedenza, la donna a Roma, in Vaticano, e le aveva fatto una proposta di matrimonio, che viene però respinta. Esiste una foto con i tre, che fa imbestialire la madre di Nietzsche.

[manca una lezione]

L’ultima volta abbiamo parlato dei fatti accaduti a Nietzsche nel 1882. Incontra Lou Andreas Salomé della quale si innamora al punto da farle una proposta di matrimonio, dopo solo 20 minuti. Ci sono dettagli comici della vicenda, perché non chiede a lei di sposarla, ma chiede all’amico comune Paul Rée di farlo, senza sapere che questi aveva già fatto lui stesso una proposta di matrimonio. Lou, anche in questo caso, rifiuta accampando una scusa: se fosse sposata, non avrebbe più ricevuto una pensione dalla Russia. Propone, però, un ménage à troi, cioè una comunione di spiriti artistici.

Alcuni biografi, perciò, parlano di una convivenza in situazione di promiscuità sessuale fra i tre. In ogni caso, sia che vi fosse, sia che non vi fosse promiscuità sessuale, una convivenza di due uomini con una donna era già cosa piuttosto sconveniente. Per questa ragione, quando arriva alla madre di Nietzsche la foto dei tre, con Lou recante in mano una frusta, ella affermò: “sei un’onta sulla tomba di tuo padre”. Questa Lou Salomé non era simpatica, né a sua madre, né a sua sorella, ma Nietzsche non si fece condizionare.

Recentemente, mi è capitata fra le mani una foto che sembra falsa o ritoccata, in cui si vedrebbero i tre nudi in una posizione esplicitamente sessuale. In ogni caso, la cosa sarebbe abbastanza coerente con il pensiero che il nostro autore stava sviluppando in questa fase. Salomé era un soggetto dai costumi piuttosto facili e Rée anche.

Ad un certo punto, Salomé e Rée si mettono d’accordo per allontanare dal triangolo Nietzsche. I due comunicarono a Nietzsche che si sarebbero incontrati a Parigi, ma, nel frattempo, loro si sarebbero recati a Berlino, presso la famiglia di lui. In realtà, lo abbandonarono.

Scoperto il tramaccio, il nostro autore ebbe un crollo e attraversò una fase problematica, durante la quale assunse dell’oppio per scopi medici. Di questo periodo è Così parlò Zarathustra, non un saggio, ma una sorta di Anti-Bibbia, che contiene i discorsi di un profeta persiano, nella cui bocca, però, sono messe le parole di Nietzsche. Zarathustra era il padre dello Zoroastrismo, religione ancora, in parte, praticata fra la Siria e l’Iraq.

Nietzsche esce dalla depressione, quindi, attraverso il lavoro, dedicandosi alla scrittura di quest’opera. Seguirono poi altre opere, scritte in breve tempo. La gaia scienza, per esempio, venne scritta in un mese. Al crepuscolo degli idoli venne redatta, probabilmente, in tre giorni.

E’ necessario raccontare un episodio accaduto prima di conoscere Lou Salomé: l’intuizione dell’eterno ritorno. In Ecce homo, racconta come ciò avvenne. Si trovava a Sils Maria, in Engadina (Svizzera). Stava facendo una passeggiata, durante la quale portò con sé un taccuino su cui annotava i suoi pensieri.

Lungo il lago, si imbatte in un lungo masso di forma piramidale. Rimane colpito dalla forma del masso ed gli sopraggiunse un pensiero. Si tratta del più grande pensiero della storia dell’umanità, a sua detta: è l’eterno ritorno. Ne parlò ne La gaia scienza, pensiero 325 (Il pensiero più grande): che cosa faresti se un demone ti rivelasse che avresti rivissuto tutto?

In realtà, in maniera più dettagliata se ne occuperà in Così parlò Zarathustra. L’opera si occupa di tre cose:

  • Eterno ritorno;
  • Übermensch;
  • Morte di Dio.

Si apre un periodo di solitudine per Nietzsche. Le opere vengono pubblicate a sue spese, perché nessun editore è disposto a pubblicarle. Vive, quindi, in una forma di anonimato.

Nell’ultima fase della sua vita, ebbe un crollo psichico che lo condusse alla follia. La mattina del 3 gennaio 1889, si trova a Torino, dove alloggia in questo periodo. Quella mattina, mentre era seduto in un caffè, in piazza Carlo Alberto e vede un fattorino che sta strigliando un cavallo, perché non voleva avanzare. Nietzsche abbracciò il cavallo e si mise a piangere, tornando nel suo appartamento e scrivendo i suoi biglietti della follia. Scrisse al re d’Italia e, forse, anche al papa. I biglietti sono deliranti per il contenuto e per la grafia. Scrive anche una lettera a Cosima Wagner, moglie del musicista, in cui le dichiara il suo amore, dicendole di essere lo spirito di Dioniso e di essere stato Napoleone, Gesù Cristo e anche suo marito. Un amico di Nietzsche riceve la lettera e capisce che era malato. Si reca a Torino e lo trova nudo nella sua stanza. Finisce dunque in manicomio, dove peggiora ulteriormente. Grazie all’intervento della famiglia viene trasferito in un manicomio molto meglio condotto. Tuttavia, Nietzsche è in uno stato pietoso: migliora nel senso che non è pericoloso per sé e per gli altri, ma vivrà in uno stato catatonico fino alla morte.

Lui aveva previsto che ciò sarebbe avvenuto: in uno scritto giovanile aveva parlato di un uomo folle che avrebbe abbracciato un cavallo e del giorno in cui la gente avrebbe pagato il biglietto per vederlo agire come una scimmietta ammaestrata. Entrambe le cose avvennero.

Nietzsche infatti, in questa fase era diventato famoso. Ogni generale tedesco aveva delle copie delle sue opere e la sorella diventerà amica personale di Hitler e sposerà un generale tedesco, Foster. Ella intese far pagare un biglietto agli avventori, per vedere suo fratello.

Le cause della sua malattia non sono chiare. L’ipotesi più convincente afferma che il suo deperimento psichico dipendesse da una sifilide mal curata in gioventù. La sifilide, infatti, poteva provocare un deperimento mentale, anche a distanza di anni. Le carte cliniche dicono che egli aveva contratto la sifilide e il suo corpo ne portava ancora delle tracce.

Periodizzazione delle opere

Solitamente si suddivide la produzione filosofica di Nietzsche in 3 periodi:

  • Decennio durante il quale il filosofo insegna all’Università di Basilea. Il lavoro più importante viene pubblicato nel 1872 ed è La nascita della tragedia. Si aggiungono ad essa Considerazioni inattuali. Questo primo periodo è caratterizzato da una certa dipendenza filosofica da Wagner. Nietzsche cerca di propagandare in termini filosofici le innovazioni che il suo amico aveva introdotto nella musica.

Tuttavia, esiste un manoscritto che precede la pubblicazione de La nascita della tragedia, in cui attacca pesantemente la filosofia di Schopenhauer. Pubblicamente, però, continuerà a professare la validità della sua filosofia.

In ogni caso, Schopenhauer era considerato l’emblema di ciò che un filosofo doveva essere, dal punto di vista esistenziale.

  • Rottura dell’amicizia con Wagner. Nietzsche si accorge che l’amico è una presenza un po’ troppo ingombrante. L’elemento di rottura è la conversione del musicista al cristianesimo. In Umano troppo umano, Nietzsche dice di aver preso questa decisione dell’amico come un affronto personale.

In questo secondo periodo, quindi, vengono pubblicate le opere più tipicamente nietzschiane. Umano troppo umano è il primo lavoro di questo periodo. Si tratta di un testo estremamente frammentato: si tratta di una raccolta di blocchi di pensiero o aforismi, senza un apparente, evidente filo logico. In realtà, c’è un legame fra i vari pensieri. L’opera è costruita in modo impressionistico: come nei quadri impressionisti, le macchie, singolarmente apposte sulla tavola, compongono un’immagine d’insieme, così i pensieri/macchie delle opere di Nietzsche concorrono a costruire un sistema.

Umano troppo umano contiene una sezione con una critica estremamente feroce nei confronti degli artisti. Wagner, quindi, leggendo l’opera, ai arrabbia enormemente.

L’opera rappresenta anche l’abbandono definitivo della metafisica, nonché la fondazione del metodo genealogico: la filosofia utilizza come strumento d’indagine la storia e la psicologia.

Questa fase viene definita illuministica. Non si tratta, ovviamente, del medesimo illuminismo di Voltaire e di Diderot…

Essa è segnata da tre opere: Umano troppo umano, Aurora, La gaia scienza.

  • Già a partire da La gaia scienza (1882), iniziano ad emergere due temi, che segnano una svolta nella filosofia di Nietzsche: l’eterno ritorno e Übermensch (Oltre-uomo/Super-uomo). La terza fase è quella che si apre con il Così parlo Zarathustra.

Altre opere sono: Al di là del bene e del male, Genealogia della morale (che rappresenta un ritorno alla forma del trattato), Crepuscolo degli idoli, Ecce Homo (opera autobiografica), L’Anticristo.

I temi dominanti di questa fase sono: la critica alla metafisica tradizionale e dell’occidente, la critica alla razionalità, la critica alla morale, la critica al cristianesimo. Non si tratta solo di una fase critica, cioè Nietzsche non si limita ad elaborare una pars destruens, ma anche una pars costruens.

La nascita della tragedia

Cominciamo dalla prima grande opera del primo periodo di Nietzsche: La nascita della tragedia, che attirerà su Nietzsche un vespaio di polemiche e di critiche e farà sì che venga emarginato dal mondo accademico e universitario. Nell’opera in questione, infatti, fa molto più che un operazione filologica, ma anche filosofica: ciò non piaceva molto al mondo accademico. Inoltre, mette in discussione alcuni capisaldi di come si intendeva la grecità. In particolare, egli intende mettere in discussione il fatto che l’arte classica fosse espressione di razionalità, di equilibrio, di compostezza… si tratta di un’idea di Winckelmann. Nietzsche afferma che questa idea è falsa: nel mondo greco è presente, di sicuro, una componente “apollinea” (dal dio greco del solo, espressione di equilibrio e razionalità), ma al di sotto di essa ribolle una tendenza di segno opposto, irrazionale, istintuale, “dionisiaca” (dal dio dell’ebbrezza), che non mira alla costruzione di forme equilibrate, ma al caos.

Dioniso era conosciuto dai più come il dio del vino, associato all’ebbrezza, alla perdita delle inibizioni. In realtà, nella sua forma più antica, era il dio della linfa vitale presente nella vegetazione. All’epoca, era interpretata come una forza che rendeva possibile il risveglio della natura, in primavera. Nietzsche intende “dionisiaco” principalmente come forza vitale; Dioniso era il dio del ciclo della vita. Tale dio era venerato, prima ancora che dai greci, dalle popolazioni barbare. Le feste in onore di Dioniso venivano celebrate nell’equinozio d’inverno, cioè nel momento in cui la luce del giorno è più breve. 

[Manca una lezione]

La lezione precedente è stata conclusa con la presentazione della critica di Nietzsche al razionalismo socratico. Socrate aveva contribuito, quindi, al declino della tragedia classica, affermando che la virtù umana coincideva con la ragione. Così facendo, l’uomo da un lato oblia il senso tragico della vita, costruendosi una visione ottimistica della vita, ma, d’altro canto, rinuncia al piacere.

Euripide, a detta di Nietzsche, introietta già la visione del mondo socratica; in lui, quindi, si assiste al primo declino del tragico. Questo tragediografo, infatti, introduce il prologo, che prepara lo spettatore a ciò che sta per avvenire. In questa maniera, però, viene depotenziato il valore della tragedia. Non si sapeva, quindi, dove la storia sarebbe andata a parare. Una delle ragioni per cui la vita è qualcosa di irrazionale è che non è prevedibile. La tragedia aveva questa natura di imprevedibilità e irrazionalità, ma Euripide, di fatto, la rimuove.

Su questa visione razionalistica e ottimistica si fonda tutta la civiltà occidentale. Tale visione, però, è, a detta di Nietzsche, decadente: chi non riesce a sopportare la realtà in tutta la sua tragicità inventa delle storie, in questo caso la razionalità.

In Wagner, Nietzsche intravede i segni di un possibile ritorno al senso tragico del mondo, crede cioè che sia possibile avviare una rivoluzione attraverso l’arte. Successivamente, il nostro autore riderà di queste sue meditazioni giovanili.

Che cosa non piace a Nietzsche del mondo contemporaneo?

Non sopporta innanzitutto che sia una società di massa, perché tutti sono omologati. Questo dato è mostruoso, ingiusto, perché non è vero che siamo tutti uguali. In natura, a sua detta, non esiste nulla di uguale; allo stesso modo, anche due individui non sono mai uguali. Se uno è più forte, più bravo, più capace. Così come in natura è giusto che chi è più forte prevalga.

[Manca una lezione]

Umano, troppo umano

Completiamo il nostro discorso Umano troppo umano e procediamo con Genealogia della morale.

Nell’ultima lezione, abbiamo letto un passo il cui scopo era quello di illustrare il metodo genealogico. Tale metodo è impiegato su vari fronti ed è orientato a spiegare qual è l’origine di ciò che si indaga. Per esempio, nel caso in questione (Genealogia della morale), l’obiettivo di Nietzsche è scoprire qual è l’origine della morale.

La frase più emblematica è la seguente: “non ci sono fenomeni morali, ma ci sono solo interpretazioni morali dei fenomeni”. In altri termini, il mondo non è soggetto alle categorie del bene e del male, poiché bene e male sono categorie nostre, che noi proiettiamo sul mondo. Nel corso della storia, l’uomo ha sempre avuto la tendenza a credere che tutto avesse un’origine morale. Se, per esempio, accadeva qualcosa di grave a un popolo, si credeva che ciò avvenisse a causa di una punizione divina.

Nietzsche invita a fare attenzione, perché, se si guardano le cose per quello che sono, non ci sono fenomeni morali, né nella natura, né nei fenomeni umani. Come un sasso è innocente, quando cade in testa ad un uomo, uccidendolo, così anche l’uomo è innocente quando compie le sue azioni: anche l’uomo è al di là del bene e del male. Il criminale è quindi innocente come un sasso.

Chiaramente, questo ha conseguenze estremamente complesse nella valutazione delle azioni e nell’imputabilità degli atti.

Come l’uomo, allora, costruisce la morale?

Secondo Nietzsche, la morale è qualcosa che viene addirittura prima della religione. Alcuni suoi contemporanei, psicologi inglesi, pensavano che la morale fosse costruita in base al criterio dell’utilità. Dal loro punto di vista, cioè, la legge morale “non uccidere” è socialmente più conveniente del suo contrario.

Nietzsche sostiene ancora un’altra cosa: quando si impongono delle regole morali, non si bada affatto alla loro utilità, ma solo se sono a vantaggio del più forte. L’imposizione delle regole morali è a vantaggio del più forte. La morale non ha, dunque, nulla di morale.  Il modo in cui le leggi morali si sono imposte è riconducibile a questo meccanismo. Pensate ai soprusi a cui l’umanità ha assistito, per imporre delle regole.

Noi siamo diventati morali, con una coscienza, al prezzo di secoli d’imposizioni violente. Quindi, non siamo diventati morali, perché buoni, ma perché abbiamo imparato un comportamento, attraverso la violenza. In ragione di questo, l’uomo diventa un animale abitudinario.

Nel processo di civilizzazione/moralizzazione, la società ha sempre dovuto eliminare i diversi, cioè coloro che si discostavano dalla regola comune. Si tratta dei diversi che la società ha dovuto eliminare per garantire il suo funzionamento. E’ questa la vera storia del manicomio: non era necessariamente un luogo per pazzi.

Genealogia della morale

In origine, l’umanità aveva chiamato “buono” ciò che i più forti avevano deciso che fosse buono. La società era, in origine, suddivisa in due grandi classi sociali. La classe superiore lo era da un punto di vista anzitutto etico, oltre che economico. In una società di guerrieri, il valore supremo era il coraggio, la guerra, la forza. Chi era posto al di sotto di loro, non aveva voce in capitolo.

A un certo punto della storia, accade qualcosa che capovolge il meccanismo: gli schiavi, pur rimanendo in una situazione di subordinazione, riescono ad imporre il loro modo di giudicare le cose. Ciò che conta diventa la mansuetudine, la remissività. Prima dei cristiani, furono gli ebrei a imporre questa visione delle cose. Questi erano un popolo che, vari secoli, fu in schiavitù. I loro valori sono poi diventati universali: debolezza, infermità, malattia…

Con l’avvento del cristianesimo, questo meccanismo si è andato amplificando. Ciò sovverte l’ordine naturale delle cose: nel regno animale vale la legge per cui chi è più forte ha il diritto di signoreggiare. Ne’ La genealogia della morale Nietzsche immagina un dialogo fra l’agnello e un aquila. L’agnello chiede per quale ragione ce l’aveva con loro. L’altra risponde di non avere nulla contro di loro. L’unica ragione per cui li attaccava e li uccideva era il fatto che potesse farlo. Nietzsche infatti si chiede per quale ragione una cosa, se è potente, non può esercitare la sua potenza? Tutto ciò non avviene solo nel regno umano.

Si potrebbe obiettare che è preferibile vivere in una società in cui gli umani si rispettano e non vige la legge della giungla e del più forte. Nietzsche risponde che la stessa volontà di potenza che è dentro chi è forte si ritrova nell’animo di chi è debole. Anche i deboli hanno brama di dominio, tanto quanto i malvagi. Provate a mettervi nei panni di un debole. Egli non può schiacciare l’altro sul piano della forza. L’unico strumento che ha è la compassione, la morale. Egli costringe gli altri a far provare agli altri un senso di colpa, facendo cioè nascere una coscienza morale.

Nel mondo animale, infatti, il senso morale non c’è. Non ci sono leoni che piangono per le gazzelle.

Nietzsche sosteneva che si vive in un mondo in cui vige la morale degli schiavi. Nietzsche si chiede allora come è possibile cambiare la situazione. Egli si pone il problema di come possa cambiare l’umanità per sovvertire, transvalutare i valori attuali.

[Manca una lezione]

Così parlò Zarathustra

Concludiamo il percorso su Nietzsche, occupandoci dello Übermensch (super-uomo/oltre-uomo) e dell’eterno ritorno, concetti che si ritrovano nel Così parlò Zarathustra.

Zarathustra era il fondatore di una religione nata nell’antica Persia che, ancora oggi, annovera dei fedeli: si tratta dello Zoroastrismo. Che cosa predicava questo Zarathustra storico, dunque non lo Zarathustra di Nietzsche? Egli professava l’idea che il mondo fosse il risultato di una lotta fra due principi: bene e male. Compito dell’uomo è quello di seguire la via del bene ed evitare il male, ma ciò, com’è ovvio, non è sempre possibile.

Nello Zoroastrismo storico, il mondo è spaccato, come una mela, in due metà. Come potrebbe essere venuto in mente a Nietzsche di utilizzare la figura di Zarathustra?

Secondo Nietzsche, infatti, non esistevano, in senso assoluto, il bene e il male. Tale idea di fondo cozza con i principi dello zoroastrismo. Nietzsche immagina che, Zarathustra, dopo aver predicato la religione del bene e del male, si renda conto di aver sbagliato. Il suo Zarathustra è, quindi, un personaggio che è guarito da un errore. La sua opera, quindi, è una collezione dei discorsi che questo personaggio tiene, prima al popolo (incapace di comprendere il suo messaggio), poi ai suoi discepoli.

Il fulcro generale dell’opera ruota, come si è detto, attorno ai concetti di Übermensch ed eterno ritorno.

Übermensch è tradotto in italiano con il termine “super-uomo”, ma, dal filosofo italiano Gianni Vattimo, tradotto con “oltre-uomo”.

Secondo Zarathustra, l’uomo è una corda, un ponte, fra la scimmia e il super-uomo. Alla base di quest’idea sta il concetto tipico dell’evoluzionismo, secondo il quale le specie sono in continua evoluzione. Non si deve pensare, quindi, che l’uomo sia il termine finale dell’evoluzione della sua specie.  Secondo Nietzsche, infatti, la specie homo sapiens può tendere ad un perfezionamento ulteriore. Charles Darwin intendeva l’evoluzione in senso fisiologico, Nietzsche, invece, intende l’evoluzione in termini spirituali. In che cosa consiste tale evoluzione?

La risposta è da individuare nello Zarathustra. Il superuomo è colui che è capace di amare la vita, di dire sì alla vita. Tale espressione può essere ambigua, può trarre in inganno. Il superuomo è, infatti, il “senso della terra”, cioè un uomo che non ama e non crede ad una vita ultraterrena, ma ciò che è terreno, mondano. Coloro che dicono di preferire l’aldilà odiano la vita, perché la trovano insopportabile. Questo, secondo Nietzsche, è un segno di grande debolezza e malattia. Il superuomo, quindi, si è liberato dall’odio della vita, dalle speranze ultraterrene.

L’altra idea di cui dobbiamo occuparci dottrina dell’eterno ritorno. Egli scopre questa evidenza nel 1881, in Engadina, sulle rive di una lago. Si imbatte in un sasso dalla forma piramidale, ne viene colpito ed elabora la teoria dell’eterno ritorno: il tempo non è una linea retta, ma è un cerchi. Le vicende della vita si ripetono eternamente.

Nietzsche riferisce la sua scoperta in Ecce homo, un’opera autobiografica. In realtà, la sua non fu un’illuminazione, ma l’effetto di una lunga meditazione, suggerita dai suoi studi in campo fisico.

Il punto di partenza è l’idea che l’universo sia finito, sia dal punto di vista quantitativo, sia energetico.

A ciò si collega un’altra premessa: il tempo è infinito. Quindi, non c’è un primo istante assoluto del tempo, né ci sarà mai un ultimo istante.

Se l’universo è finito, esso può assumere un numero finito di configurazioni. Si tratta di una conclusione che dipende dalla validità della prima premessa.

Se il tempo, però, è infinito, le configurazioni della materia sono destinate a ripetersi. In un tempo infinito, gli atomi, prima o poi, tenderanno a ritrovarsi nella medesima condizione.

Per quale ragione Nietzsche attribuiva così tanta importanza a questa dottrina? Come si ricollega alla dottrina del super-uomo?

Se il super-uomo è colui che dice di sì alla vita, amare la vita significa non amare la propria individuale esistenza, ma amare il fatto che la propria vita si ripeta all’infinito, così com’è?  

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...