Due lezioni su L’Io e l’Es

Freud

Lezione del 23/2/2015

Oggi parleremo di un saggio breve, ma particolarmente denso, nel corso del quale Freud apporta una modifica strutturale che ridefinisce l’intero impianto psicanalitico. Si tratta di L’io e l’Es del 1922.

Inizialmente, Freud aveva individuato tra aree della mente:

  • Coscienza = C.
  • Preconscio = Prec.
  • Inconscio = Inc.

Questa ripartizione si definisce “topica”, come se la mente fosse una carta geografica, costituita da vari continenti.

Questa prima topica viene ridefinita ne L’Io e l’Es con i termini:

  • Io
  • Es
  • Super-io

Per quale ragione Freud arriva a questa seconda topica?

Freud aveva capito che la causa delle nevrosi era inconscia. L’inconscio era perciò un postulato che si era rivelato utile per spiegare queste malattie. Con il passare del tempo, però, si rende conto del fatto che ci sono comportamenti non spiegabili con la prima topica.

Riguardiamola.

Freud aveva detto che l’inconscio era governato da un unico principio, che era quello del piacere. Successivamente, si rende conto del fatto che alcuni pazienti soffrono di una sorta di senso di colpa inconscio. Se è vero che esiste un senso di colpa inconscio, allora non è vero che l’inconscio è dominato unicamente dal principio di piacere. Cerchiamo di soffermarci sul concetto di senso di colpa inconscio.

Il senso di colpa (cosciente) è un’esperienza che tutti fanno: è una sensazione spiacevole derivante dal fatto che ci si auto-punisce con la sofferenza, per aver fatto o pensato qualcosa che va contro un nostro valore morale. Quindi, c’è senso di colpa, solo se ci sono valori morali.

La colpa è, perciò, un sentimento molto familiare, ma, nella quasi totalità dei casi, siamo coscienti anche del perché ci sentiamo in colpa. In questo caso non c’è nulla di patologico.

Esistono, però, anche sensi di colpa inconsci. Prendiamo il caso dei criminali. Freud prende in esame un soggetto che, in passato, aveva appiccato un incendio in un fienile. Tale soggetto, ricordando l’evento, confessò di aver avvertito una sensazione di sollievo, quando era stato scoperto dalla polizia. In quale caso ci si sente sollevati?

Se osserviamo questo caso, potrebbe trattarsi di un episodio che infrange le regole morali normalmente condivise.

In generale, una colpa viene espiata fa soffrire colui che l’ha commessa. La punizione ha, quindi, il senso, anche psicologico, di ristabilire la giustizia e di ripagare la colpa. Di conseguenza, colui che ha commesso una colpa, e si sente anche in colpa, sta meglio, se si sente punito, perché percepisce di essere in fase di espiazione del male commesso. Dunque ad un azione contro i propri principi morali (A), conseguono una colpa (C) ed una riparazione (R) della colpa medesima.

A  C  R

Sorge un problema, se la persona nei confronti della quale si è commesso un atto malvagio, non si sente appagata dalla pena.

Il criminale per senso di colpa analizzato da Freud è un soggetto in cui la colpa precede l’azione e quest’ultima è compiuta proprio per ricercare una punizione.

Si ha perciò:

C  A  P(unizione)  R

Se questo è vero, cioè, se si danno casi simili, allora esiste un senso di colpa inconscio. Il paziente di Freud non era in grado di spiegare, per quale ragione si era sentito meglio. La parola inconscio, perciò, non è solo sinonimo di principio del piacere. Quest’ultimo, infatti, non è caratterizzato dalla colpa, è contrario ai principi morali. Nella regione dell’inconscio, quindi, esiste anche un’istanza di tipo morale, che funge da giudice severo e dice che cosa è bene e che cosa è male.

Com’è possibile che una stessa regione, l’inconscio, ospiti, allo stesso tempo, il principio del piacere e la morale. Freud, allora, introduce la seconda topica:

  • Io = alla coscienza della prima topica. Esso è regolato dal principio di realtà, cioè è quella parte della nostra psiche, attenta ai limiti che la realtà impone ai nostri desideri. Posso anche desiderare di mangiare 15 kg di nutella, ma l’io ci dice che non è salubre. Questo principio, quindi, ci ferma prima che sia la realtà a farlo.
  • Es  pronome di terza persona singolare neutra nella lingua tedesca (esso). E’ la parte dell’inconscio regolata dal principio di piacere.
  • Super io  E’ inconscio anch’esso ed è la sede delle istanze morali.

Questo schema consente di comprendere tante patologie e disturbi mentali, nonché la salute mentale.

In stato di salute, l’io comanda le due istanze, tenendole in equilibrio. Se prevale l’Es, si diventa criminale. Se prevale il Super-Io, si è esposti alla repressione.

Lezione del 2/3/2015

Completiamo il discorso su l’Io e l’Es. Si tratta di un saggio importante, perché introduce una nuova topica nella psiche: Io, Es (principio del piacere) e Super-Io (principi morali). Come si formano e nascono queste tre parti?

Freud afferma che l’Es nasca assieme all’individuo, perché, fin dalla nascita, il bambino  è governato dal principio del piacere. Quindi, noi siamo essenzialmente Es.

Successivamente, si sviluppa l’Io. La nascita dell’Io è necessaria, perché la realtà non è a nostra immagine e non tutti i desideri possono essere soddisfatti. La realtà e il mondo presentano dei limiti ai nostri desideri e, se non ci si confronta con questa evidenza, si è destinati alla frustrazione continua.

Il Super-Io è l’ultima istanza a formarsi. Inizialmente, il bambino è al di là del bene e del male; non conosce alcuna distinzione fra questi due principi. Pertanto, non ha alcun senso qualificare le sue azioni come buone o cattive. E’ un soggetto molto simile ad Adamo ed Eva, prima del peccato originale. Il bambino, però, siccome non vive nello stato di natura, ma in società e, siccome la società ha bisogno che vengano rispettate determinate regole, egli deve attenersi ad esse.

I genitori, quindi, insegnano al bambino ciò che si fa e ciò che non si fa. Qual è la natura di queste regole impartite?

Alcune hanno a che fare con il principio di realtà e legate all’incolumità del pargolo (es. non toccare il fuoco, non arrampicarti sulla ringhiera del balcone…). Tutte queste regole hanno a che fare con il dovere e con l’assunzione della responsabilità.

Inizialmente, perciò, il bambino non ha un Super-Io, ma ha un super-io esterno, cioè i genitori. Sono i genitori a suggerire o ad imporre ciò che è bene e ciò che è male. Tuttavia, non per tutta la vita si può avere qualcuno che ci dice che cosa fare e che cosa non fare. E’ necessario essere in grado di fare da soli. Da soli, è necessario capire quali sono i limiti e le possibilità. Ciò può avvenire solo nella misura in cui si interiorizzano le regole genitoriali. In questo modo, si può superare il super-io. Quando il super-io è inconscio, si intende dire che il Super-Io è una forza che non si può controllare con la nostra coscienza. E’ un giudice che non può essere corrotto. Non si può controllare ciò che è bene e ciò che è male. Una volta assimilate le regole morali, non si ha più alcun controllo rispetto ad esse. Non si può stabilire o modificare il nostro repertorio di norme morali interne. Se, infatti, si prova a trasgredirle, arriva subito la colpa. In altri termini, è possibile materialmente trasgredire le regole, ma, se ciò avviene, emerge la colpa.

Il Super-Io dipende in larga parte dai genitori; se il proprio super-io è particolarmente rigido, perché si è ricevuta un’educazione particolarmente rigida, esso va a punire il principio del piacere.

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