Lezioni su Schopenhauer (parte 1)

Schopenhauer

Alcuni aspetti della biografia di Schopenhauer sono importanti per comprenderne il pensiero. Nasce nel 1788 a Danzica. Suo padre era un commerciante particolarmente facoltoso e desiderava che suo figlio ne seguisse le orme. Per questa ragione, Schopenhauer si era iscritto ad una scuola per futuri commercianti. In realtà, egli voleva iscriversi al ginnasio, ma sentiva l’obbligo di fare ciò che desiderava suo padre.

All’età di 18 anni, però, suo padre muore per cause non chiare, probabilmente suicida. Tale morte sarà all’origine di dissapori con sua madre, che verrà ritenuta responsabile di ciò, a causa di un tradimento.

Questa donna era molto famosa come scrittrice. Scrisse romanzi di successo ed era interessata alle arti e alla letteratura. Dopo la morte di suo marito, la madre si trasferisce a Jena, dove conosce Goethe e con cui condivide i salotti letterari. In questa fase, Arthur abbandona la scuola commerciale e si iscrive al ginnasio. Anche lui conosce Goethe e ne diventa amico. Egli, quindi, ha modo di conosce molti intellettuali, in particolare Friedrich Mayer, uno dei più importanti orientalisti tedeschi.

Nell’Ottocento, infatti, per la prima volta nella storia arrivano in Europa testi della tradizione buddista tradotti. In particolare, Schopenhauer si avvicina agli Upanişad , una raccolta di testi sacri dell’Induismo. Da adulto penserà che il contenuto della sua filosofia fosse il proseguimento di una sapienza perenne nota all’umanità fin dalla notte dei tempi.

Successivamente ottiene il dottorato a Berlino. Della commissione fa parte Hegel, il quale non approva la sua filosofia. Ne nasce un dibattito che proseguirà in anni di diatribe.

Ottenuto il titolo di dottore di ricerca, insegna proprio all’Università di Berlino dove insegna in corsi contemporanei a quelli tenuti da Hegel. I corsi di quest’ultimo erano molto frequentati, mentre quelli tenuti da Schopenhauer erano vuoti. Anche la sua opera, Il mondo come volontà e rappresentazione, non avrà fortuna e andrà al macero. Solo negli anni successivi raggiungerà la notorietà e verrà valorizzato da Nietzsche.

L’epidemia di colera scoppiata nel 1831 miete Hegel fra le vittime. Schopenhauer si trasferisce a Francoforte sul Meno, dove vivrà fino alla morte con una domestica e un cane (Atman). Infatti, amava molto i cani. A partire dal 1850, raggiunge la notorietà e riesce a ripubblicare Il mondo come volontà e rappresentazione. Muore nel settembre del 1860.

Oggi inizieremo a occuparci de Il mondo come volontà e rappresentazione. Partiamo da una panoramica delle tematiche, per poi approfondirle. Ho individuato cinque tesi che ci serviranno come filo conduttore.

La prima tesi afferma che il mondo che noi percepiamo attraverso i sensi (il mondo come rappresentazione) è una illusione. E’ il velo di Maya.

La seconda tesi afferma che, al di là del mondo illusorio della rappresentazione, sta il mondo vero, cioè la Volontà. Questa entità non va intesa come la volontà umana, governata dalla ragione. Essa è invece una forza oscura, irrazionale, primordiale, che sta al di là dei fenomeni.

La terza tesi afferma che è possibile attingere alla Volontà, attraverso il corpo. Il nostro corpo è, quindi, qualcosa che aiuta a sentire e ad intuire la volontà del mondo.

La quarta tesi afferma che la vita dell’individuo è sofferenza.

Anche Schopenhauer è pessimista, ma tale pessimismo è mitigato dalla quinta tesi: è possibile liberarsi dalla sofferenza.

Si tratta di capire quali sono le argomentazioni a sostegno delle tesi in questione. Le tesi, di per sé, non sono interessanti.

La filosofia di Hegel era una filosofia sostanzialmente ottimista, in relazione alla quale la storia fosse l’inveramento di un piano razionale, il realizzarsi della Ragione nel tempo.

Schopenhauer, invece, sostiene invece che il mondo non sia affatto razionale. La Volontà, alla base del mondo, non vuole qualcosa di giusto, buono o vero; è solo volontà di vivere, impulso cieco che fonda e sostiene il divenire del mondo. Non c’è, quindi, uno scopo per cui l’uomo sia in vita.

Questa posizione si contrappone alla tesi di fondo di Hegel. Giunto a Berlino, infatti, la popolarità di questo suo collega, lo pone un po’ in ombra. Il suo sistema verrà scoperto e valorizzato solo in seguito.

Partiamo dalla prima tesi, cioè dal mondo della rappresentazione. Si tratta di una posizione mediata, in qualche modo, da Kant, il quale rappresenta il punto di partenza della meditazione schopenhaueriana. Kant pensava che, quando si osservano le cose, abbiamo immediatamente a che fare con il modo in cui ci appaiono, non con come stanno in realtà.  Ciò che ci appare sono i fenomeni. Ma, al di là dei fenomeni, sta la cosa in sé, cioè il noumeno. In definitiva, si può avere una conoscenza certa dei fenomeni, ma non si può in alcun modo conoscere il noumeno. Kant non aveva affermato, però, che il mondo, come ci appare, è un’illusione.

Al contrario, Schopenhauer afferma proprio che il mondo è un’illusione, Velo di Maya.  E’ di Maya il velo dell’illusione che ottenebra le pupille e mostra un mondo di cui non si può affermare né se esista, né se non esista. Si tratta di una specie di miraggio. E’ una visione che appare, ma non si può decidere che non appaia.

Quando, quindi, Schopenhauer afferma che il mondo è un’illusione non intende dire che non esiste, ma che non è la verità. Alla verità si perviene per una via diversa da quella dei sensi.

Gli empiristi inglesi, però, dicevano che la conoscenza si fonda sull’esperienza. Si conosce, cioè, solo ciò che è possibile vedere e toccare. Come si fa allora a pervenire alla conoscenza vera. Ancora una volta, la via sta nella filosofia di Kant. Quest’ultimo affermava che il soggetto conosce attraverso le forme a-priori dell’intelletto. In altri termini, è come se tutti gli uomini portassero delle lenti (non fisiche) che mostrano delle lenti spaziali, causali, temporali… ma non ci permettono di vedere il mondo così com’è in se stesso.

Schopenhauer riprende questa teoria e ci mostra tempo, spazio e causalità: sono lenti attraverso cui noi vediamo le cose.

Kant aveva affermato, però, che è possibile conoscere unicamente il fenomeno, le lenti (elementi a-priori). Schopenhauer si discosta su questo punto. Egli, infatti, afferma che è possibile pervenire al mondo vero, attraverso il corpo.

Il corpo nostro è l’unica cosa che si può conoscere in modo immediato. Il nostro corpo, infatti, è percepibile immediatamente come volontà di vita, istinto.

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