Cosa penso del “diritto” alla filosofia

Bambina

Fuffa: il grande ritorno…

Cominciamo col dire che la parola “diritto”, intesa nel senso di diritto soggettivo, è una parola grossa, e andrebbe usata con cautela.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 si dice che il riconoscimento dei diritti dell’uomo costituiscono “il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. In pratica: se vogliamo vivere in un mondo giusto, libero e pacifico dobbiamo stabilire che ciascun essere umano è titolare di una serie di diritti inalienabili.

Alcuni di questi diritti sono:
1. Diritto alla libertà.

2. Diritto alla vita.

3. Diritto alla sicurezza.

4. Il diritto a non essere torturato, umiliato o degradato.

5. Il diritto a non essere discriminato.

6. Il diritto a ricorrere alla giustizia, se necessario e ad avere un processo giusto.

7. Il diritto alla presunzione d’innocenza.

8. Il diritto al rispetto della propria vita privata e famigliare.

9. Il diritto a muoversi liberamente nei confini del proprio Stato di residenza.

10. Il diritto di proprietà. ecc, ecc.

I diritti sono roba seria insomma! Proprio per questo, l’espressione “diritto alla filosofia”
suona più che altro come uno scherzo di cattivo gusto, come una boutade da radical chic.

Se diciamo che la filosofia è un diritto (e se non stiamo usando il termine a caso), ne consegue che chi non può studiare filosofia vede negato un proprio diritto e quindi sta subendo un abuso.

Ma in Italia c’è un sacco di gente che non studia filosofia: non si studia ai tecnici, ai professionali, alle medie, in quasi tutte le università, ecc.

Stiamo andando contro i diritti umani?

Veniamo ora al modo in cui Livio Rossetti (Amica Sofia 1-2/2014) caratterizza il diritto alla filosofia: è “il diritto ad avere ripetute, frequenti opportunità di confrontarsi alla pari, in un contesto non valutativo, in cui l’ansia da prestazione o da comparazione sia azzerata e rimpiazzata
da attenzione, curiosità, desiderio di capire e di capirsi etc.”

Humm. Innanzitutto qui non si parla di filosofia, ma del diritto di confrontarsi alla pari. Quindi, quando chiacchiero con un amico sto facendo filosofia? E quando invece mi trovo in un contesto valutativo, come a scuola, non sto facendo filosofia, anche se sono l’insegnante di filosofia? E se sono in un contesto valutativo sto violando qualche diritto?

La definizione di filosofia di Giuseppe Limone, poi, è un capolavoro di vaghezza: “la filosofia è innanzitutto libertà di espressione del pensiero, dei sentimenti, della propria
libera vita, che si confronta con l’intera esperienza della vita propria senza padroni dei paletti.”

Quindi anche l’arte, la danza, la musica, la letteratura è filosofia. Se poi la filosofia è libertà di dire quello che ti pare, allora non c’è letteralmente nulla che non sia filosofia. E allora non si capisce come sia possibile impedire a qualcuno di esercitare questo “diritto”.

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