Un argomento a favore della pena di morte

Pena di morte

Nel saggio Difendere l’indifendibile II (2013), Walter Block propone un interessante argomento a favore della pena di morte.

L’argomento è suddiviso in due parti, ed è soggetto alla condizione che si sappia, al di là di ogni ragionevole dubbio, che l’omicida è colpevole, e senza alcuna attenuante.

La prima parte dell’argomento ha lo scopo di mostrare che esiste almeno un caso teorico nel quale togliere la vita a un assassino è giustificabile. Supponiamo che venga inventata una macchina capace di trasferire la vita da una persona a un’altra. La macchina funziona così. Si prendono due persone, una morta e una viva, e le si collegano alla macchina. Azionando un interruttore, la persona viva muore e la persona morta viene resuscitata.

Sarebbe giusto usare questa macchina per giustiziare gli assassini e restituire la vita alle vittime? Se rispondiamo di no a questa domanda, vuol dire che pensiamo che l’assassino non ha l’obbligo di restituire la vita alla sua vittima, e questo, secondo Block, è ingiustificabile. Invece, se una macchina del genere esistesse, l’argomento tipicamente usato dai detrattori della pena di morte (“la pena di morte è motivata solo dalla sete di vendetta”) cadrebbe. L’omicida viene ucciso affinché la sua vittima innocente possa vivere.

Lo scopo di questa prima parte dell’argomento di Block è quello di affermare un principio etico. Se lui ha ragione, se cioè esiste almeno un caso – per quanto teorico – in cui togliere la vita a un omicida è giustificabile, ne consegue che un individuo che compie un omicidio (ferma restando la validità delle condizioni iniziali) perde con ciò il diritto alla propria vita. Questo diritto finisce nelle mani della vittima, che lo può esercitare attraverso lo Stato che esegue la sentenza.

Veniamo così alla seconda parte dell’argomento. Dal momento che la macchina per trasferire la vita non esiste, la vita dell’omicida non può essere reclamata dalla vittima, ma può essere reclamata dai suoi eredi.

Ipotizziamo che gli eredi della vittima siano moglie e figli. La moglie diventa così la proprietaria della vita dell’omicida. Sta a lei scegliere come agire. Se vuole può ordinare che venga ucciso. Oppure può rivelarsi misericordiosa e perdonarlo per aver ucciso suo marito. Tuttavia, la vittima può aver lasciato un testamento dove dice tra le altre cose, come voglia che venga trattato il suo assassino, semmai dovesse succedere una cosa del genere. In questo caso, i suoi desideri, e non quelli dei suoi eredi, devono essere rispettati. Questo perché la proprietà della vita dell’assassino si basa solo su quella della vittima. (Block, 2013, p. 266)

 

Block, Walter (2013), Defending the Undefendable II: Freedom in All Realms. Tr. it. Difendere l’indifendibile II. Libertà in ogni campo della nostra vita, Liberilibri, Macerata 2015.

 

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