Tutto è interpretazione?

la-narrazione-del-mio-defecare

Non esistono fatti, solo interpretazioni.

Come una cortina di ferro, questa frasetta di Nietzsche divide due fazioni in lotta tra loro da almeno un secolo. Da una parte ci sono i cosiddetti realisti, per i quali esistono le interpretazioni, certo… ma ci sono anche i fatti: i robusti fatti! Dall’altra abbiamo gli ermeneuti – chiamiamoli così per comodità – per i quali i “robusti fatti” dei realisti non sono altro che delle interpretazioni maldestramente scambiate per fatti. I realisti chiamano gli ermeneuti inconsistenti, gli ermeneuti tacciano i realisti di ingenuità: “Mostrami, o fellone, un qualche fatto che io non possa ricondurre a un’interpretazione!”

I lettori di questo blog sanno che io parteggio per la fazione dei realisti. Tuttavia, oggi vorrei spezzare tutte le lance possibili a favore degli ermeneuti. Proverò a mostrare che un realista può accettare fino in fondo le implicazioni della frase di Nietzsche, e rimanere tranquillamente un realista. Come De Gregori, anche il realista può dire alla fine: “Posso dartela vinta, e tenermi la mia vita…”

Cos’è un’interpretazione?

Per il momento lasciamo da parte la prima metà della frase (“non esistono fatti”) e concentramici sul significato della seconda (“esistono solo interpretazioni”). Cominciamo con un caso non controverso di “interpretazione”. Un giorno vedete un uomo uscire di corsa da un bar, è tutto sporco di sangue. Entrate nel bar per capire cosa sta succedendo. Vedete una donna a terra con un lungo coltello da cucina piantato sul fianco. Si sta dissanguando. Ne concludete che l’uomo deve aver accoltellato la donna.

Questa conclusione è, però, frutto di una vostra interpretazione. Per quanto ne sapete, le cose potrebbero essere andate diversamente: forse la donna è una cameriera, è scivolata e si è ficcata per sbaglio il coltello nel fianco. L’uomo che voi credevate essere il suo attentatore ha invece cercato di soccorrerla ma, quando ha visto che le usciva troppo sangue, è corso fuori a cercare aiuto. Entrambe le spiegazioni sono compatibili con la scena che avete osservato.

A questo punto fermiamoci per alcune considerazioni. Abbiamo detto che la spiegazione che vi siete dati dell’avvenimento è solo un’interpretazione. Ciò significa che non potete essere sicuri che la vostra spiegazione sia quella vera, e che pertanto non siete in grado di escludere altre spiegazioni possibili. In questo caso, dunque, dire che la vostra spiegazione è un’interpretazione equivale a dire che è un’ipotesi. E che cos’è un’ipotesi? È un’asserzione di cui non siamo in grado di stabilire in modo conclusivo il valore di verità. Tutto questo significa che la frase di Nietzsche: “Esistono solo interpretazioni” è un modo per dire: “Esistono solo ipotesi”, o, in modo più farragginoso: “Non esistono asserzioni di cui sia possibile stabilire in modo conclusivo il valore di verità”.

Cos’è un fatto?

Veniamo adesso alla prima parte della frase: “Non esistono fatti”. Ci sono due modi in cui possiamo intendere la parola “fatto”.

In un primo senso, un fatto è quell’evento o quello stato di cose che stabilisce il valore di verità di una certa asserzione. Prendiamo l’asserzione: “La donna che ora sta sanguinando nel bar è stata accoltellata.” Il valore di verità di questa asserzione (il fatto cioè che sia vera o falsa) dipende interamente da come sono andate le cose. Solo se c’è un modo in cui sono andate le cose, l’asserzione può essere vera o falsa.

Questa prima accezione del termine “fatto”, però, è logicamente compatibile (nel senso che non esclude a priori) con la tesi che esistono solo interpretazioni. Infatti, possiamo tranquillamente sostenere:

  1. Che c’è un modo in cui le cose stanno rispetto alle nostre asserzioni (dunque, esistono fatti).
  2. Che, ciononostante, non è in alcun modo possibile per noi accertare in modo conclusivo il valore di verità delle nostre asserzioni (esistono solo interpretazioni).

Il primo punto non esclude il secondo. Ma allora la frase di Nietzsche è un non sequitur.

Inoltre, se stiamo a questa prima accezione del termine “fatto”, l’affermazione: “Non esistono fatti” significa: “Non c’è un modo in cui stanno le cose”, il che equivale a dire che nessuna asserzione può essere vera o falsa. Ma se non c’è un modo in cui le cose stanno, allora non esistono nemmeno interpretazioni. Le interpretazioni sono ipotesi su come stanno (o sono andate) le cose. La nozione stessa di “interpretazione” si fonda, pertanto, sul presupposto che esistano fatti. Questo significa che l’asserzione: “Non esistono fatti, solo interpretazioni” è insensata.

Ma io non credo che Nietzsche usasse il termine “fatto” secondo questa prima accezione. Secondo me: “Non esistono fatti” vuol dire semplicemente: “Non è possibile accertare in modo conclusivo il valore di verità delle nostre asserzioni.” In altre parole, Nietzsche non parla di stati le cose, ma del fatto che noi non sappiamo, non possiamo sapere, come stanno le cose. “Non ci sono fatti, solo interpretazioni” significa allora: “Non possiamo mai sapere come stanno le cose, possiamo solo fare delle ipotesi.”

Ora, un realista potrebbe anche accettare una tesi del genere. È un po’ forte, a dire la verità, perché non si capisce bene in che senso l’asserzione: “5 è un numero dispari” sarebbe un’ipotesi. Ma vabbuono: oggi ci sentiamo accoglienti.

 

Annunci

5 pensieri su “Tutto è interpretazione?

  1. Diciamo quindi che può esserci scetticismo epistemologico (non possiamo saper se una ipotesi può essere vera o falsa non avendo gli strumenti necessari per accedere ai fatti), ma non scetticismo ontologico. Sbaglio?

    Mi piace

      1. La possibilità che non esistano cose in sé, ma soltanto le cose a cui attribuiamo un’essenza sulla base dei nostri schemi concettuali e quindi interpretativi.

        Mi piace

  2. Anche se tu assumi una prospettiva solipsista per cui ciò che esiste coincide con ciò che pensi e percepisci, hai comunque un modo in cui le cose stanno, anche rispetto all’esempio del bar di cui parlo.

    Mi piace

  3. In generale, che esistano fatti non vuol dire che tutti i fatti sono indipendenti dal linguaggio o dal pensiero. Ad esempio, il fatto che “cane” sia un sostantivo dipende dall’esistenza della lingua italiana. Il fatto che ieri notte abbia avuto un incubo dipende dall’esistenza della mia mente. In entrambi i casi, abbiamo dei fatti e delle asserzioni che li riguardano, le quali possono essere vere o false, a seconda di come stanno le cose. Detto questo, è possibile che non ci siano fatti per certe asserzioni (cfr. l’esempio di Russell sul re di Francia).

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...