Perché la filosofia è piena di stronzate?

 

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In questo articolo intendo sviluppare il discorso già iniziato da Frankfurt, nel suo saggio Stronzate (1986), esaminando il problema della patogenesi e della diffusione delle stronzate, con particolare riferimento alla popolazione dei filosofi.

È un fatto risaputo che le stronzate vengono solitamente sparate in un contesto discorsivo che richiede competenze speciali, ad esempio all’interno di una discussione sulla fisica delle particelle. Perché accade questo? Alcune semplici considerazioni ci permetteranno di rispondere a questa domanda.

Un problema complesso richiede, per essere affrontato, che se ne parli con competenza. Questo comporta il ricorso a una terminologia specifica per evitare ambiguità, e l’uso di modelli concettuali assai sofisticati. Infine, le conclusioni a cui si perviene sono spesso fortemente contro-intuitive.

Il non esperto rimane solitamente molto impressionato da queste discussioni e vorrebbe partecipare. Ciò che lo impressiona è soprattutto il gergo iniziatico. Non capisce nulla o quasi nulla di quello che viene detto, ma anche lui vorrebbe sentirsi parte di quell’élite di intellettuali. Pensa che se anche lui iniziasse a usare certi paroloni, certe sofisticate costruzioni sintattiche, forse gli esperti lo accetteranno nel loro club esclusivo. A lui mancano, però, quelle competenze specialistiche che richiedono anni di studi per essere padroneggiate. Quindi prende i suoi pensieri banali e cerca di contrabbandarli per grandi costruzioni teoriche, nella speranza che nessuno se ne accorga. Il trucco consiste nel dare un tono paradossale, contro-intuitivo a quello che dice, in modo da sembrare interessante. Il messaggio che vorrebbe far passare è: “Lo vedete che io non sono come gli altri. Io non credo nelle banalità del senso comune. Io sono come voi!”

Naturalmente gli esperti – quelli veri – se ne accorgono subito se uno sta sparando una stronzata, lo annusano a miglia di distanza, allo stesso modo in cui un critico d’arte capisce immediatamente di trovarsi di fronte a un falso. Ma il bullshitter non si rende conto di questo (dopotutto, fa parte del suo essere un incompetente), e crede ingenuamente che l’inganno passerà inosservato.

Ovviamente, ci sono dei campi dove è più difficile far passare una stronzata per qualcosa di serio. Nelle scienze sperimentali, ad esempio, è particolarmente difficile, perché lì vieni smascherato immediatamente appena ti trovi a discutere qualcuno che sia minimamente competente in materia. Ciononostante, non mancano bullshitters particolarmente temerari che cercano di penetrare anche in quelle fortezze.

Un campo nel quale è particolarmente facile inserirsi è quello della filosofia, e la ragione non è difficile da capire. Sfortunatamente, la filosofia non ha il vantaggio di cui godono le scienze sperimentali, cioè la possibilità di decidere empiricamente le questioni. Buona parte dei problemi filosofici (pensate all’annoso problema della verità o a quello della giustizia) non sono decidibili empiricamente, non esiste qualcosa come un esperimento cruciale in grado di tagliare la testa al toro. Il filosofo deve fare affidamento su un buon uso della logica sperando di non commettere errori, sulla capacità di individuare cattivi argomenti, e su una buona dose di inventiva. Raramente in filosofia si riesce ad arrivare a una risposta definitiva sui problemi, e questa è una delle ragioni per cui, ancora oggi, molti scienziati pensano che la filosofia sia un esercizio sterile.

È comprensibile che gli scienziati la pensino in questo modo. Dopotutto, pure loro sono degli incompetenti in fatto di filosofia, esattamente come tutti gli altri. La prova di ciò è che, quando provano ad argomentare le loro tesi anti-filosofiche, producono solitamente della pessima filosofia, come in questo caso:

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Il problema della filosofia, la sua debolezza, è che viene attaccata dall’esterno da diversamente-competenti come Boncinelli (cioè da gente competente in altri campi, ma incompetente in filosofia) e dall’interno da incompetenti veri e propri che vogliono spacciarsi per filosofi. Il risultato è che è molto difficile per qualcuno che voglia avvicinarsi alla filosofia distinguere tra la buona e la cattiva filosofia.

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Frankfurt, H. G. (1986), Stronzate. Un saggio filosofico, Rizzoli, Milano 2005.

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2 pensieri su “Perché la filosofia è piena di stronzate?

  1. Potrei dire una fesseria abnorme ma cercherò di esprimermi nel modo migliore possibile. Dal mio modesto punto di vista, una delle competenze fondamentali che dovrebbe avere un buon filosofo, che talvolta cade nel dimenticatoio, sarebbe quella di ottimizzare il modo di porre le domande. Dunque chiedo, l’intrinseca “fragilità” epistemica delle pratiche filosofiche sarebbe necessariamente da intendere come un difetto, un limite o addirittura un male da scongiurare ? Inoltre, e qui potrei spararla grossa per davvero; nella stragrande maggioranza delle imprese scientifiche di alto profilo del nostro tempo è possibile qualcosa come l’experimentum crucis ?

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    1. Ciao Roberto, non ho capito la tua prima domanda: cosa intendi per ottimizzare il modo di fare domande? Alla seconda domanda rispondo di sì. Se per esperimento cruciale intendiamo qualcosa che decide la vita o la morte di una teoria, allora il sidereus nuncius di Galileo ha fatto crollare la fisica e la cosmologia di Aristotele, per esempio.

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