La dialettica hegeliana spiegata semplice

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Oggi proverò a spiegarvi cos’è la dialettica hegeliana nel modo più semplice possibile. E che Dio me la mandi buona!

Allora, in parole povere, la dialettica è la causa finale di ogni mutamento.

Questa affermazione va, naturalmente, chiarita. Aristotele aveva introdotto la distinzione tra quattro diversi tipi di cause: materiale, formale, efficiente e finale. Prendiamo una statua. Per avere una statua abbiamo innanzitutto bisogno di un pezzo di marmo (causa materiale). Questo pezzo di marmo deve poi avere una certa forma (causa formale). Perché abbia quella forma, è necessario che lo scultore lavori il marmo in un certo modo (causa efficiente). La statua, infine, viene costruita per uno scopo, ad esempio, per essere messa in un tempio. La destinazione d’uso è la sua causa finale.

Le cause, in tutto, sono quattro, ma le cause che spiegano il processo che dal blocco di marmo portano alla statua sono solo due: la causa efficiente e la causa finale. Vediamo un po’ meglio la differenza tra questi due diversi tipi di causa.

Cos’è una causa efficiente?

Consideriamo un esempio:

Un terremoto fa crollare una casa che uccide un uomo.

Abbiamo qui una catena di cause ed effetti: il terremoto è la causa del crollo della casa; il crollo della casa è, a sua volta, la causa della morte dell’uomo.

La causalità efficiente ha questa caratteristica: ciò che viene prima spiega ciò che viene dopo, ma non viceversa. Il terremoto spiega perché è crollata la casa, ma il crollo della casa non spiega perché è avvenuto il terremoto. Se vogliamo spiegare perché è avvenuto il terremoto dobbiamo risalire a una causa anteriore ad esso. Allo stesso modo, la caduta della casa spiega perché è morto l’uomo, ma la morte dell’uomo non spiega perché è caduta la casa. Nella causalità efficiente, la spiegazione segue l’ordine temporale e non è mai retroattiva.

Facciamo adesso un esempio di causalità finale

Un edile costruisce una casa per ricavare i soldi dalla sua vendita.

In teoria potremmo descrivere il processo servendoci della causalità efficiente. Anche qui, dopotutto, abbiamo una catena di cause e di effetti: la casa viene costruita; ciò fa sì che venga venduta; la vendita della casa fa sì che il proprietario riceva i proventi della vendita.

Questo modo di descrivere i fatti è perfettamente corretto, ma non ci permette di cogliere l’elemento fondamentale che contraddistingue la causalità finale. Mentre infatti nel caso del terremoto, abbiamo a che fare con una sequenza dove ciò che accade prima spiega ciò che accade dopo e non viceversa, in questo caso è vero anche il contrario: ciò che accade dopo spiega ciò che accade prima. La casa viene costruita e venduta al fine di procurare dei proventi al suo proprietario. Questo significa che l’ultimo elemento della sequenza causale non è solo l’effetto in senso efficiente, ma è anche la causa finale, ciò che mette in moto l’intero processo: è la ragione ultima per cui la casa viene costruita. La causalità finale è dunque retroattiva: il risultato finale retroagisce sul presente spiegando l’intero processo.

Ora, la dialettica, dicevo, è la causa finale di ogni mutamento. Questo significa che, per Hegel, il mondo possiede uno scopo, un senso, un disegno complessivo che possiamo comprendere. Se volessimo comprendere il processo che porta alla costruzione di una casa, la sola causalità efficiente non basterebbe, dovremmo introdurre la causalità finale. La descrizione che ne risulterebbe alla fine sarebbe questa:

  1. In un primo momento la casa non esiste ancora come oggetto concreto, ma è presente come idea astratta nella mente del costruttore. È in questo senso che ciò che viene dopo spiega quello che avviene prima: ciò che viene dopo è la casa come oggetto concreto che, esistendo dapprima nella forma astratta dell’idea, nella testa del costruttore, avvia il processo di costruzione.
  2. Affinché la casa, da idea astratta, diventi concreta è però necessario che venga negata, che cessi di esistere come idea astratta, che esca da sé (e cioè dalla mente del costruttore), per diventare concreta.
  3. Il processo di costruzione, poi, non fa che realizzare questa idea. In questo modo l’idea, da astratta che era, diventa concreta. Potremmo dire che l’idea ritorna in sé, cioè ritorna in vita nella forma di un oggetto concreto.

Queste tre fasi della realizzazione della casa sono un esempio dei tre momenti che costituiscono la dialettica, che sono:

  1. Astratto o intellettuale: la cosa esiste solo astrattamente, come fine che deve essere realizzato.
  2. Dialettico o negativo-razionale: la cosa cessa di esistere astrattamente, viene negata, esce dall’astrazione per diventare concreta.
  3. Speculativo o positivo razionale: la cosa viene realizzata. In questo modo l’astrazione che era stata negata viene riaffermata. Non più, però, nella sua forma astratta, ma nella sua forma concreta.

Scrive Hegel, nella Fenomenologia dello Spirito:

La gemma scompare quando sboccia il fiore, e si potrebbe dire che ne viene confutata; allo stesso modo, quando sorge il frutto, il fiore viene, per così dire, denunciato come una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità. Ora, queste forme non sono semplicemente differenti l’una dall’altra, ma l’una soppianta l’altra in quanto sono reciprocamente incompatibili. Nello stesso tempo, però, la loro natura fluida le rende momenti dell’unità organica, in cui non solo non entrano in contrasto, ma sono necessarie l’una quanto l’altra; e soltanto questa pari necessità costituisce la vita del Tutto.

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Un pensiero su “La dialettica hegeliana spiegata semplice

  1. Pingback: La dialettica hegeliana spiegata un po’ meno semplice e con un po’ di critica – Dario Berti

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