Il verbalismo e l’esistenza dei draghi

 

grisu

Uno dei pericoli costanti della filosofia è quello di scadere nel verbalismo. In un post precedente ho cercato di mostrare come ciò possa accadere quando cerchiamo di rispondere a domande apparentemente semplici come: “che cos’è…?”

Lo stesso pericolo lo corriamo quando ci poniamo la domanda su ciò che esiste. Supponiamo, ad esempio, di chiedere a due individui, che chiameremo Luca e Sara, se, secondo loro, esistono i draghi. Luca dice che esistono, mentre Sara dice che non esistono. Chi dei due ha ragione? Per rispondere a questa domanda dobbiamo innanzitutto capire come usano la parola “esistere”.

Sara dice: “Io uso questa parola in riferimento alle cose di cui, direttamente o indirettamente, possiamo fare esperienza per mezzo dei sensi. I cani esistono perché li posso vedere direttamente. Le onde elettromagnetiche esistono perché ne posso avere un’esperienza indiretta, attraverso degli strumenti che ne rilevano la presenza. Dei draghi non posso fare in alcun modo esperienza, quindi non esistono.”

Luca ci risponde in questo modo: “Io ho un concetto più ampio di esistenza. Per me non esistono solo le cose che possono essere esperite dai sensi, ma anche le cose che possono essere semplicemente immaginate. Siccome io posso benissimo immaginare i draghi, dico che esistono.”

Ora, fin qui il disaccordo tra Sara e Luca è dovuto unicamente al fatto che danno sensi diversi alla parola “esistere”: si tratta pertanto di un disaccordo puramente verbale. Il disaccordo sarebbe sostanziale se, invece, Luca e Sara dessero lo stesso senso alla parola “esistere” e, ciononostante, fossero in disaccordo sull’esistenza dei draghi.

Supponiamo, ad esempio, che entrambi pensino che esistano solo le cose che si possono esperire per mezzo dei sensi e che per Sara i draghi non esistono, mentre per Luca esistono. A questo punto avremmo un vero disaccordo, e questo sarebbe un bene, perché allora la questione potrebbe essere risolta. Sara potrebbe dire: “Ok Luca, se pensi veramente che i draghi esistano, allora fammene vedere uno!”

Le dispute verbali hanno invece questa caratteristica: che non possono essere risolte, perché nessuno dei contendenti si rende conto che non c’è nulla da risolvere.

Con questo non voglio dire che il problema dell’esistenza sia uno pseudoproblema (non sono un neopositivista!), perché potremmo ancora chiederci – e sarebbe una domanda perfettamente sensata – se abbia ragione Sara a dire che esistono solo le cose che possono essere esperite dai sensi, oppure Luca, per il quale esistono anche le cose che possono essere immaginate.

Ma su questo tema mi sono già espresso.

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