Esiodo e l’enigma del Caos

caos

Che cosa intende dire Esiodo quando dice che “per primo fu Caos”? (Theog. 116) Non è facile rispondere a questa domanda, ma ci possiamo aiutare col testo.

Oltre che nel celeberrimo verso 116 riportato sopra, la parola Caos ha altre tre occorrenze nella Teogonia. La prima è al verso 700. Qui Esiodo sta descrivendo la lotta tra Zeus e i Titani, e dice:

Un ardore prodigioso penetrava Caos, e pareva davanti

agli occhi a vedersi e il suono ad udirsi agli orecchi

come quando Gaia e Urano ampio di sopra

si scontrano [=quando il cielo tuona e i fulmini cadono sulla terra]: tanto, infatti, il grande fragore sorgeva

come se l’una rovinasse e l’altro crollasse sopra di lei;

tanto fragore nasceva dagli dèi che si scontravano nella lotta.

Da questo verso sembra evidente che Caos è localizzato in una particolare regione del mondo, anche se non è chiaro di che regione si tratta. Potrebbe essere il mondo sotterraneo, il Tartaro, oppure potrebbe essere l’etere, la regione tra la terra e il coperchio bronzeo del cielo.

Cornford crede a questa ultima interpretazione (cfr. Principium Sapientiae), e traduce il verso 116 (“Dunque, per primo fu Caos”) così:

Per prima si generò l’apertura tra terra e cielo.

Il problema di questa interpretazione è che Urano viene al mondo in un secondo momento, generato da Gaia (“Gaia per primo generò, simile a sé, /Urano stellato”). Ma Cornford ha una risposta a questa obiezione. La sua interpretazione è, infatti, supportata dal verbo utilizzato da Esiodo: egli non dice “per primo fu Caos”, ma Caos per primo si “generò” (γένετ), forse per dire che Caos non è tanto l’eterna precondizione del mondo (come taluni interpreti ritengono), ma una modificazione di quella precondizione. La congettura di Cornford è che il cielo e la terra fossero originariamente uniti in un’unica massa indistinta, qualcosa di molto simile all’àpeiron. Questa idea dell’uno indifferenziato era probabilmente così comune che forse Esiodo l’ha data per scontata, e quindi inizia il racconto a partire dalla prima differenziazione.

Del resto, il motivo della separazione della terra dal cielo è pressoché universale. Ecco solo alcuni esempi:

1) Maori: per i Maori Rangi (cielo) si separa da Papa (terra).

2) Egizi: una glossa dal libro dei morti dice che “Ra cominciò a mostrarsi come re, come uno che esisteva da prima che Shu [dio dell’aria] venisse sollevato, quando era sulla collina di Ermopoli.”

3) Babilonesi: Marduk divide il corpo di Tiamat (acque primordiali) in due: una metà diventa il Cielo (contenente le acque celesti) e l’altra diventa Apsu (il profondo) e Esharra (la terra).

4) Genesi: 1, 6-8: “Dio disse: ‘Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque’. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo.

5) Hurriti-Ittiti: nel canto di Ullikummi, Upelluri, il cielo si separa dalla terra. E pare che Esiodo ricalchi molto da vicino questa versione.

Le cose però si complicano in Theog. 740, dove si parla di una regione che si trova al di là della terra, del cielo, del mare e del Tartaro. Questa regione viene descritta come “voragine enorme” (χάσμα μέγ’), piena di tempeste e dimora della Notte.

Là della terra nera e del Tartaro oscuro,

del mare infecondo e del cielo stellato,

di seguito, di tutti vi sono le scaturigini e i confini,

luoghi penosi e oscuri che anche gli dèi hanno in odio,

voragine enorme…

è possibile che questa voragine enorme si trovi al di là della “bronzea soglia del cielo”, come suggerisce un passo successivo, Theog. 814:

[I Titani sono rinchiusi] Là [dove] sono le porte splendenti e la bronzea soglia,

[…]

i Titani hanno la loro dimora, di là del caos tenebroso.

Comunque sia, tre interpretazioni sono da rigettare:

1) Caos = Spazio: l’interpretazione di Aristotele (Phys. Δ 1, 208 b 29) per cui “caos” significa “spazio” è da respingere. Questo concetto è molto più tardo, occorre dapprima in Pitagora e più chiaramente con Zenone di Elea e con Platone, nel Timeo.

2) Caos = Acqua: Zenone di Cizio (forse prendendo l’idea da Ferecide) e poi gli stoici interpretano il termine come “acqua”, facendo derivare “caos” da χέεσθαι che significa “ciò che viene versato”.

3) Caos = Disordine: Luciano in Amores 32, probabilmente dagli stoici, interpreta il termine come disordine, materia informe.

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