Vale di più una persona o un’opera d’arte?

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Posso immaginare tre possibili risposte a questa domanda:

1. La domanda è priva di senso.

2. Vale di più una persona.

3. Dipende dalla persona e dall’opera d’arte.

La teoria dell’incommensurabilità

La prima risposta potrebbe essere argomentata così: è vero che, in generale, parliamo del “valore” di una persona e del “valore” di un’opera d’arte. Ma il senso per cui un’opera d’arte ha valore è diverso dal senso per cui ce l’ha una persona. L’opera d’arte ha un valore estetico, mentre una persona ha un valore morale. I valori etici e quelli estetici sono incommensurabili. La domanda è, dunque, priva di senso.

La tesi dell’incommensurabilità potrebbe sembrare, a prima vista, plausibile… almeno in teoria. Ma c’è un problema. Nella vita reale può capitare di dover scegliere tra valori di genere diverso. Spesso, ad esempio, è necessario distruggere cose che hanno un valore monetario per salvare delle vite umane: nessuno esiterebbe a divellere la portiera di una Ferrari per salvare un bambino intrappolato dentro.

Eppure immaginate un teorico dell’incommensurabilità dei valori che dica: “Ma il valore monetario di una Ferrari non c’entra nulla col valore della vita di una persona.” Sarà anche vero, però noi dobbiamo scegliere quale valore distruggere, e quindi dobbiamo stabilire se, in generale, è più importante il valore monetario o quello di una vita umana. Lo stesso discorso vale quando compariamo i valori morali con i valori estetici. Sareste disposti a lasciar morire un essere umano per salvare dalle fiamme un Van Gogh?

La teoria del valore fisso

Questo ci porta alla seconda risposta alla nostra domanda iniziale. È quella che io chiamo la teoria del valore fisso della vita. La vita di una persona vale sempre di più di un’opera d’arte perché, in generale, le persone valgono di più delle cose. Infinitamente di più. Questa tesi sembra molto plausibile ma è, a sua volta soggetta a delle difficoltà. Se infatti diciamo che la vita umana ha un valore, allora è lecito chiedersi se tutte le vite umane abbiano esattamente lo stesso valore.

Supponiamo che la risposta sia sì. Questo significa che la vita di un benefattore vale tanto quella di un malandrino, e che la vita di un grande scienziato o artista vale quanto quella di un pedofilo o di un serial killer. Ma perché? Forse perché la vita possiede una sorta di valore fisso, che esiste indipendentemente da come viene spesa. Ma sostenere una cosa del genere è assai problematico. Perché se l’unica cosa che conta è la vita in quanto tale, allora dobbiamo dire che la vita di una foglia d’erba vale tanto quella di un essere umano. Dopotutto, sempre di vita di tratta.

La teoria del valore variabile

Questo ci porta alla terza teoria, che potremmo chiamare del valore variabile. Essa dice: è vero che la vita delle persone ha un certo valore, ma questo valore non è fisso, non è dato una volta per tutte, ma è variabile. La vita di certe persone vale di più. Ad esempio, la vita di un ricercatore in campo medico vale di più di quella di un serial killer, perché il ricercatore può migliorare sensibilmente le condizioni di vita dell’intera umanità, mentre il serial killer può solo fare del male. Il valore della vita di una persona viene così aumentato o diminuito dalle azioni che quella persona compie, dipende dal merito. È quindi possibile che la vita di una persona valga meno di quella di un’opera d’arte, anche se, generalmente, non è così. Nessuno, credo, sarebbe disposto a barattare la vita di un Einstein per la Cappella Sistina (io non lo farei), ma molti sarebbero pronti a farlo per un pedofilo.

La teoria funzionale del valore

Esiste però anche una quarta teoria che vale la pena di menzionare. In base a questa teoria non è mai lecito barattare una vita umana per un’opera d’arte, ma non perché la vita abbia un valore superiore alle opere d’arte, bensì perché è il presupposto di ogni valore. Le opere d’arte hanno un valore estetico, ma i valori esistono in funzione dell’uomo, cioè valgono solo perché ci sono esseri umani capaci di apprezzarle. Se la nostra specie si estinguesse e rimanessero tutte le opere d’arte, queste non avrebbero più alcun valore. L’uomo, invece, è la condizione di possibilità di ogni valore, ciò che rende sensato qualunque discorso sul valore delle cose. Forse allora non aveva del tutto torto Protagora quando diceva che l’uomo è la misura di tutte le cose. Forse non proprio di tutte, ma almeno di quelle cose che noi chiamiamo “valori”. Se questa teoria è giusta, allora la vita dell’uomo non possiede, in senso stretto, alcun valore. Non perché il suo valore sia zero, ma perché è ciò che stabilisce e misura tutti i valori.

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