Grillo e il tribunale della verità

grillo

In questi giorni Beppe Grillo ha proposto di istituire una giuria popolare

che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo.

La proposta ha suscitato molte critiche e ha fatto sorridere molti. Anche io penso che sia una proposta sbagliata, ma per una ragione diversa da quelle che ho letto in giro. Vediamo innanzitutto quali sono queste critiche. Ne riporterò due.

La prima critica è che se la giuria popolare venisse istituita per davvero, il primo mezzo di informazione a essere condannato sarebbe proprio il blog di Grillo. Ciò è probabilmente vero, ma non si capisce perché questa dovrebbe essere una critica. Gli avversari di Grillo avrebbero dovuto dirgli: “Ben venga la tua proposta! Così finalmente tutti capiranno con chi abbiamo a che fare.”

La seconda critica (molto più sensata) afferma che la verità non può in nessun caso essere stabilita da una giuria popolare o da un voto di maggioranza. Se si fosse istituita una giuria popolare nel ‘500 per stabilire se la Terra fosse al centro dell’universo, la risposta sarebbe stata sì – e la stessa risposta sarebbe arrivata se la giuria fosse stata composta dagli esperti dell’epoca. La fallacia, qui, è evidente: la verità di un’asserzione non dipende da quello che pensa la gente, ma da come stanno le cose.

Questa critica è valida, naturalmente, ma non tiene conto di un fatto: ci sono verità che sono più difficili di accertare di altre. Le verità scientifiche sono, in generale, quelle più difficili da accertare, perché richiedono l’impiego di raffinate procedure di verifica (come l’analisi spettrometrica in fisica). Queste procedure, a loro volta, poggiano su complicate teorie che sono sconosciute alla gente comune. In casi come questi, è opportuno affidarsi al parere degli esperti. Non perché siano infallibili, ma perché sono gli unici che possono dire qualcosa di sensato in proposito. Nessuna giuria popolare può stabilire se i vaccini sono efficaci, o se la macchia che si vede in una radiografia è un carcinoma.

Ma non tutte le verità sono così difficili da accertare. Ce ne sono un bel po’ rispetto alle quali una persona comune può esprimere un parere più che legittimo. Pensate ad esempio alle giurie popolari dei tribunali americani. Queste giurie sono formate da persone comuni, che vengono estratte a sorte, e che devono pronunciarsi su questioni della massima importanza, come casi di stupro o omicidio. La giuria esprime il verdetto, che può essere di colpevolezza o di innocenza. Nel caso in cui l’imputato venga giudicato colpevole, il giudice decide quale sia la pena da applicare. Notate: il giudice non decide cosa è vero, la giuria popolare lo fa, perché si suppone che possa farlo. Ora, io non voglio difendere il sistema penale americano. Dico soltanto che non è completamente assurda l’idea che una giuria popolare possa esprimersi su cosa sia vero. La proposta di Grillo è in linea con questa logica.

Veniamo adesso alle ragioni per cui la proposta di Grillo mi sembra sbagliata. Anche qui, ne propongo solo due, per brevità. La prima ragione è che è molto vaga, e questo la rende inapplicabile. I media diffondono ogni giorno valanghe di notizie. Molte notizie saranno vere, altre false. Ad esempio, l’altro giorno ho letto un articolo in cui si diceva che viviamo in una società di capitalismo sfrenato. Io penso che questa cosa sia completamente falsa. Posso citare il giudizio l’articolista? C’è una giuria che possa stabilire se ho ragione? Oppure: c’era tempo fa un articolo che conteneva una serie di inesattezze su un certo incendio che c’era stato a Venezia. Posso chiamare i giudici popolari? Se per ogni notizia sospetta dovessimo istituire una giuria popolare che ne stabilisca la verità, non basterebbe l’intera popolazione italiana per sbrigare tutto il lavoro. Senza poi contare la possibilità di fare dei controricorsi. Sono previsti, anche qui, più gradi di giudizio o il primo verdetto è inappellabile?

Sembra quindi necessario restringere il campo delle notizie che possono essere sottoposte all’attenzione della giuria popolare. Quali potrebbero essere queste notizie? Nell’articolo che ho citato sopra, Grillo ce ne dà un esempio, quando parla delle accuse che sono piovute su Davide Casaleggio. Lui ha in mente le notizie che sono potenzialmente infamanti. Ironia della sorte, poche righe prima di proporre le giurie popolari, Grillo asseriva anche che

giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene.

Enrico Mentana non l’ha presa bene e ha minacciato subito querela, mostrando così di condividere il principio che sta alla base della proposta di Grillo. Ma allora il punto non è la falsità in quanto tale, ma la falsità che procura direttamente un danno a una persona o a una categoria di persone. Non è in quanto falsa che una notizia va censurata, ma in quanto, essendo falsa, danneggia l’onore e la reputazione delle persone. Ma per questo bastano già i tribunali ordinari. Perché istituire delle giurie popolari?

La mia proposta è più semplice. Lasciamo ai tribunali occuparsi dei casi di diffamazione. Nel frattempo noi lettori impariamo a leggere più criticamente i giornali. Credere che tutto ciò che leggiamo sia vero è altrettanto ingenuo che credere che tutto ciò che leggiamo sia falso, come nel caso dei complottari. Impariamo a distinguere, diversifichiamo le nostre letture e, soprattutto, leggiamo qualche buona volta l’opinione di chi non la pensa come noi.

 

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