A proposito di hate speech

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Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti recita:

Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.

In linea di massima tutti sono d’accordo sul principio che viene espresso qui. Il problema è se la libertà di espressione debba essere estesa anche ai cosiddetti discorsi d’odio (hate speeches), cioè a quei discorsi che esprimono idee offensive nei confronti di gruppi o minoranze di persone.

Proprio in questi giorni, questo problema è sorto nel caso Matal Vs Tam. I fatti sono questi. Simon Tam, cantante di origini asiatiche del gruppo rock “The Slants”, che tradotto vuol dire “Gli occhi a mandorla” ha cercato di depositare il nome del gruppo presso l’Ufficio Brevetti, ottenendo un rifiuto da parte del Direttore ad Interim, Joseph Matal. La motivazione è stata che The Slants è un termine denigratorio nei confronti degli asiatici.

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The Slants

Il caso è finito alla Corte Suprema, che ha respinto le motivazioni di Matal, sulla base delle seguenti considerazioni:

[L’idea che il governo debba restringere] un discorso che esprime idee offensive […] colpisce al cuore il Primo Emendamento. Un discorso che denigra sulla base della razza, l’etnia, il genere, la religione, l’età, la disabilità, o su ogni altra base simile è un discorso d’odio [hateful]; ma il più grande vanto della nostra giurisprudenza sulla libertà di parola sta nel fatto che noi proteggiamo la libertà di esprimere “il pensiero che noi odiamo.”

Così il Giudice Samuel Alito. Il giudice Anthony Kennedy ha aggiunto:

Una legge volta a discriminare in base al punto di vista è una “forma esuberante di discriminazione dei moderati”, che è “presumibilmente anticostituzionale”. […] Una legge che può essere diretta contro un discorso ritenuto offensivo di una certa parte del pubblico può essere rivolta contro le minoranze e le opinioni dei dissenzienti a scapito di tutti. Il Primo Emendamento non affida tale potere alla benevolenza del governo. Al contrario, la nostra fiducia deve ricadere sulle sostanziali garanzie di una discussione libera e aperta in una società democratica.

 

PS: potete leggere il testo integrale della sentenza qui.

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