Ha senso descrivere la guerra in termini morali? No, per il realista morale

Bismark

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Una mappa della Cambogia fatta con 300 teschi umani, in memoria del genocidio ad opera dei Khmer rossi (Tuol Sleng Museum of Genocide). Foto di Donovan Govan, via Wikipedia.

Parrebbe di no: è un orrore e basta!

Eppure proprio quando diciamo che è un orrore, stiamo usando un termine morale. Non stiamo dicendo semplicemente che la guerra uccide un sacco di gente, stiamo dicendo che è un male, un orrore.

Si dirà: ok, la guerra è un male, ma non c’è molto altro che si possa dire al riguardo: perché la guerra è un male assoluto, non possiamo parlarne se non per dire che è un male.

Anche questa affermazione sembra un po’ retorica. Anche accettando che la guerra sia sempre un male, non tutte le guerre sembrano essere sullo stesso piano morale. Alcune sono condotte peggio di altre: un conto è che si scontrino solo gli eserciti, un conto è che muoiano dei civili, per esempio.

Il realismo politico

Forse, però, tutto questo discorso è viziato da una certa ingenuità di fondo: c’è un senso più profondo per cui non ha senso parlare di guerra in termini morali. Così, almeno, la pensano i teorici del realismo politico. Per i realisti politici gli standard morali non sono applicabili alla guerra, la quale può essere giudicata solo in termini utilitaristici, chiedendosi se e quanto una guerra può servire agli interessi dello Stato. Una guerra non può essere morale o immorale, giusta o ingiusta, ma più o meno utile allo Stato.

Perché? Perché, per i realisti politici, non esiste uno standard morale universale per mezzo del quale stabilire le ragioni e i torti: se due cittadini litigano per una questione di diritto, è possibile stabilire chi dei due ha ragione e chi no. Questo perché esiste lo Stato che, in qualità di giudice super-partes, amministra la giustizia. Ma quando due Stati indipendenti litigano per una questione di diritto, non è possibile stabilire chi ha ragione e chi no, perché non esiste un giudice super-partes. Il diritto è soggetto a vincoli territoriali, nazionali. Al di fuori di questi confini, non esiste. Quindi parlare di guerra giusta o sbagliata è un puro nonsenso.

Problemi

Questa teoria ha parecchi problemi.

  1. A dispetto dell’a-moralismo dichiarato, sostiene una precisa teoria morale, l’utilitarismo, cioè la teoria per cui è giusto fare il bene della maggioranza (in questo caso rappresentato dall’interesse nazionale). Perché nei rapporti tra Stati ogni altra teoria deve tacere, mentre può parlare l’utilitarismo?
  2. Questa teoria ha delle conseguenze bizzarre. Se la seguiamo coerentemente, dobbiamo dire che una guerra di invasione è giusta, mentre una guerra fatta per fermare un genocidio è sbagliata, perché non fa l’interesse nazionale.
  3. Confonde completamente tra legge morale e legge giuridica. Dal fatto che non vi sia un diritto internazionale e un giudice che dirime le questioni tra Stati, non segue che non ci sia differenza tra giusto e sbagliato. Se l’etica coincidesse con il diritto, allora sarebbe impossibile affermare che una legge è ingiusta o sbagliata, perché tutte le leggi sarebbero per definizione giuste.

 

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9 pensieri su “Ha senso descrivere la guerra in termini morali? No, per il realista morale

  1. Ma la guerra appartiene alla ragione, o meglio alla Ragione?
    Quando si accende un conflitto tra individui o Stati la domanda da porsi è perchè la Ragione è stata, o si è lasciata scavalcare, dall ‘a-categorico?

    Fare la guerra va al di là della categorizzazione, è un comportamento possibile dell’uomo ma non un’Attività inquadrabile nel complesso delle Categorie della Ragione.

    La guerra non si giudica nel campo dell’Etica, ma nella terra dell’oblio della Ragione.

    Dopo ogni guerra forse si diventa più saggi e consapevoli e con questo si accelera sulla Ragione, ma essa rimane il magma di sottofondo, da cui puó trarre energia la Ragione, ma non é essa Ragione.

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  2. Ragione, per me, é il luogo, non fisico, direi virtuale, dove si organizza il Pensiero cosciente secondo le diverse categorie quali e quantitative, quasi Aristoteliche o, se più recenti, Kantiane.
    La Guerra, essendo sovvertimento, non è inquadrabile in nessuna delle categorie e quindi è al di fuori della Ragione.
    Se poi volessimo inquadrarla nel grande imperativo categorico, nelle sue diverse declinazioni, dovremmo sospendere il giudizio in quanto essa non risulta in alcun modo possibile: affinché essa accada è necessario ed imprenscindibile la sospensione di ogni giudizio. Essa é al di là.

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  3. perchè ne ragioniamo dopo che è accaduto e si è trasformata in un fatto entra nella storia, come se uscisse dall’irrazionale o meglio dall’A-razionale per diventae fatto e quindi categorizzabile.

    il fatto temporale e spaziale ha la sua importanza e di questo ne prendiamo atto siolo dopo che è successo non prima nè durante

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  4. perchè ne ragioniamo dopo che è accaduta e si è trasformata in un fatto, quindi, come tale, entra nella storia. E’ come se nel “dopo” essa, la guerra, uscisse dall’irrazionale, meglio dall’A-razionale per diventare un fatto e quindi, come tale, categorizzabile.

    Avere delle coordinate Spazio-Temporali della guerra conduce il fatto nella terra della Ragione e solo dopo che è successo, non prima nè durante, possiamo dare una valutazione di Moralità alla Guerra

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  5. Di nuovo, non sono sicuro di capire. Esiste una teoria della guerra, detta “teoria della guerra giusta”, che fissa una serie di condizioni affinché una guerra possa essere definita giusta. Queste sono, ad esempio, 1) deve essere una guerra di autodifesa; 2) la risposta deve essere proporzionata alla minaccia (non puoi radere al suolo un paese perché ha abbattuto un aereo militare); 3) deve essere condotta in modo tale da limitare il più possibile l’uccisione di civili… ecc. Tutte queste condizioni ti permettono, appunto, di stabilire se una guerra è giusta o meno PRIMA che venga combattuta. Non c’è bisogno che la Germania invada la Polonia per stabilire se si tratta di un attacco giustificato.

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  6. La guerra non é mai giusta, una volta che é inserita nelle coordinate dello SpazioTempo, si può definire.
    Esempio: è guerra giusta se è di autodifesa… Domanda perchè uno Stato decide de muovere guerra ad un altro? Basta solo uno a decidere la guerra? O é una collettività?
    La risposta deve essere commisurata alla minaccia… Ma è minaccia o attacco? L’entrata in guerra degli ‘americani’ era commisurata all’attacco? E l’attesa pre intervento, quanto già si sapeva della ennesima storica pulizia etnico-religiosa?
    Deve essere tale da limitare il più possibile l’uccisione di civili… Ed Hiroshima e Caporetto…e sarajevo?

    Comunque i punti 2 e 3 corrispondono a regole di ingaggio e non sono giustificazioni per una guerra giusta…

    E le guerre civili

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