Fare i propri interessi, quello che Marx non comprese

Marx

Qual è il limite della mia libertà? Se fate questa domanda a un liberale, vi risponderà in questo modo: “Non far del male agli altri. Per il resto, sei libero di fare tutto ciò che ti piace.”

Ora questa idea, che oggi è di senso comune, è stata messa in discussione da Marx. Nel saggio La questione ebraica, Marx afferma che questa idea di libertà è fondamentalmente antisociale. Ecco cosa scrive:

La libertà è dunque il diritto di fare ed esercitare tutto ciò che non nuoce agli altri. […] Si tratta della libertà dell’uomo in quanto monade isolata e ripiegata su sé stessa. […] Ma il diritto dell’uomo alla libertà si basa non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sull’isolamento dell’uomo dall’uomo. Esso è il diritto a tale isolamento, il diritto dell’individuo limitato, limitato a sé stesso. (Marx, 1844, p. 71)

Questa affermazione è, a dir poco, paradossale. Perché il fatto che io veda nell’altro il limite alla mia libertà è precisamente il fondamento della vita sociale. Se non riconoscessi quel limite, la mia libertà sarebbe illimitata, e allora potrei fare tutto quello che voglio, disinteressandomi completamente del prossimo.

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Guerra preventiva o guerra precauzionale? Ecco la differenza

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Se Trump decidesse di attaccare la Corea del Nord, la sua sarebbe una guerra preventiva? Dipende da come decidiamo di tradurre il termine inglese preventive. Ad esempio, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Herbert R. McMaster, ha detto qualche settimana fa alla CNN: “Stiamo preparando dei piani per una guerra preventiva (preventive war).”

Ma cosa intendono gli americani per preventive war?

La risposta non è così scontata come potrebbe sembrare, perché nel lessico militare anglosassone esiste una distinzione terminologica che la nostra lingua non riesce a cogliere.

È la distinzione tra preventive preemptive. Siccome i dizionari italiani, di solito, traducono entrambi i termini con “preventivo”, la distinzione si perde.

Ma dove sta la differenza?

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Essere o non essere intolleranti con gli intolleranti?

Un nuovo meme si aggira nella rete: è quello sul paradosso della tolleranza di Popper. Eccolo qua:

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Il meme illustra un pensiero che si trova ne La società aperta e i suoi nemici (precisamente la nota 4 al capitolo VII del volume I), e che dice: “la tolleranza illimitata deve portare alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti, e la tolleranza con essi.” (Popper, 1943, pag. 346)

Isolato dal contesto, questo passo potrebbe indurre a credere che, per Popper, fosse lecito usare la forza per impedire agli intolleranti anche soltanto di esprimere le loro idee intolleranti.

Ma non è così. Il passo, infatti, continua dicendo: “In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto il controllo dell’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni.

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Io, la matita. Un racconto di Leonard E. Read

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Ho tradotto questo classico apologo di Leonard E. Read, Io, la matita, pubblicato per la prima volta nel dicembre 1958 nella rivista “The Freeman”. È una riflessione molto istruttiva sull’importanza della libertà in un mondo così straordinariamente complesso come quello nel viviamo. Enjoy!

Io sono una matita: la matita ordinaria di legno familiare a tutti i ragazzi e le ragazze e gli adulti che possono leggere e scrivere.*

Scrivere è sia la mia vocazione che il mio lavoro; è tutto ciò che faccio.

Potresti chiederti perché dovrei scrivere una genealogia. Bene, tanto per cominciare, la mia è una storia interessante. E poi, io sono un mistero – più di un albero o di un tramonto o anche di un fulmine. Ma, purtroppo, chi mi usa mi dà per scontata, come se fossi nata per caso e non avessi una storia. Questo atteggiamento sprezzante mi relega al livello delle cose comuni. È uno di quei gravi errori ai quali l’umanità non può sopravvivere a lungo senza pericolo. Perché, come il saggio G. K. Chesterton ha una volta osservato: “Moriamo per la mancanza di meraviglia, non per mancanza di meraviglie.”

Io, la matita, per quanto semplice possa apparire, merito tutta la tua meraviglia e la tua soggezione, come proverò a dimostrare. Infatti, se riuscirai a comprendermi – no, questo è troppo da chiedere a chiunque – se potrai renderti conto del miracolo che io simboleggio, allora potrai salvare quella libertà che l’umanità sta così tristemente perdendo. Ho una lezione profonda da insegnare. E posso insegnare questa lezione meglio di un’automobile, di un aereo o una lavastoviglie perché… beh, perché sono così apparentemente semplice.

Semplice? E tuttavia, non c’è una sola persona sulla faccia del pianeta che sappia come fabbricarmi. Questo sembra incredibile, non è vero? Soprattutto quando si pensa che ogni anno, negli Stati Uniti, ci sono circa un miliardo di oggetti del mio genere che vengono fabbricati.

Prendimi in mano e guardami. Cosa vedi? C’è più di quel che sembra: c’è un po’ di legno, dello smalto, l’etichetta stampata, la grafite, un po’ di metallo e un gommino per cancellare.

Innumerevoli antenati

Proprio come non riesci a risalire molto indietro nel tuo albero genealogico, così è impossibile per me nominare e descrivere tutti i miei antenati. Ma vorrei indicarne abbastanza per impressionarti con la ricchezza e la complessità della mia storia.

Il mio albero genealogico inizia con quello che in origine era un albero, un cedro che cresce nella California settentrionale e nell’Oregon. Ora immagina tutte le seghe, i camion, le funi e le moltissime altre attrezzature impiegate per la raccolta e il caricamento dei tronchi di cedro ai binari della ferrovia. Pensa a tutte le persone e alle innumerevoli competenze che hanno reso possibile la fabbricazione di queste cose: l’estrazione mineraria, la lavorazione dell’acciaio e la sua rifinitura in lame dentate, asce, motori; alla coltivazione della canapa e a tutte le fasi necessarie a trasformarla in corda pesante e robusta; pensa ai grandi accampamenti che si trovano nei boschi, con i loro letti e le mense, dove il cibo viene raccolto e preparato. Perché c’è il lavoro di migliaia di mani sconosciute dietro a ogni tazza di caffè bevuta da un boscaiolo!

Il legname è spedito ad uno stabilimento a San Leandro, in California. Riesci a immaginare le persone che hanno fabbricato i vagoni, le rotaie, i motori ferroviari e che hanno costruito e installano i sistemi di comunicazione a essi collegati? Queste legioni sono tra i miei antenati.

Considera lo stabilimento a San Leandro. I tronchi di cedro vengono tagliati in piccole asticelle lunghe quanto una matita. Queste sono essiccate in forno e poi tinte per lo stessa ragione per cui le signore si imbellettano il volto. La gente preferisce che io sia carina piuttosto che di un bianco pallido. Le asticelle sono cerate e di nuovo essiccate nel forno. Quante abilità sono servite per fare la tinta e le fornaci, per fornire il calore, la luce e l’energia, le cinghie di trasmissione, i motori e tutte le altre cose che uno stabilimento richiede? Gli spazzini dello stabilimento sono tra i miei antenati? Sì, e sono inclusi anche gli uomini che hanno versato il calcestruzzo per la diga a idrogetto della Pacific Gas & Electric Company che fornisce energia allo stabilimento!

Non trascurare neanche di aggiungere ai miei antenati presenti e lontani coloro che hanno dato una mano nel trasporto di sessanta vagoni carichi di asticelle in tutta la nazione.

Una volta nella fabbrica di matite – un edificio da 4 milioni di dollari in macchinari e edifici, tutto capitale accumulato dal risparmio dei miei progenitori – su ogni asticella in legno vengono intagliate otto scanalature da un macchinario complesso, dopo di che un’altra macchina sistema un pezzo di grafite in mezzo alle asticelle, vi applica della colla e ci mette un’altra asticella sopra, formando così una specie di sandwich di grafite. Io e le mie sorelle siamo così meccanicamente scolpite in questo “sandwich di legno”.

La mia mina in sé è complessa. La grafite viene estratta in Sri Lanka. Pensa ai minatori e a coloro che hanno fabbricato i molti strumenti e ai produttori dei sacchi di carta in cui viene spedita la grafite e a coloro che fanno la corda che lega i sacchi e a chi li mette a bordo di navi e a coloro che fanno le navi. Anche il custode del faro lungo la rotta ha assistito alla mia nascita e anche il pilota del rimorchiatore.

La grafite viene mescolata con l’argilla del Mississippi in cui viene utilizzato l’idrossido di ammonio nel processo di raffinazione. Quindi vengono aggiunti agenti inumidenti come il sego solfonato (un grasso animale che viene fatto reagire con acido solforico). Dopo aver attraversato numerose macchine, la miscela appare infine come un lunghissimo filo – come avviene in una macchina per fare salsicce – che viene segmentato, essiccato e cotto per diverse ore a più di 1.000 gradi. Per rendere la grafite più resistente e lucida, i segmenti vengono quindi trattati con una miscela calda che contiene cera di candelilla proveniente dal Messico, paraffina e grassi naturali idrogenati.

Il mio corpo di cedro viene rivestito da sei strati di lacca. Conosci tutti gli ingredienti presenti nella lacca? Chi potrebbe pensare che i coltivatori di chicchi di ricino e i raffinatori di olio di ricino contribuiscano a produrli? Eppure è così: perché anche i processi che danno alla mia lacca quel bel colore giallo coinvolgono le abilità di più persone di quante se ne possano enumerare.

Osserva l’etichetta. Questa è formata da una pellicola che si ottiene applicando a caldo del nero di carbone mescolato con delle resine. Come si fanno le resine e cos’è il nero di carbone?

La mia parte in metallo, la ghiera, è in ottone. Pensa a tutte le persone che estraggono lo zinco e il rame e a coloro che hanno la capacità di ricavare ottone lucido da questi prodotti della natura. Quegli anelli neri che vedi sulla mia ghiera sono di nichel nero. Cos’è il nichel nero e come viene applicato? Ci vorrebbero delle pagine per spiegare per quale ragione al centro della mia ghiera non c’è del nichel nero.

Poi c’è la mia gloriosa corona, chiamata inelegantemente nel commercio “il gommino”, la parte che l’uomo usa per cancellare gli errori che fa con me. È una sostanza chiamata “factice” quello che cancella. Si tratta di un derivato della gomma realizzato facendo reagire l’olio di colza indiano con cloruro di zolfo. La gomma, contrariamente a quanto comunemente si crede, è usata solo come legante. Inoltre ci sono numerosi agenti vulcanizzanti e acceleranti. La pomice viene dall’Italia; e il pigmento che dà al “gommino” il suo colore è il solfuro di cadmio.

Nessuno lo sa

C’è qualcuno, adesso, che vuole contestare la mia asserzione di prima che nessuna persona sulla faccia della terra sa come farmi?

In realtà, milioni di esseri umani hanno contribuito alla mia creazione, ciascuno dei quali conosce solo una minima parte di coloro che hanno dato una mano. Ora tu potresti dire che mi sono spinta troppo oltre nel voler collegare il coltivatore di caffè nel lontano Brasile e un coltivatore di cibo di un’altra parte del mondo alla mia creazione; che questa è una affermazione estrema. Ma io continuerò a sostenere la mia tesi. Non c’è una sola persona tra tutti questi milioni, incluso il presidente della società di matite, che contribuisca con più di un piccolo, infinitesimale, frammento di conoscenza alla mia costruzione. Dal punto di vista della conoscenza, l’unica differenza tra il minatore di grafite dello Sri Lanka e il boscaiolo dell’Oregon è nel tipo di specializzazione posseduta. Non possiamo fare a meno della conoscenza del minatore o di quella del boscaiolo, più di quanto possiamo fare a meno di quella del chimico della fabbrica o dell’operaio che lavora nel giacimento petrolifero – essendo la paraffina un sottoprodotto del petrolio.

Ecco un fatto sorprendente: né l’operaio che lavora nel giacimento petrolifero, né il chimico, né il minatore di grafite o argilla, né chi fa le navi, i treni o i camion, né quello che fa funzionare la macchina che fa la zigrinatura sul mio pezzo di metallo o il presidente della società, nessuno di loro assolve il suo compito perché vuole una matita. Ognuno loro mi vuole meno, forse, di quanto mi voglia un bambino che va in prima elementare. Infatti, tra questa vasta folla, c’è chi non ha mai visto una matita, né saprebbe come usarne una. Non sono io il loro scopo. Magari ognuno di questi milioni vede che può scambiare le sue piccole conoscenze per i beni e servizi di cui ha bisogno o che desidera. E non è detto che io rientri tra questi.

Nessun pianificatore

C’è un fatto ancora più sorprendente: l’assenza di una mente pianificatrice, o di qualcuno che detti o diriga forzatamente queste innumerevoli azioni che mi hanno fatto esistere. Non vi è traccia di una persona del genere. Al contrario, qui troviamo al lavoro la Mano Invisibile. Questo è il mistero a cui accennavo prima.

È stato detto che “solo Dio può creare un albero”. Perché siamo d’accordo con questa affermazione? Non è forse perché ci rendiamo conto che noi stessi non potremmo crearne uno? E, in effetti, possiamo anche solamente descrivere un albero? Non possiamo, se non in modo superficiale. Possiamo dire, ad esempio, che una certa configurazione molecolare si manifesta come un albero. Ma quale mente umana potrebbe mai registrare, per non dire dirigere, i cambiamenti costanti delle molecole che si verificano nel corso della vita di un albero? Un’impresa simile sarebbe assolutamente impensabile!

Io, la matita, sono una complessa combinazione di miracoli: un albero, dello zinco, del rame, della grafite e così via. Ma a questi miracoli che accadono in natura, si aggiunge un miracolo ancora più straordinario: la coordinazione delle energie creative dell’uomo – milioni di piccoli saperi che si coordinano naturalmente e spontaneamente in risposta alla necessità e al desiderio umano e in assenza di una pianificazione! Poiché solo Dio può fare un albero, insisto che solo Dio mi possa fare. L’uomo non può dirigere questi milioni di saperi per farmi venire al mondo più di quanto possa mettere delle molecole insieme per formare un albero.

Questo è ciò che intendevo prima quando dicevo: “Se potrai renderti conto del miracolo che io simboleggio, potrai salvare quella libertà che l’umanità sta così tristemente perdendo.” Perché, se ti rendi conto che questi saperi si coordinano naturalmente, si, automaticamente, in modelli creativi e produttivi in risposta alla necessità e alla domanda umana – cioè in assenza di governo o di qualsiasi altro pianificatore coercitivo – allora avrai compreso un ingrediente assolutamente essenziale per la libertà: la fede nella libertà delle persone. La libertà è impossibile senza questa fede.

Una volta che il governo abbia ottenuto il monopolio di un’attività creativa come, ad esempio, la consegna della posta, la maggioranza degli individui crederà che le lettere non possano essere efficacemente consegnate da uomini che agiscono liberamente. Ed ecco la ragione: ognuno ammette di non sapere quali sono le operazioni che bisogna compiere per consegnare una lettera. Sa anche che nessun altro individuo conosce queste operazioni. Queste assunzioni sono corrette. Nessun individuo possiede abbastanza conoscenze per eseguire la distribuzione nazionale delle posta, non più di quanto sappia come si fabbrica una matita. Ora, senza la fede nella libertà delle persone – nella consapevolezza che milioni di piccoli saperi si uniranno in modo spontaneo e miracoloso per soddisfare questa necessità – l’individuo non può fare a meno di raggiungere la conclusione errata che la posta può essere consegnata solo da parte di un “pianificatore” governativo.

Abbondanza di prove

Se io, la matita, fossi l’unico elemento che può offrire testimonianza di ciò che gli uomini e le donne possono fare quando sono lasciati liberi, allora gli scettici avrebbero motivo di dubitare. Tuttavia, ci sono molte altre testimonianze: ovunque ci sono esempi simili al mio. La consegna della posta è estremamente semplice se paragonata, per esempio, alla realizzazione di un’automobile o di un calcolatore o di un mietitrebbia o di una fresatrice o a decine di migliaia di altre cose. Parliamo di consegna e trasmissione di cose? In questo campo, laddove gli uomini sono stati lasciati liberi di provare, sono riusciti a trasmettere la voce umana in tutto il mondo in meno di un secondo; trasmettono l’immagine in movimento di un accadimento nelle case di tutti nello stesso istante in cui l’evento accade; trasportano 150 passeggeri da Seattle a Baltimora in meno di quattro ore; forniscono gas dal Texas al proprio fornello o a una fornace a New York a prezzi incredibilmente bassi e senza sovvenzioni statali; forniscono due chili di petrolio dal Golfo Persico al nostro bacino orientale – dall’altra parte del mondo – per meno soldi di quanto il governo non si faccia pagare per consegnare una lettera di trenta grammi all’altro lato della strada!

La lezione che voglio insegnare è questa: liberate tutte le energie creative. Limitatevi a organizzare la società per agire in armonia con questa lezione. Lasciate che l’apparato giuridico della società elimini tutti gli ostacoli il meglio possibile. Permettete a queste conoscenze creative di scorrere liberamente. Abbiate fede che uomini e donne liberi risponderanno alla Mano Invisibile. Questa fede sarà confermata. Io, la matita, per quanto semplice, offro il miracolo della mia creazione come testimonianza di questa fede pratica, pratica come il sole, la pioggia, un albero di cedro, la buona terra.

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* Il mio nome ufficiale è “Mongol 482.” I miei molti ingredienti sono assemblati, fabbricati e rifiniti dalla Eberhard Faber Pencil Company.

Perché il capitalismo è meglio del socialismo? Lo spiega Mises con il calcolo economico

Mises

Leggendo certi articoli sulla situazione in Venezuela ho capito che il socialismo è un po’ come il tennista italiano con le spallucce vittimiste di cui parla Nanni Moretti: fallisce sempre per colpa dell’arbitro, del vento, della sfortuna, del net, sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa sua.

La verità è che il socialismo è fallisce per ragioni strutturali, cioè economiche, ragioni che sono state comprese da molto tempo, ma che i socialisti continuano testardamente a ignorare.

In questo articolo mi limiterò a indicare una di queste ragioni, e lo farò nel modo più semplice e schematico possibile. Si tratta del problema del calcolo economico.

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Obamacare e sanità Usa, cosa non va

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La narrazione di una certa stampa di sinistra ci ha raccontato la seguente storia: Trump, “il populista”, è riuscito a vincere prendendo i voti da due categorie di persone: i razzisti del Ku Klux Klan e la classe dei “white trash”, cioè dei bianchi ignoranti e obesi che sono stati lasciati indietro dalla globalizzazione (sono gli stessi che, quando votano per il candidato giusto, vengono chiamati “classe operaia”).

C’è anche un importante non-detto in questa narrazione: è l’idea per cui l’amministrazione precedente, quella di Obama, aveva fatto bene all’America. Con Obama tutto andava bene, anzi benissimo. Gli americani che hanno votato per Trump, lo hanno fatto perché sono disinformati, perché sono stupidi o perché sono razzisti. È un modo molto auto-indulgente, questo, di rappresentarsi le ragioni di una sconfitta. Ed è anche una buona scusa per evitare di esaminare le ragioni più profonde che stanno alla base del successo di Trump.

Premetto che non ho particolari simpatie per il Partito Repubblicano, né per il programma di Trump (non mi piace la sua politica protezionista, ad esempio). Ma Trump non ha vinto solo perché è un populista. ha vinto anche perché, durante la campagna elettorale, ha saputo mettere il dito su alcuni problemi reali del Paese.

Consideriamo, ad esempio, ciò che viene considerato il fiore all’occhiello dell’amministrazione Obama: Obamacare.

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