Io, la matita. Un racconto di Leonard E. Read

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Ho tradotto questo classico apologo di Leonard E. Read, Io, la matita, pubblicato per la prima volta nel dicembre 1958 nella rivista “The Freeman”. È una riflessione molto istruttiva sull’importanza della libertà in un mondo così straordinariamente complesso come quello nel viviamo. Enjoy!

Io sono una matita: la matita ordinaria di legno familiare a tutti i ragazzi e le ragazze e gli adulti che possono leggere e scrivere.*

Scrivere è sia la mia vocazione che il mio lavoro; è tutto ciò che faccio.

Potresti chiederti perché dovrei scrivere una genealogia. Bene, tanto per cominciare, la mia è una storia interessante. E poi, io sono un mistero – più di un albero o di un tramonto o anche di un fulmine. Ma, purtroppo, chi mi usa mi dà per scontata, come se fossi nata per caso e non avessi una storia. Questo atteggiamento sprezzante mi relega al livello delle cose comuni. È uno di quei gravi errori ai quali l’umanità non può sopravvivere a lungo senza pericolo. Perché, come il saggio G. K. Chesterton ha una volta osservato: “Moriamo per la mancanza di meraviglia, non per mancanza di meraviglie.”

Io, la matita, per quanto semplice possa apparire, merito tutta la tua meraviglia e la tua soggezione, come proverò a dimostrare. Infatti, se riuscirai a comprendermi – no, questo è troppo da chiedere a chiunque – se potrai renderti conto del miracolo che io simboleggio, allora potrai salvare quella libertà che l’umanità sta così tristemente perdendo. Ho una lezione profonda da insegnare. E posso insegnare questa lezione meglio di un’automobile, di un aereo o una lavastoviglie perché… beh, perché sono così apparentemente semplice.

Semplice? E tuttavia, non c’è una sola persona sulla faccia del pianeta che sappia come fabbricarmi. Questo sembra incredibile, non è vero? Soprattutto quando si pensa che ogni anno, negli Stati Uniti, ci sono circa un miliardo di oggetti del mio genere che vengono fabbricati.

Prendimi in mano e guardami. Cosa vedi? C’è più di quel che sembra: c’è un po’ di legno, dello smalto, l’etichetta stampata, la grafite, un po’ di metallo e un gommino per cancellare.

Innumerevoli antenati

Proprio come non riesci a risalire molto indietro nel tuo albero genealogico, così è impossibile per me nominare e descrivere tutti i miei antenati. Ma vorrei indicarne abbastanza per impressionarti con la ricchezza e la complessità della mia storia.

Il mio albero genealogico inizia con quello che in origine era un albero, un cedro che cresce nella California settentrionale e nell’Oregon. Ora immagina tutte le seghe, i camion, le funi e le moltissime altre attrezzature impiegate per la raccolta e il caricamento dei tronchi di cedro ai binari della ferrovia. Pensa a tutte le persone e alle innumerevoli competenze che hanno reso possibile la fabbricazione di queste cose: l’estrazione mineraria, la lavorazione dell’acciaio e la sua rifinitura in lame dentate, asce, motori; alla coltivazione della canapa e a tutte le fasi necessarie a trasformarla in corda pesante e robusta; pensa ai grandi accampamenti che si trovano nei boschi, con i loro letti e le mense, dove il cibo viene raccolto e preparato. Perché c’è il lavoro di migliaia di mani sconosciute dietro a ogni tazza di caffè bevuta da un boscaiolo!

Il legname è spedito ad uno stabilimento a San Leandro, in California. Riesci a immaginare le persone che hanno fabbricato i vagoni, le rotaie, i motori ferroviari e che hanno costruito e installano i sistemi di comunicazione a essi collegati? Queste legioni sono tra i miei antenati.

Considera lo stabilimento a San Leandro. I tronchi di cedro vengono tagliati in piccole asticelle lunghe quanto una matita. Queste sono essiccate in forno e poi tinte per lo stessa ragione per cui le signore si imbellettano il volto. La gente preferisce che io sia carina piuttosto che di un bianco pallido. Le asticelle sono cerate e di nuovo essiccate nel forno. Quante abilità sono servite per fare la tinta e le fornaci, per fornire il calore, la luce e l’energia, le cinghie di trasmissione, i motori e tutte le altre cose che uno stabilimento richiede? Gli spazzini dello stabilimento sono tra i miei antenati? Sì, e sono inclusi anche gli uomini che hanno versato il calcestruzzo per la diga a idrogetto della Pacific Gas & Electric Company che fornisce energia allo stabilimento!

Non trascurare neanche di aggiungere ai miei antenati presenti e lontani coloro che hanno dato una mano nel trasporto di sessanta vagoni carichi di asticelle in tutta la nazione.

Una volta nella fabbrica di matite – un edificio da 4 milioni di dollari in macchinari e edifici, tutto capitale accumulato dal risparmio dei miei progenitori – su ogni asticella in legno vengono intagliate otto scanalature da un macchinario complesso, dopo di che un’altra macchina sistema un pezzo di grafite in mezzo alle asticelle, vi applica della colla e ci mette un’altra asticella sopra, formando così una specie di sandwich di grafite. Io e le mie sorelle siamo così meccanicamente scolpite in questo “sandwich di legno”.

La mia mina in sé è complessa. La grafite viene estratta in Sri Lanka. Pensa ai minatori e a coloro che hanno fabbricato i molti strumenti e ai produttori dei sacchi di carta in cui viene spedita la grafite e a coloro che fanno la corda che lega i sacchi e a chi li mette a bordo di navi e a coloro che fanno le navi. Anche il custode del faro lungo la rotta ha assistito alla mia nascita e anche il pilota del rimorchiatore.

La grafite viene mescolata con l’argilla del Mississippi in cui viene utilizzato l’idrossido di ammonio nel processo di raffinazione. Quindi vengono aggiunti agenti inumidenti come il sego solfonato (un grasso animale che viene fatto reagire con acido solforico). Dopo aver attraversato numerose macchine, la miscela appare infine come un lunghissimo filo – come avviene in una macchina per fare salsicce – che viene segmentato, essiccato e cotto per diverse ore a più di 1.000 gradi. Per rendere la grafite più resistente e lucida, i segmenti vengono quindi trattati con una miscela calda che contiene cera di candelilla proveniente dal Messico, paraffina e grassi naturali idrogenati.

Il mio corpo di cedro viene rivestito da sei strati di lacca. Conosci tutti gli ingredienti presenti nella lacca? Chi potrebbe pensare che i coltivatori di chicchi di ricino e i raffinatori di olio di ricino contribuiscano a produrli? Eppure è così: perché anche i processi che danno alla mia lacca quel bel colore giallo coinvolgono le abilità di più persone di quante se ne possano enumerare.

Osserva l’etichetta. Questa è formata da una pellicola che si ottiene applicando a caldo del nero di carbone mescolato con delle resine. Come si fanno le resine e cos’è il nero di carbone?

La mia parte in metallo, la ghiera, è in ottone. Pensa a tutte le persone che estraggono lo zinco e il rame e a coloro che hanno la capacità di ricavare ottone lucido da questi prodotti della natura. Quegli anelli neri che vedi sulla mia ghiera sono di nichel nero. Cos’è il nichel nero e come viene applicato? Ci vorrebbero delle pagine per spiegare per quale ragione al centro della mia ghiera non c’è del nichel nero.

Poi c’è la mia gloriosa corona, chiamata inelegantemente nel commercio “il gommino”, la parte che l’uomo usa per cancellare gli errori che fa con me. È una sostanza chiamata “factice” quello che cancella. Si tratta di un derivato della gomma realizzato facendo reagire l’olio di colza indiano con cloruro di zolfo. La gomma, contrariamente a quanto comunemente si crede, è usata solo come legante. Inoltre ci sono numerosi agenti vulcanizzanti e acceleranti. La pomice viene dall’Italia; e il pigmento che dà al “gommino” il suo colore è il solfuro di cadmio.

Nessuno lo sa

C’è qualcuno, adesso, che vuole contestare la mia asserzione di prima che nessuna persona sulla faccia della terra sa come farmi?

In realtà, milioni di esseri umani hanno contribuito alla mia creazione, ciascuno dei quali conosce solo una minima parte di coloro che hanno dato una mano. Ora tu potresti dire che mi sono spinta troppo oltre nel voler collegare il coltivatore di caffè nel lontano Brasile e un coltivatore di cibo di un’altra parte del mondo alla mia creazione; che questa è una affermazione estrema. Ma io continuerò a sostenere la mia tesi. Non c’è una sola persona tra tutti questi milioni, incluso il presidente della società di matite, che contribuisca con più di un piccolo, infinitesimale, frammento di conoscenza alla mia costruzione. Dal punto di vista della conoscenza, l’unica differenza tra il minatore di grafite dello Sri Lanka e il boscaiolo dell’Oregon è nel tipo di specializzazione posseduta. Non possiamo fare a meno della conoscenza del minatore o di quella del boscaiolo, più di quanto possiamo fare a meno di quella del chimico della fabbrica o dell’operaio che lavora nel giacimento petrolifero – essendo la paraffina un sottoprodotto del petrolio.

Ecco un fatto sorprendente: né l’operaio che lavora nel giacimento petrolifero, né il chimico, né il minatore di grafite o argilla, né chi fa le navi, i treni o i camion, né quello che fa funzionare la macchina che fa la zigrinatura sul mio pezzo di metallo o il presidente della società, nessuno di loro assolve il suo compito perché vuole una matita. Ognuno loro mi vuole meno, forse, di quanto mi voglia un bambino che va in prima elementare. Infatti, tra questa vasta folla, c’è chi non ha mai visto una matita, né saprebbe come usarne una. Non sono io il loro scopo. Magari ognuno di questi milioni vede che può scambiare le sue piccole conoscenze per i beni e servizi di cui ha bisogno o che desidera. E non è detto che io rientri tra questi.

Nessun pianificatore

C’è un fatto ancora più sorprendente: l’assenza di una mente pianificatrice, o di qualcuno che detti o diriga forzatamente queste innumerevoli azioni che mi hanno fatto esistere. Non vi è traccia di una persona del genere. Al contrario, qui troviamo al lavoro la Mano Invisibile. Questo è il mistero a cui accennavo prima.

È stato detto che “solo Dio può creare un albero”. Perché siamo d’accordo con questa affermazione? Non è forse perché ci rendiamo conto che noi stessi non potremmo crearne uno? E, in effetti, possiamo anche solamente descrivere un albero? Non possiamo, se non in modo superficiale. Possiamo dire, ad esempio, che una certa configurazione molecolare si manifesta come un albero. Ma quale mente umana potrebbe mai registrare, per non dire dirigere, i cambiamenti costanti delle molecole che si verificano nel corso della vita di un albero? Un’impresa simile sarebbe assolutamente impensabile!

Io, la matita, sono una complessa combinazione di miracoli: un albero, dello zinco, del rame, della grafite e così via. Ma a questi miracoli che accadono in natura, si aggiunge un miracolo ancora più straordinario: la coordinazione delle energie creative dell’uomo – milioni di piccoli saperi che si coordinano naturalmente e spontaneamente in risposta alla necessità e al desiderio umano e in assenza di una pianificazione! Poiché solo Dio può fare un albero, insisto che solo Dio mi possa fare. L’uomo non può dirigere questi milioni di saperi per farmi venire al mondo più di quanto possa mettere delle molecole insieme per formare un albero.

Questo è ciò che intendevo prima quando dicevo: “Se potrai renderti conto del miracolo che io simboleggio, potrai salvare quella libertà che l’umanità sta così tristemente perdendo.” Perché, se ti rendi conto che questi saperi si coordinano naturalmente, si, automaticamente, in modelli creativi e produttivi in risposta alla necessità e alla domanda umana – cioè in assenza di governo o di qualsiasi altro pianificatore coercitivo – allora avrai compreso un ingrediente assolutamente essenziale per la libertà: la fede nella libertà delle persone. La libertà è impossibile senza questa fede.

Una volta che il governo abbia ottenuto il monopolio di un’attività creativa come, ad esempio, la consegna della posta, la maggioranza degli individui crederà che le lettere non possano essere efficacemente consegnate da uomini che agiscono liberamente. Ed ecco la ragione: ognuno ammette di non sapere quali sono le operazioni che bisogna compiere per consegnare una lettera. Sa anche che nessun altro individuo conosce queste operazioni. Queste assunzioni sono corrette. Nessun individuo possiede abbastanza conoscenze per eseguire la distribuzione nazionale delle posta, non più di quanto sappia come si fabbrica una matita. Ora, senza la fede nella libertà delle persone – nella consapevolezza che milioni di piccoli saperi si uniranno in modo spontaneo e miracoloso per soddisfare questa necessità – l’individuo non può fare a meno di raggiungere la conclusione errata che la posta può essere consegnata solo da parte di un “pianificatore” governativo.

Abbondanza di prove

Se io, la matita, fossi l’unico elemento che può offrire testimonianza di ciò che gli uomini e le donne possono fare quando sono lasciati liberi, allora gli scettici avrebbero motivo di dubitare. Tuttavia, ci sono molte altre testimonianze: ovunque ci sono esempi simili al mio. La consegna della posta è estremamente semplice se paragonata, per esempio, alla realizzazione di un’automobile o di un calcolatore o di un mietitrebbia o di una fresatrice o a decine di migliaia di altre cose. Parliamo di consegna e trasmissione di cose? In questo campo, laddove gli uomini sono stati lasciati liberi di provare, sono riusciti a trasmettere la voce umana in tutto il mondo in meno di un secondo; trasmettono l’immagine in movimento di un accadimento nelle case di tutti nello stesso istante in cui l’evento accade; trasportano 150 passeggeri da Seattle a Baltimora in meno di quattro ore; forniscono gas dal Texas al proprio fornello o a una fornace a New York a prezzi incredibilmente bassi e senza sovvenzioni statali; forniscono due chili di petrolio dal Golfo Persico al nostro bacino orientale – dall’altra parte del mondo – per meno soldi di quanto il governo non si faccia pagare per consegnare una lettera di trenta grammi all’altro lato della strada!

La lezione che voglio insegnare è questa: liberate tutte le energie creative. Limitatevi a organizzare la società per agire in armonia con questa lezione. Lasciate che l’apparato giuridico della società elimini tutti gli ostacoli il meglio possibile. Permettete a queste conoscenze creative di scorrere liberamente. Abbiate fede che uomini e donne liberi risponderanno alla Mano Invisibile. Questa fede sarà confermata. Io, la matita, per quanto semplice, offro il miracolo della mia creazione come testimonianza di questa fede pratica, pratica come il sole, la pioggia, un albero di cedro, la buona terra.

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* Il mio nome ufficiale è “Mongol 482.” I miei molti ingredienti sono assemblati, fabbricati e rifiniti dalla Eberhard Faber Pencil Company.

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Perché il capitalismo è meglio del socialismo? Lo spiega Mises con il calcolo economico

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Leggendo certi articoli sulla situazione in Venezuela ho capito che il socialismo è un po’ come il tennista italiano con le spallucce vittimiste di cui parla Nanni Moretti: fallisce sempre per colpa dell’arbitro, del vento, della sfortuna, del net, sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa sua.

La verità è che il socialismo è fallisce per ragioni strutturali, cioè economiche, ragioni che sono state comprese da molto tempo, ma che i socialisti continuano testardamente a ignorare.

In questo articolo mi limiterò a indicare una di queste ragioni, e lo farò nel modo più semplice e schematico possibile. Si tratta del problema del calcolo economico.

Continua a leggere qui.

Obamacare e sanità Usa, cosa non va

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La narrazione di una certa stampa di sinistra ci ha raccontato la seguente storia: Trump, “il populista”, è riuscito a vincere prendendo i voti da due categorie di persone: i razzisti del Ku Klux Klan e la classe dei “white trash”, cioè dei bianchi ignoranti e obesi che sono stati lasciati indietro dalla globalizzazione (sono gli stessi che, quando votano per il candidato giusto, vengono chiamati “classe operaia”).

C’è anche un importante non-detto in questa narrazione: è l’idea per cui l’amministrazione precedente, quella di Obama, aveva fatto bene all’America. Con Obama tutto andava bene, anzi benissimo. Gli americani che hanno votato per Trump, lo hanno fatto perché sono disinformati, perché sono stupidi o perché sono razzisti. È un modo molto auto-indulgente, questo, di rappresentarsi le ragioni di una sconfitta. Ed è anche una buona scusa per evitare di esaminare le ragioni più profonde che stanno alla base del successo di Trump.

Premetto che non ho particolari simpatie per il Partito Repubblicano, né per il programma di Trump (non mi piace la sua politica protezionista, ad esempio). Ma Trump non ha vinto solo perché è un populista. ha vinto anche perché, durante la campagna elettorale, ha saputo mettere il dito su alcuni problemi reali del Paese.

Consideriamo, ad esempio, ciò che viene considerato il fiore all’occhiello dell’amministrazione Obama: Obamacare.

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Sul reato di apologia del fascismo

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La Legge Scelba (la 645, del 20 giugno 1952) vieta la ricostituzione del partito fascista. Ma come facciamo a capire se il partito fascista è stato ricostituito? Ecco cosa dice la legge:

si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. (art. 1)

Su questo primo, importante, articolo vale la pena di fare due osservazioni.

1) Non è necessario che un’associazione si chiami “fascista” perché venga considerata tale. Può anche chiamarsi “Partito della Fratellanza”. Per essere considerata fascista, un’associazione deve fare una o più tra le seguenti cose:

a) usare la violenza come strumento di lotta politico

b) deve mirare alla soppressione delle libertà costituzionali

c) deve denigrare la democrazia e i valori della Resistenza

d) deve esaltare il fascismo

e) deve compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista

2) L’art. 1 non è rivolto agli individui, ma alle associazioni o ai movimenti. Questo punto è molto importante e va sottolineato, perché si tende a dimenticarlo. Che differenza c’è tra un individuo che esalta il fascismo o che compie manifestazioni di carattere fascista e un movimento politico che fa le stesse cose? C’è la stessa differenza che passa tra il dire e il fare.

Un individuo che, a titolo personale, esalta pubblicamente il fascismo sta esprimendo una sua opinione. Quando a esaltare il fascismo è un movimento politico, le cose cambiano, perché in questo caso le parole sono inserite nel contesto di un’azione politica. Un movimento politico non è paragonabile alla curva di uno stadio che fa un coro fascista, è qualcosa di più: è un gruppo di persone che cerca di ottenere un consenso per legittimare un’azione antidemocratica: è gente che, magari, vuole prendere voti, andare al Parlamento e cambiare le cose, come fece già Hitler.

Tutti ricordano la legge Scelba come la legge che vieta la “ricostituzione del partito fascista”. Ma non è così. Quella legge vieta molto di più. Vieta anche l’apologia individuale del fascismo. Negli articoli 4 e 5, infatti, è scritto:

Chiunque, fuori del caso preveduto dall’art. 1, pubblicamente esalta esponenti, principii, fatti o metodi del fascismo oppure le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a lire 500.000. La pena è aumentata se il fatto è commesso col mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione o di propaganda. La condanna importa la privazione dei diritti indicati nell’art. 28, comma secondo, n. 1, del Codice penale per un periodo di cinque anni. (art. 4)

Chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire cinquantamila. (art. 5)

Dunque, la legge Scelba non solo punisce l’azione fascista, ma anche la mera espressione personale di idee fasciste. Questo vuol dire che, quando l’art. 21 della Costituzione dice:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. (art. 21)

…quello che sta, in realtà, dicendo è: Tutti tranne i fascisti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Ora, a me sembra che in Italia, dal dopoguerra in poi, nessuna delle due restrizioni abbiano avuto molto successo.

La prima restrizione (quella che vieta di ricostituire un movimento fascista o para-fascista) non ha avuto successo, se è vero che ci sono dei movimenti che si dichiarano apertamente fascisti. Eppure, nessuno, mi pare, sta muovendo un dito per mettere quei movimenti fuori legge. Per quale motivo?

La seconda restrizione (quella che vieta di esprimere idee fasciste a titolo individuale) è quella di cui si fa un gran parlare. Ma non può avere successo, a meno che non si voglia mettere in galera le migliaia di persone che ogni giorno, pubblicamente, esprimono idee fasciste. Provate ad ascoltare una puntata a caso della trasmissione radiofonica La Zanzara! Leggete i commenti sparsi in giro per il web! Stiamo parlando di migliaia, se non milioni di commenti a favore del Duce, delle leggi razziali, della dittatura, ecc. Vogliamo seriamente identificare e incarcerare tutte quelle persone?

Oppure, come qualcuno ha detto, vogliamo punirne uno per educarne cento? Ma vi sembra ragionevole che uno Stato serio proceda con una logica di questo tipo? Voglio dire: se una cosa è un reato, allora devi perseguire tutti coloro che commettono quel reato, altrimenti non c’è giustizia. Perché quell’unico che viene punito avrebbe il diritto di chiederci: “Perché proprio io, e non tutti gli altri che fanno la stessa cosa?” La logica del capro espiatorio non si addice a uno Stato di diritto.

Ci sono poi degli altri problemi. Ad esempio: siamo proprio sicuri di voler vietare alla gente di esprimere opinioni fasciste a titolo individuale? L’introduzione del reato di opinione non è, forse, uno dei tratti tipici di un regime fascista? Oppure: se è fascista esprimere opinioni “antidemocratiche” non è forse da fascisti elogiare paesi come la Corea del Nord o la Cuba castrista? Che facciamo? Mettiamo dentro anche loro?

Si dirà: una ragione per restringere la libertà di espressione nel caso del fascismo sta nel fatto che in Italia abbiamo avuto un regime fascista. Dare libero corso a queste idee significa esporsi al rischio che, prima o poi, qualcuno decida di passare all’azione. Questo è senz’altro possibile. Ma anche così, io ci vedo un paio di problemi.

Primo: perché non aspettare che uno passi effettivamente all’azione? Forse perché potrebbe essere troppo tardi? E perché? Non è mica necessario aspettare che avvenga una neo-marcia su Roma per intervenire. Basta impedire alle formazioni neofasciste di formarsi, di partecipare alle elezioni, di candidare rappresentanti politici.

Il secondo problema è questo: se accettiamo la linea per cui un’idea potenzialmente pericolosa andrebbe censurata, allora dobbiamo censurare un sacco di roba. A questo proposito, vorrei citare un fatto che mi ha colpito molto. Quando hanno ucciso Osama Bin Laden, nel suo rifugio hanno trovato un paio di libri di Noam Chomsky. Il Chomsky politico è un critico implacabile dell’Occidente capitalista, è uno che non esita a chiamare “criminale”, “terrorista” il governo americano. Ora, è ragionevole credere che uno come Bin Laden solidarizzasse completamente con le idee espresse in quei libri. Dobbiamo allora impedire a Chomsky di pubblicare perché qualcuno potrebbe trovarvi delle buone ragioni per fare attacchi terroristici in Occidente?

La morale è un fatto esclusivamente umano?

No, e ci sono molti esperimenti che lo dimostrano. Uno in particolare merita di essere menzionato: è il famoso esperimento sull’equità negli scimpanzé, tenuto dagli etologi Sarah F. Brosnan e Frans De Waal. Nell’esperimento, che potete osservare qua sotto, i due primatologi dimostrano che la scimmia cappuccina marrone:

risponde negativamente alla distribuzione ineguale della ricompensa negli scambi con lo sperimentatore umano. Le scimmie hanno rifiutato di partecipare se vedono che un conspecifico ottiene una ricompensa più attraente per lo stesso lavoro, una reazione amplificata se il partner ha ricevuto una simile ricompensa senza alcuno sforzo. Queste reazioni dimostrano un’origine evolutivamente precoce dell’avversione all’iniquità. (Brosnan, De Waal, 2003, p. 297)

Qua sotto potete osservare l’esperimento:

 

Ci sono almeno un paio di implicazioni notevoli di questo studio:

  1. Si dimostra che la morale non è un fatto esclusivamente umano.
  2. Si dimostra che alcune categorie fondamentali della morale (come la nozione di equità, per la quale il simile va trattato da simile) non sono culturali, ma emergono spontaneamente nel processo evolutivo (poco prima che i due etologi pubblicassero il loro studio, un filosofo aveva detto a De Waal che sarebbe stato impossibile trovare il senso dell’equità nei primati, perché la nozione era stata inventata durante la Rivoluzione francese).

Se vi interessa approfondire la questione, Di Frans De Wall potete leggere alcuni libri in italiano, come Il bonobo e l’ateo. In cerca di umanità fra i primati.

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BROSNAN, SARAH F.; DE WAAL, FRANS (2003) “Monkeys reject unequal pay.” In Nature, n. 425, pp. 297-299.

Cos’è una buona teoria?

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Supponiamo di avere due teorie, T1 e T2, che vogliono spiegare lo stesso fenomeno. Come facciamo a stabilire quale delle due è la migliore? Ci diversi parametri. Ne indicherò solo tre, che però sono molto importanti:

  1. Consistenza logica: è il più ovvio di tutti. Una teoria che contiene o che implica delle contraddizioni logiche, dei non sequitur, ecc. sarà molto più debole di una teoria più consistente.
  2. Potere esplicativo: più ampia è la classe dei fenomeni che una teoria riesce a spiegare, migliore sarà. Ad esempio, la teoria aristotelica dei luoghi naturali spiega perché una zolla di terra lanciata per aria ricade al suolo (perché la zolla “vuole” tornare al suo luogo naturale), ma non spiega come mai la Luna, che è pure fatta di terra, non cade giù. La meccanica newtoniana spiega perché questo succede, quindi è una teoria migliore (ovviamente, la relatività generale è una spiegazione ancora migliore di questa).
  3. Economia degli assunti di base: la lezione più importante che possiamo imparare da Darwin è, credo, la seguente: certi schemi (come la struttura ordinata degli organismi viventi) che hanno tutta l’aria di essere il risultato di un piano razionale, sono invece prodotti da un meccanismo cieco, che in nessun modo aveva “in mente” la produzione di tali schemi. La teoria della selezione naturale funziona, in questo senso, come un rasoio di Occam, nel senso che rende superflua l’ipotesi di un disegno divino: possiamo spiegare perché gli animali sono così perfettamente adattati all’ambiente basandoci sulle leggi naturali che già conosciamo, senza dover postulare l’esistenza di un intelligenza divina. In questo senso, la teoria di Darwin è più economica.

Ovviamente questi criteri sono regolativi, non assoluti: è sempre possibile, ad esempio, che una teoria più economica sia falsa, o che una teoria logicamente consistente lo sia.