Fusaro e l’uso finzionale delle parole

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Vi ricordate quando hanno dichiarato l’Indipendenza della Padania? Era il 15 settembre 1996, e Bossi concludeva così il suo discorso dal palco allestito in Riva Sette Martiri, in quel di Venezia:

Noi, popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale indipendente e sovrana. Noi offriamo, gli uni agli altri, a scambievole pegno, le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore.

Mi ricordo che quel giorno ho pensato: “Caspita! Allora adesso ci sarà una guerra civile tra lo Stato italiano e l’autoproclamata Repubblica della Padania!” Credevo che i “popoli della Padania” avrebbero imbracciato le armi e si sarebbero ribellati al tiranno. Ma ero giovane allora, avevo 22 anni, e pensavo ancora che gli italiani credessero nelle cose che dicono.

E invece non è così. Ho scoperto che agli italiani (non tutti, per carità! diciamo una rumorosa parte) piace spararle grosse, e usare espressioni come “Dichiarazione di Indipendenza” per intendere che c’è stata una scampagnata tra amici in una bella località turistica, con tanto di pranzo a base di salsicce e polenta. E infatti nessuno quella volta ha preso sul serio le parole di Bossi. Non lo Stato italiano, che non lo ha arrestato per attività sovversive. Non lo stesso popolo della Lega, che dopo la manifestazione se ne è tornato diligentemente a casa ad attendere ai propri affari. L’intera manifestazione era una messinscena e il discorso di Bossi aveva un valore puramente finzionale.

Siamo fatti così noi italiani. Ci piace dar aria alla bocca e dire che viviamo in uno “Stato di polizia”, in una “dittatura”, e magari lo scriviamo in maiuscolo sui social. Però non è che lo crediamo veramente. Mica siamo scemi! Se pensassimo veramente di vivere in una dittatura, non andremmo di certo a dirlo in giro. Sotto sotto, lo sappiamo che nelle dittature – quelle vere – ti arrestano se dici cose del genere. La nostra è pura fiction.

Ovviamente non importa che le parole corrispondano alle cose in un contesto finzionale, e quindi le usiamo un po’ come capita, a seconda dell’umore. Così, parole come “dittatura”, “fascismo”, “neoliberismo”, “terrorismo” non hanno nessun significato specifico, le usiamo in modo intercambiabile per denotare tutto quello che non ci piace, senza andare troppo per il sottile. Non ti piace una certa legge? Allora chiamala “fascista” o “neoliberista”! Funziona sempre. L’importante è creare una buona fiction, con una robusta dose di dramma.

Se volete un esempio di questo uso finzionale delle parole leggete quello che scrive Diego Fusaro. Leggete, per esempio, il suo recente articolo Terrorismo, qualcosa non torna…, pubblicato sul Fatto Quotidiano il 26/07/2016. L’argomento di Fusaro è che se i terroristi volessero dichiarare guerra all’Occidente, colpirebbero le élites che sono al potere; ma nessuno dei recenti attacchi era rivolto contro le élites, quindi i terroristi non vogliono veramente dichiarare guerra all’Occidente. Ciò che vogliono veramente è colpire la classe operaia, i lavoratori. La loro, insomma, è una guerra di classe. E perché ci sarebbe questa guerra di classe mascherata da terrorismo islamista? Perché, dice Fusaro, la classe oppressa ha iniziato a “sollevarsi”.

Se non ci dicessero un giorno sì e l’altro pure che il terrorismo islamico ha dichiarato guerra all’Occidente si avrebbe quasi l’impressione che si tratti di una guerra di classe – gestita poi da chi? – contro lavoratori, disoccupati, classi disagiate: una lotta di classe tremenda, ordita per tenere a bada i dominati, per tenerli sotto tensione, proprio ora che, mentre stanno perdendo tutto, iniziano a sollevarsi (è il caso della Francia della “loi travail”, uno dei Paesi più colpiti dal terrorismo).

Ora qui non starò a discutere la strana logica di Fusaro (del suo modo di ragionare mi sono già occupato qui e qui), né entrerò nel merito della complicata questione del terrorismo islamista. Tralasciamo tutto e riflettiamo sulla gravità di queste affermazioni. Ciò che Fusaro sta insinuando (perché non lo dice esplicitamente) è che gli attacchi terroristici sono stati orditi dai potenti dell’Occidente per atterrire e soggiogare le classi subalterne. Ci si aspetterebbe che un’accusa così grave fosse supportata da qualche prova, o che Fusaro facesse dei nomi. Chi sarebbero esattamente i veri mandanti delle stragi terroristiche? Curiosamente, però, Fusaro glissa su questo, che è il punto fondamentale della questione.

Voglio dire. Supponiamo che un individuo venga arrestato con l’accusa di omicidio, e che io vada in giro a dire: “In realtà la cosa non è partita da lui. Lui non è altro che un esecutore, un sicario. Il vero responsabile è un ricco milionario che gli ha commissionato l’omicidio.” Credo che, in una circostanza del genere, voi vorreste innanzitutto sapere due cose: 1) il nome di questo ricco milionario e 2) come faccio a sapere che è lui il vero mandante. Perché è questa l’informazione fondamentale, giusto? Eppure Fusaro questa informazione non ce la dà.

Lo so a cosa pensate adesso (o almeno lo credo). Pensate che io stia fraintendendo il ragionamento del Nostro. Lui non voleva dire che i ricchi capitalisti occidentali hanno materialmente ordinato agli attentatori di fare delle stragi, ma che hanno creato le condizioni materiali perché queste stragi avvenissero. Il terrorismo è una reazione a una situazione che è stata creata dall’Occidente capitalista.

Se questa fosse la tesi di Fusaro, la si potrebbe anche discutere. Nessun analista serio nega che l’Occidente abbia una sua parte di responsabilità in quello che sta succedendo, ed ha senso dire che noi abbiamo contribuito a creare le condizioni perché il terrorismo nascesse.

Ma Fusaro non si limita a dire questo. Dice qualcosina di più. E questo “qualcosina” fa tutta la differenza del mondo. Fusaro aggiunge, infatti, che il terrorismo fa gli interessi del capitalismo. Ora, questa affermazione è particolarmente grave, perché non stiamo più dicendo semplicemente che il capitalismo ha creato le condizioni materiali per la nascita del terrorismo islamista (come un fumatore che crea le condizioni perché gli venga un cancro, ma non vuole di per sé il cancro). Ora stiamo dicendo che che i capitalisti occidentali vedono di buon occhio i terroristi perché, dopotutto, fanno il lavoro sporco per loro. Come? Creando una guerra tra poveri, limitando le libertà individuali, creando consenso intorno al modo di produzione capitalista, preparando il terreno a nuove guerre imperialiste.

Anche qui, non entro nello specifico perché il discorso sarebbe troppo lungo, ma faccio notare che l’argomento di Fusaro ha la forma tipica delle migliori teorie del complotto, perché è totalmente infalsificabile. Infatti, le cose che lui elenca, accadrebbero pari pari anche se la sua teoria fosse completamente sbagliata. Voglio dire: se l’Occidente non c’entrasse nulla col terrorismo o se il terrorismo fosse estremamente controproducente per le classi al potere (come di fatto è), ebbene anche in quel caso si innescherebbe una guerra tra poveri. E anche in quel caso assisteremmo a una limitazione delle libertà individuali (o forse Fusaro sarebbe contento se non ci fossero controlli negli aeroporti?). E anche in quel caso si creerebbe maggiore consenso intorno al capitalismo. Infine, anche in quel caso si preparerebbero delle guerre. Ora, se gli stessi fatti supportano egualmente due teorie antagoniste, non hanno un grande valore probante, non trovate?

Ma non basta, perché Fusaro si spinge ancora oltre. Arriva a dire che l’economia di mercato è una forma di terrorismo permanente.

E intanto, a reti unificate, ci fanno credere che il nostro nemico sia l’Islam e non il terrorismo quotidiano permanente dell’economia di mercato.

Qui l’uso finzionale delle parola raggiunge il suo apice. Adesso Fusaro stabilisce addirittura un’equazione secca tra terrorismo e capitalismo. Il capitalismo non è più la condizione materiale del terrorismo, e non è nemmeno più un sistema che si avvantaggia del terrorismo. No, il capitalismo è il terrorismo. Punto. Non c’è nessuna differenza tra gli attacchi alle Torri Gemelle e, chessò, le attività economiche di una multinazionale come Apple o Coca-Cola o Facebook o Nike. Sono la stessa cosa.

Ora io so che là fuori c’è un sacco di gente che darebbe ragione a Fusaro su questo punto. Non proverò a convincerli, perché non credo che sia possibile. Come dicevo all’inizio, a noi italiani piace molto spararle grosse: è molto comodo, ci dà quell’aria di chi la sa più lunga degli altri, ma, soprattutto, ci esonera dalla responsabilità di informarci sul serio su ciò che accade.

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Fusaro defatalizzatore della fuffa

Fusaro

Certe volte mi viene il dubbio che Diego Fusaro creda veramente alle cose che dice. Ad esempio, in questo video, sostiene che per cambiare la realtà politica e sociale attualmente esistente è necessario favorire la rinascita dell’idealismo, l’unica filosofia che, secondo Fusaro, defatalizza l’esistente. Ecco il suo argomento:

Dal punto di vista dell’idealismo, la realtà non è oggettività data a cui noi dobbiamo corrispondere, rispecchiandola conoscitivamente e lasciandola essere così com’è sul piano oggettivo o politico. Questa è la visione della realtà propria dei realismi, a partire almeno, nella modernità, da Cartesio. […] Sei nella verità, per Cartesio, quando rispecchi esattamente il mondo oggettivo così com’è. E poi questa adeguatio rei et intellectus, questo adeguamento della mente alla realtà data, si traduce politicamente nella sopportazione del mondo dato. […] Ora l’idealismo mette in congedo esattamente questa visione del mondo. Per l’idealismo non c’è un mondo oggettivo dato che noi dobbiamo rispecchiare così com’è conoscendolo, e lasciar essere così com’è sul piano socio-politico.

Ascoltandolo dire queste cose mi sono chiesto: ma è possibile che dica sul serio? Crede veramente che questo sia un argomento valido? O forse sarà tutto uno scherzo? Ma che c’entra il realismo filosofico con la sopportazione del mondo dato? Il realismo filosofico afferma semplicemente che la realtà esiste indipendentemente dall’uomo, dal suo pensiero, dai suoi schemi concettuali. Il realismo filosofico è la tesi per cui, ad esempio, l’universo, la terra, i dinosauri esistevano da ben prima che l’uomo facesse la sua comparsa (a differenza di Gentile & Co.). Il realismo filosofico afferma che la conoscenza (nei limiti in cui è possibile) è conoscenza della realtà, cioè di quella cosa che c’è là fuori, e non di pensieri o di parole.

Ora dal fatto che la realtà esista indipendentemente da noi, non segue affatto che non possa essere modificata. Proprio no. Ma cosa vuol dire Fusaro? che, per esempio, se io credo che una montagna esiste indipendentemente da me, allora non la posso traforare per farci un tunnel? Oppure sta attribuendo al realista la tesi demenziale che il capitalismo non è stato creato dall’uomo, e quindi non è modificabile? No, fatemi capire.

L’infallibile sillogismo fusariano

Il primo ottobre del 2015, alle 16:01, dal suo profilo Facebook, il filosofo Diego Fusaro ha scritto questo breve, significativo, testo:

Il razzismo, fase suprema del positivismo. Che lo sappiano oppure no, tutti coloro i quali credono alle sciocchezze sulle razze sono, in ultimo, adepti del positivismo, ossia della peggiore filosofia esistente. Un idealista non può essere razzista. Pensare che intelligenza e spirito dipendano dalla pelle o dalla struttura fisica equivale a sostenere che ‘lo spirito è un osso’, come dice Hegel nella ‘Fenomenologia dello Spirito’. E con questo è chiuso il discorso sul razzismo. Ciò detto, si può ragionare serenamente sull’immigrazione e su come oggi essa sia un’arma dei dominanti nella lotta di classe: il capitale finge di voler integrare e accogliere, in realtà vede nei migranti ciò che il vampiro vede nel sangue. Vuole nuovi schiavi a basso costo, senza coscienza di classe, disposti a fare tutto per prezzi stracciati.

L’importanza di questa riflessione (829 caratteri di insuperata lucidità) sta nel fatto che Fusaro ci offre un criterio infallibile per l’identificazione dei positivisti. Avete un amico con delle idee filosofiche che sospettate appartenere alla setta positivista? Per capirlo basta fare questo semplice test: chiedetegli che cosa pensa degli immigrati. Se la risposta è che sono esseri inferiori che devono essere ridotti in schiavitù o roba del genere, allora potete star certi che il vostro amico legge Comte. Oppure che è un positivista a sua insaputa.

Questo test è talmente affidabile che vi consente di identificare anche i positivisti più insospettabili. Io l’ho applicato su Fichte e mi ha dato risultato positivo. In un breve scritto del 1793 intitolato Contributi per rettificare i giudizi del pubblico sulla rivoluzione francese, Fichte riflette sulla possibilità di conferire i diritti civili agli ebrei, e scrive:

Per quanto riguarda il conferimento agli ebrei dei diritti civili, non vedo altro rimedio se non che bisognerebbe tagliar loro la testa e in una notte sostituirla con un’altra che non contenesse una sola idea ebraica.

Ma lo sapete chi è il più grande positivista a sua insaputa? Niente meno che Georg Wilhelm Friedrich Hegel (ho scritto il nome per esteso per creare un po’ di suspense nel lettore). Ecco che cosa diceva a lezione:

Per tutto il tempo in cui ci è stato dato di osservare l’uomo africano, lo vediamo nell’età della selvatichezza e della barbarie, e ancora attualmente egli è restato tale. Il Negro rappresenta l’uomo naturale in tutta la sua barbarie e la sua assenza di disciplina. Per comprenderlo, dobbiamo abbandonare del tutto il nostro modo di vedere europeo. Non dobbiamo pensare né a un dio spirituale né a una legge morale; dobbiamo astrarre da ogni spirito di rispetto e moralità, da tutto ciò che si chiama sentimento, se vogliamo afferrare la sua natura… La loro condizione non è suscettibile di alcuno sviluppo, di alcuna educazione. Come li vediamo oggi, tali sono sempre stati… [l’Africa] propriamente non ha storia. (Lezioni sulla filosofia della storia)

A questo punto non ci resta che applicare l’infallibile sillogismo fusariano:

(1) Un idealista non può essere razzista

(2) ma gli idealisti sono razzisti, quindi

(3) gli idealisti non possono essere idealisti

Parafrasando Fusaro potremmo dire: e con questo è chiuso il discorso sull’idealismo.