Ferraris e l’esperimento del cervello etico

Ferraris

Con questo esperimento mentale, Maurizio Ferraris pensa di poter dimostrare che non è possibile immaginare un comportamento morale in un mondo senza fatti e senza oggetti indipendenti dalla mente. Immaginiamo un cervello immerso in una vasca e stimolato elettricamente in modo che abbia l’impressione di vivere in un mondo reale, dove si presentano delle situazioni che richiedono delle prese di posizione morali. “Si può davvero sostenere che in quelle circostanze ci siano degli atti morali?” Secondo Ferraris no, perché in quel caso avremmo a che fare tutt’al più con intenzioni che non hanno prodotto alcun effetto nel mondo reale.

Non si possono processare le intenzioni: comminare una pena detentiva a un cervello che ha pensato – anzi, al quale nella fattispecie è stato fatto pensare – di rubare, non è meno ingiusto […] che santificare un cervello che ha pensato di compiere azioni sante. Questo esperimento dimostra semplicemente che il solo pensiero non è sufficiente perché ci sia la morale, e che questa incomincia nel momento in cui c’è un mondo esterno che ci provoca e ci consente di compiere delle azioni, e non semplicemente di immaginarle. (Manifesto del nuovo realismo)

A questo punto vale la pena di avanzare alcune considerazioni critiche:

  1. Innanzitutto, se al cervello “è stato fatto pensare” di rubare, allora non si può dire che la sua decisione fosse frutto di una libera scelta. Se non c’è libero arbitrio, non c’è etica indipendentemente dal fatto che la realtà esista o meno.
  2. Anche immaginando di correggere l’esperimento di Ferraris e di lasciare al cervello la libertà di decidere, la sua conclusione non è scontata. Chi ha detto, infatti, che le pure intenzioni non contano? Ci sono molti filosofi (Kant per esempio) per i quali il valore morale di un atto si stabilisce a partire dalle intenzioni di colui che lo compie, indipendentemente dalle conseguenze che ne derivano. Se un medico uccide un paziente con l’intenzione di salvargli la vita, egli compie un’azione moralmente buona, perché buona era la sua intenzione. Allo stesso modo, se Dio dovesse giudicare il cervello nella vasca da bagno, lo farebbe guardando alle azioni che egli ha immaginato di compiere.
  3. Quando Ferraris afferma che non si manda in galera un individuo per le sue intenzioni dimostra di confondere tra norma morale e norma giuridica. Il diritto non si occupa (se non in misura molto ridotta) delle intenzioni, ma delle azioni e delle loro conseguenze. Nessuno manda in galera un individuo per le sue intenzioni omicide; questo, però, non significa che non si possa esprimere un giudizio etico sulle sue intenzioni. Se Tizio esprimesse pubblicamente la sua simpatia per gli stermini di massa, nessuno lo metterebbe in galera, ma questo non vuol dire che egli non sia una persona moralmente spregevole.
  4. Se vogliamo veramente immaginare un mondo privo di realtà materiale, l’esempio del cervello nella vasca non è molto adatto, perché, come minimo, presuppone l’esistenza oggettiva di un cervello, di un liquido e di una vasca che li contiene entrambi. Ma se facciamo sparire tutto ciò che è materiale, allora rimangono solo i pensieri, e in un mondo del genere i pensieri non sono miraggi di cose inesistenti, ma sono le cose stesse. Quindi ci sono anche azioni morali, esattamente come nel mondo materiale.
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Ferraris e l’esperimento della ciabatta

Ferraris
Nel suo Manifesto del nuovo realismo, Maurizio Ferraris propone un esperimento mentale, che chiama “l’esperimento della ciabatta”, con il quale crede di dimostrare che la realtà non dipende dai nostri schemi concettuali. L’ipotesi che l’esperimento dovrebbe testare è la seguente: se il mondo non è che l’insieme dei nostri schemi concettuali, allora due soggetti dotati di diversi schemi concettuali devono necessariamente abitare mondi diversi e reciprocamente incomunicabili.

Se così stanno le cose, osserva Ferraris, non si spiega come mai se io chiedo a qualcuno di passarmi la ciabatta che è sul tappeto, questo lo fa senza problemi. Non è questa una prova del fatto che abitiamo lo stesso mondo?

Ciabatta

 

Si potrebbe obiettare che ciò accade perché due esseri umani non sono poi così diversi come si potrebbe pensare. Dopotutto fanno parte entrambi della specie homo sapiens sapiens e, come tali, condividono gli stessi schemi concettuali.
Se però chiedo a un cane opportunamente addestrato di portarmi la ciabatta, anche lui lo fa senza problemi, nonostante il fatto che il mio cervello sia molto diverso da quello di un cane. La ciabatta esiste, dunque, anche per lui.

Se si obiettasse che anche il cervello di un cane non è poi così dissimile dal nostro, dovremmo considerare il fatto che anche per un verme (con il quale non posso comunicare) la ciabatta esiste. Qualora, infatti, il verme si trovasse vicino alla ciabatta, dovrebbe decidere se girarci intorno o se passarci sopra.

La ciabatta, poi, esiste anche per l’edera, che pure non possiede né cervello né capacità cognitive. Scrive Ferraris:

L’edera o aggirerà la ciabatta, oppure ci salirà sopra, non troppo diversamente da come farebbe un uomo di fronte a un oggetto di taglia più grande.

Il punto è che l’edera fa tutto questo senza servirsi di schemi concettuali.

Infine, se scagliamo contro la nostra ciabatta un’altra ciabatta, anche quest’ultima si comporterà come se la nostra ciabatta esistesse. Insomma, la realtà possiede un carattere di inemendabilità, di resistenza rispetto a cui i nostri schemi concettuali non possono nulla.

Con questo argomento, Ferraris è riuscito nell’ardua impresa di produrre un argomento a difesa del realismo ancora peggiore di quello con cui Bruno Latour difendeva l’antirealismo (secondo Latour, Ramsete II non poteva essere morto di tubercolosi perché i bacilli responsabili di questo male furono scoperti solo nel 1882). A scanso di equivoci, vorrei che fosse chiaro che io sono uno strenuo difensore del realismo (più precisamente, sostengo una forma di materialismo biologico). Ma la sciatteria con cui Ferraris liquida l’antirealismo è sconcertante.

 

Vediamo, infatti, come un antirealista potrebbe replicare a questo esperimento. Supponiamo che l’antirealista sia un idealista. Questi potrebbe semplicemente replicare a Ferraris: “e chi te l’ha detto che la fuori ci sono altri individui, o cani, o vermi, o piante, o ciabatte?”

Fine della storia!