La filosofia non è retorica

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L’Apologia di Socrate si apre con queste parole:

Io non so quale sia, o cittadini ateniesi, l’impressione che avete provato nel sentire i miei accusatori. Infatti, per poco anch’io non mi dimenticavo di me stesso, così convincente era il modo in cui parlavano. Eppure di vero, per dirla in breve, non hanno detto proprio nulla. […] Invece da me voi udrete tutta quanta la verità. Però, per Zeus, o cittadini ateniesi, voi non ascolterete da me discorsi ornati con belle frasi e con belle parole, come quelli di costoro e neanche ben ordinati. Udrete, invece, cose dette un po’ a caso con le parole che mi capitano. Infatti, sono convinto che sia giusto quanto affermo. E nessuno di voi si attenda altro da me.

Platone, Apologia di Socrate, 17 A – C

Queste parole dovrebbero far parte del codice deontologico di ogni filosofo degno di questo nome. Il compito del filosofo non è quello di persuadere il proprio interlocutore con argomenti retorici, ma è quello di sforzarsi di dire la verità. Nel farlo, deve cercare di essere il più chiaro ed elementare possibile. Se alla fine l’interlocutore sarà persuaso, tanto meglio, altrimenti, pazienza!

Le parole di Socrate dovrebbero anche servire da monito per coloro che sono chiamati a esprimere un giudizio sulle opinioni degli altri. Quando ascoltate un discorso, non fatevi distrarre dai suoi aspetti retorici: poco importa se l’oratore parla con enfasi, se scandisce bene le parole, se fa pause ad effetto, se riesce a coinvolgere emotivamente l’uditorio, se appare sicuro di sé, o se usa un linguaggio solenne. Tutte queste cose possono aiutare a mantenere viva l’attenzione dell’uditorio, ma non dimostrano che abbia ragione.

L’unica cosa che dovete chiedervi invece è questa: se la conclusione del suo ragionamento segue dalle premesse, e se le premesse sono vere o, per lo meno, plausibili. Sono, in altre parole, gli aspetti logici, e non quelli retorici, che conferiscono valore a un discorso. Su questo punto mi permetto di rimandarvi a una cosa che ho scritto qualche tempo fa.

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La condanna, ovvero l’apologo della logica astratta

tribunale

Si narra che un giorno un giudice condannasse un imputato sulla base della seguente sentenza: “Avendo questa corte appurato che l’imputato conosceva la vittima in oggetto, e avendo altresì appurato che l’imputato non ha un alibi, dal momento che non si ricorda dove si trovava al momento dell’omicidio, la corte dichiara l’imputato colpevole dell’omicidio ascrittogli, e lo condanna alla pena di anni trenta di reclusione.”

L’imputato protestò: “Ma, vostro onore, io sono innocente!”

Una guardia gli disse che doveva stare zitto, ma il giudice la fermò. Poi chiese all’uomo: “Come potrebbe essere innocente? Mi dica, non ha forse dichiarato di conoscere la vittima?”

“Sì”, rispose l’imputato.

“E non abbiamo forse dimostrato in questo dibattimento che lei non ha un alibi per l’omicidio?”

“Anche questo è vero.”

“E allora io ne concludo che lei è l’omicida.”

“Ma, vostro onore, la vostra conclusione non segue affatto dalle premesse! C’è un problema di logica.”

Il giudice sorrise: “Questo sarà vero, forse, per chi segue la logica occidentale. Ma io non seguo la logica occidentale.”

“E che logica segue, mi scusi?”

“Vede, la logica occidentale è una logica astratta. Io seguo la logica del concreto.”

“E sarebbe?”

“Troppo lungo da spiegare. Lei ha letto Hegel?”

“Beh, no.”

“Ecco allora, usi il tempo che avrà a sua disposizione per leggere le sue opere. Ne trarrà un gran giovamento. Soprattutto capirà che la realtà della sua condanna è qualcosa di razionale. Adesso portatelo via!”

Le guardie portarono via l’imputato. Non ci è dato sapere se poi abbia seguito il consiglio del giudice.

Piccola introduzione all’argomentare filosofico

Logic Spock

Una parte importante del lavoro di un filosofo consiste nell’esame critico delle opinioni comuni allo scopo di stabilire se abbiano una qualche giustificazione valida. Ma cosa significa questo? In questo articolo scenderemo nella sala macchine della filosofia per vedere quali sono gli ingranaggi e i meccanismi interni che la fanno funzionare.

Il cacciatore di errori

Considerate i seguenti mini-dialoghi:

A – Io credo in Dio.

B – Per quale motivo?

A – Perché la Bibbia dice che esiste.

B – E come fai a sapere che la Bibbia dice la verità?

A – Perché è stata scritta sotto ispirazione divina.

 

A – Esco un attimo a fumare una sigaretta.

B – Non dovresti fumare! Lo sai che provoca il cancro.

A – Senti chi parla! Anche tu hai fumato per anni.

 

A – La medicina cinese è efficace.

B – E come lo sai?

A – Altrimenti non sarebbe stata praticata per secoli.

Questi scambi hanno una cosa in comune: tutti contengono una fallacia, ovvero un errore logico che ne compromette la validità. Se vogliamo raffinare le nostre abilità critiche, dobbiamo anzitutto imparare a riconoscere questi errori allo scopo di evitarli.

Come valutare un argomento: spolpare e soppesare

Le fallacie sono cattivi argomenti. Ma che cos’è un argomento? Un argomento è un insieme di enunciati che vengono usati per giustificare una tesi. Gli enunciati a supporto della tesi sono detti premesse (o argomenti), mentre la tesi supportata è detta conclusione (o tesi). Ad esempio, nell’argomento:

(1) Tutti i leoni sono felini.

(2) Simba è un leone.

(3) Simba è un felino.

(1) e (2) sono le premesse e (3) è la conclusione.

Nei discorsi che la gente fa non è sempre facile individuare l’ossatura argomentativa, anche perché questa è spesso nascosta e mescolata a parti di discorso che argomentative non sono. La prima cosa che un filosofo deve imparare a fare è, quindi, “spolpare” il discorso. Facciamo una prova.

Nella pagina italiana di Yahoo Answers l’utente Cioccolatino chiede aiuto per un saggio sulla pena di morte che deve scrivere a scuola, ed ecco la risposta di Miky:

favorevole

per chi uccide come rosa e olindo, erica e omar, i vari mussulmani che hanno sgozzato le figlie perchè non erano sottomesse a loro padri e padroni……..
se ci fosse la pena di morte uno squilibrato magari ci pensa due volte prima di uccidere!!!

invece qui da noi non abbiamo neppure la certezza della pena!!! è uno schifo!

cmq è dimostrato che negli stati americani che applicano la pena di morte ci sn meno omicidi rispetto agli stati che non la applicano.

e poi non è vero che scontare l’ergastolo è peggiore della morte: passare tutta la vita è noioso (e poi noi dobbiamo mantenerli, per non parlare di tutti i privilegi assurdi che danno alle famiglie dei detenuti, è uno schifo), ma passare magari 1 anno in cella sapendo che ti uccideranno è peggio: l’ansia, l’angoscia dell’ignoto e infine l’atto della pena sono molto peggio di 20 anni di galera!!!

pena ideale per gli assassini i mafiosi e i terroristi!!!1

Se vogliamo esaminare criticamente la risposta di Miky, per prima cosa dobbiamo estrarre la struttura argomentativa del testo, eliminando tutto ciò che non supporta la tesi che lui vuole sostenere. Ecco come fare.

Per prima cosa ho suddiviso il testo in varie sezioni, commentandolo.

favorevole per chi uccide come rosa e olindo, erica e omar, i vari mussulmani che hanno sgozzato le figlie perchè non erano sottomesse a loro padri e padroni……..

È la tesi o conclusione che l’autore vuole sostenere. Nella struttura argomentativa questa parte andrà messa alla fine. Da notare che viene anche introdotta una sorta di restrizione alla pena: non tutti gli omicidi vanno puniti con la morte, ma solo quelli particolarmente efferati e crudeli (come nel caso di Rosa e Olindo, la coppia che è stata condannata per la strage di Erba). Questa restrizione viene ulteriormente chiarita nell’ultima frase del testo: “pena ideale per gli assassini i mafiosi e i terroristi!!!”

se ci fosse la pena di morte uno squilibrato magari ci pensa due volte prima di uccidere!!!

Qui abbiamo il primo argomento: la pena di morte è un ottimo deterrente perché serve a scoraggiare i potenziali omicidi dal compiere i loro misfatti.

invece qui da noi non abbiamo neppure la certezza della pena!!! è uno schifo!

Il fatto che in Italia non vi sia la certezza della pena non è un argomento in favore dell’introduzione della pena di morte. Questa parte è irrilevante per i nostri scopi, per cui la ignoreremo.

cmq è dimostrato che negli stati americani che applicano la pena di morte ci sn meno omicidi rispetto agli stati che non la applicano.

Qui l’autore vuole rinforzare l’argomento della deterrenza. Il problema è che non cita alcuna fonte autorevole a sostegno della sua affermazione, per cui questa parte non aggiunge nulla di rilevante a quanto aveva già detto. La ignoreremo.

e poi non è vero che scontare l’ergastolo è peggiore della morte: […] passare magari 1 anno in cella sapendo che ti uccideranno è peggio: l’ansia, l’angoscia dell’ignoto e infine l’atto della pena sono molto peggio di 20 anni di galera!!!”

Questo è il secondo argomento. Il ragionamento dell’autore sembra essere questo: crimini orrendi come quelli di Rosa e Olindo o come quelli di chi sgozza le proprie figlie richiedono una punizione adeguata, cioè equiparabile al misfatto. La morte è una pena equiparabile perché costringe i condannati a vivere in uno stato di ansia e di angoscia per l’ignoto.

passare tutta la vita è noioso (e poi noi dobbiamo mantenerli, per non parlare di tutti i privilegi assurdi che danno alle famiglie dei detenuti, è uno schifo)

L’autore presenta tre ulteriori argomenti:

1. Passare tutta la vita in carcere è noioso.

2. Non è giusto che la comunità si faccia carico delle spese di mantenimento di questi criminali.

3. Non è giusto che vengano accordati dei privilegi ai loro familiari.

Proviamo adesso a organizzare l’argomento di Miky in modo schematico:

(1) La pena di morte è un deterrente che serve a scoraggiare i potenziali omicidi dal compiere i loro misfatti.

(2) La morte è l’unica pena equiparabile all’omicidio perché costringe i condannati a vivere in uno stato di ansia e di angoscia per l’ignoto.

(3) Passare tutta la vita in carcere è noioso.

(4) Non è giusto che la comunità si faccia carico delle spese di mantenimento di questi criminali.

(5) Non è giusto che vengano accordati dei privilegi ai loro familiari.

(6) Pertanto, lo Stato dovrebbe introdurre la pena di morte.

Ora che abbiamo spolpato il testo possiamo passare alla seconda fase: “soppesarlo”. Soppesare, qui, significa stabilire se le premesse giustificano o meno la conclusione. Per fare questo è necessario tener conto di due criteri:

1. La verità delle premesse.

2. La coerenza tra premesse e conclusione.

Consideriamo questi criteri separatamente, cominciando dalla verità. Se le premesse sono il fondamento di una tesi, allora dobbiamo chiederci: sono vere le premesse, oppure no? È ovvio che un argomento basato su premesse false non potrà mai essere valido.

Nel caso che stiamo esaminando dobbiamo chiederci: è proprio vero che la morte è un deterrente? Qualcuno potrebbe obiettare che non è affatto ovvio che lo sia. Per poterlo dire con certezza dovremmo quanto meno portare degli studi al riguardo.

Veniamo al secondo punto: la coerenza. Perché un argomento sia valido non è sufficiente che le premesse siano tutte vere. Bisogna anche che supportino la conclusione, cioè bisogna che siano collegate logicamente alla conclusione in modo tale che, se sono vere le premesse, è vera anche la conclusione.

Considerate la premessa (3) del nostro argomento. Essa dice: “Passare tutta la vita in carcere è noioso.” Molto probabilmente è vero, ma il punto è: in che modo questa premessa giustifica la pena di morte? Vedete qualche nesso tra le due cose? Io no. Se ho ragione, allora dobbiamo dire che l’argomento (3), benché certamente vero, è irrilevante.

Considerate adesso la premessa (1): “La pena di morte è un deterrente ecc.” e supponiamo che sia vera. In che modo questa premessa giustifica la pena di morte? L’autore del testo potrebbe forse difendere l’argomento con queste parole: “Una società giusta ha il dovere di combattere il crimine con ogni mezzo. Se la pena di morte riesce a far diminuire il numero degli omicidi, allora è moralmente giustificabile.”

Qualcuno però potrebbe non essere d’accordo con questo modo di pensare, e ribattere in questo modo: “È vero che la pena di morte potrebbe far diminuire il numero degli omicidi, ma uccidere è intrinsecamente sbagliato, anche se viene fatto per una giusta causa come riparare a un omicidio.”

Presentando questa obiezione non voglio affermare che l’argomento della deterrenza sia falso. Voglio solo sottolineare il fatto che uno potrebbe accettarlo senza tuttavia sentirsi obbligato ad accettarne anche la conclusione.

Verità e coerenza

Ad ogni modo è importante saper distinguere la verità dalla coerenza. Ricordate questo: un argomento può essere logicamente corretto anche se formato da enunciati falsi, come in questo caso:

(1) Tutti gli eschimesi fanno Zumba.

(2) Io sono eschimese.

(3) Quindi io faccio Zumba.

Questo argomento è un puro delirio. Ogni singolo enunciato che lo forma argomento è falso. Eppure, da un punto di vista logico, è perfettamente valido. In che senso? Nel senso che, se le premesse fossero vere, anche la conclusione sarebbe vera.

Ma è possibile anche il caso inverso? Sì: un argomento può essere formato da enunciati veri senza però essere logicamente corretto. Se io dico:

(1) Tutti i leoni sono felini.

(2) Tutti i felini sono animali.

(3) Quindi Socrate è un filosofo.

Ho un accozzaglia di enunciati veri, ma senza nessuna coerenza logica.

La morale della storia è questa: il filosofo deve preoccuparsi sia della verità che della coerenza degli argomenti. Un argomento è buono quando le premesse sono vere e quando la conclusione segue dalle premesse.

1 “Pena di morte: argomenti a favore e argomenti contro?” Yahoo Answers: https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20101128044614AAKpKkt